HomeCulturaQuella ‘’Comunità’’ concreta voluta da Adriano Olivetti per La Martella

Quella ‘’Comunità’’ concreta voluta da Adriano Olivetti per La Martella

Un termine , quello di ‘’Comunità’’ della storia e della tradizione di impegno sociale, politico e culturale di Adriano Olivetti che continua a destare attenzione soprattutto oggi con le derive sovraniste, che mostrano allergia e insofferenza fino a ignorarle I valori del diritto o di Costituzioni, come quella italiana nata dalla Resistenza e dai sacrificio di un Popolo per libertà, pace e lavoro. La Settimana olivettiana a Matera e al borgo La Martella, esperienza identitaria dell’imprenditore piemontese e di quel variegato gruppo di studio composto da intellettuali, sociologi, progettisti, urbanisti , rappresenta una esperienza che ha fatto scuola e continua ad essere d’esempio per ‘’ritrovare’’ il bandolo della Matassa di un ‘’laboratorio’’ sul campo smarrito dal BelPaese. Mimmo Calbi, presidente dell’Associazione Adriano Olivetti di Matera, che insieme a quella degli Amici del borgo ha organizzato la Settimana, ricostruisce con interessanti riflessione la storia del Movimento di Comunità che sarà trattato mercoledì 13 maggio alle 19.00 presso il Teatro Ludovico Quaroni dal professor Giuseppe Iglieri, con la presentazione di un suo libro dedicato all’argomento.

L’incontro con il prof. Giuseppe Iglieri
Mercoledì alle 18:30, nel teatro de La Martella, è in programma un incontro con il prof. G. Iglieri, autore di Storia del movimento Comunità (Edizioni di Comunità, 2019). Il volume ripercorre la nascita e lo sviluppo del Movimento Comunità, richiamando più volte anche l’esperienza materana e lucana.
Non è un caso: il gruppo che nel 1954 diede vita al periodico «Basilicata» aveva già stabilito dal 1949 un legame ideale con il movimento olivettiano, valorizzandone la componente meridionalista diffusa soprattutto dalle riviste «Urbanistica» e «Comunità», promosse e dirette da Adriano Olivetti.
Un passaggio decisivo risale al marzo del 1946, quando l’acquisto del giornale «Comunità» segnò per molti giovani meridionali l’incontro con una proposta culturale e politica alternativa, capace di invitare a “veder nuovo e veder chiaro”.
Cuore teorico di quel progetto è L’Ordine politico delle comunità, elaborato da Olivetti durante l’esilio in Svizzera tra la fine del fascismo e la guerra civile italiana. Il testo propone un ordinamento statale di impronta federalista e diventerà la base delle successive iniziative del Movimento Comunità. Al centro c’è l’idea di una “Comunità concreta”, intesa come spazio di ricostruzione di legami reali e non artificiali, dove persona, Stato, lavoro e cultura possano ritrovare un equilibrio.
Per Olivetti la comunità doveva essere “ottima”: né troppo grande né troppo piccola, a misura d’uomo. Un’idea che si opponeva a metropoli sovraffollate, fabbriche gigantesche, Stati accentrati e partiti di massa, e che oggi appare ancora attuale nell’epoca dei rapporti sociali sempre più fragili.
Il gruppo materano fu colpito anche dallo scritto Per le comunità rurali del Mezzogiorno e dai progetti che Olivetti si apprestava a sostenere, come l’INU e l’UNRRA-CASAS. Quelle linee favorirono l’arrivo di studiosi e la realizzazione di ricerche e piani che segnarono la cultura politica del Mezzogiorno negli anni Cinquanta. Secondo Geno Pampaloni, in quegli anni Olivetti compì un passaggio decisivo: dall’utopia alle riforme, avvicinandosi alla tradizione democratica del dibattito meridionalista. In Basilicata gli interlocutori principali furono giovani provenienti dal Partito d’Azione, come leonardo Sacco.

Trasformare le strutture statali
Nel numero 2-3 di «Basilicata», dedicato al rinnovo delle amministrazioni comunali e provinciali, il Movimento Comunitario materano affrontò il nodo dell’autonomia locale. Il giornale denunciava come l’autonomia degli enti fosse ostacolata dal partito di maggioranza e ridotta a slogan polemico dall’estrema sinistra: in Italia restava un obiettivo di minoranze.
Da qui l’accusa ai grandi partiti di massa, capaci di trasformare le elezioni amministrative in una prova di forza tra apparati, interessi e paure, lasciando ai margini i veri problemi delle comunità. «Basilicata» rivendicava invece un lavoro di base per la democrazia e per gli interessi generali del Paese, sostenendo minoranze democratiche e autonomiste.

Secondo questa impostazione, la democratizzazione doveva partire dal basso: dalla consapevolezza dei cittadini e dalla costruzione di nuovi metodi e strutture politiche. In questa prospettiva nacquero i Centri Comunitari di Matera e Potenza, che contribuirono a diffondere l’influenza del movimento in tutta la regione.
Riccardo Musatti descrisse i Centri Comunitari come luoghi in cui “la vita del paese converge spontaneamente”, riconoscendoli come palestra e fucina di una democrazia concreta. In una conferenza al Centro Comunità di Matera, Musatti riprese il pensiero di Dorso, Fortunato e Gramsci e sottolineò l’importanza della collaborazione tecnologica internazionale, citando studi anglosassoni su urbanistica, piani regionali e assistenza sociale. Tra gli esempi indicò lo studio sulla Comunità di Matera, condotto sotto gli auspici dell’INU e dell’UNRRA-CASAS, considerato la prima grande indagine complessiva su una comunità del Sud.
Alla vigilia delle elezioni amministrative, la Giunta Regionale Lucana del Movimento Comunità tracciò un bilancio severo delle amministrazioni locali, giudicate prive di orientamento autonomista, di programmi concreti e di competenze tecniche adeguate. Veniva inoltre criticata la mancanza di un rapporto costante con i cittadini, elemento essenziale di una democrazia reale.
Per questo la Giunta ritenne insufficiente la sola critica ai partiti tradizionali e decise di intervenire direttamente nella competizione elettorale, con l’obiettivo di sostenere un rinnovamento politico e istituzionale. L’idea era creare istituzioni capaci di armonizzare esigenze e vocazioni diverse, favorendo la convergenza delle forze della sinistra democratica e degli indipendenti contro lo schieramento compatto dei grandi partiti.

Mimmo Calbi

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