A leggere storia, liriche della principessa Isabella di Aragona in quell’italiano aulico ‘500 , che ai lettori di oggi può sembrare approssimativo ma carico di parole e costrutti latini, vengono in mente le tante sofferenze, da destino crudele che si abbatte su donne forti ma che nulla possono contro l’accanirsi di eventi, incontri che paiono essere risolutivi illuminati di luce regale e di prosperità, ma che devono pagare il conto degli strani equilibri della storia. E nell’ accorato lirico ”Lamiento” di Donna Sabella tirato fuori e analizzato con citazioni, ricostruzioni storiche di respiro meridionale, dal ”maestro” e compositore Pietro Andrisani emerge l’intensità alla fine quasi compassionevole per la regale Isabella, sfortunata e sventurata ”Sabella sbentorata” che fu padrona di 33 castelli nella Puglia Bella e nella Basilicata e non Lucania che era ed è altra cosa sul piano territoriale e culturale. Lo strambotto sintetizza quella vita, che incuriosisce, e porta a considerare in epoche e storie diverse quella di un’altra donna dallo stesso nome. Quella della poetessa Isabella Morra da Favale, oggi Valsinni, che ebbe di regale solo gli scritti e tanto amore recluso per sempre in una rocca. Anche lei ”Sabella sbentorata”.

L’accorato lirico lamiento di

DONNA SABELLA

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(strambotto)

Nun me chiammate cchiù Donna Sabella
Chiammàteme Sabella sbentorata.
Patrona ‘i era ‘e trentatrè castella
La Puglia bella e la Basilicata

Pietro Andrisani

Durante i secoli XIX e XX questo canto è stato oggetto di discusse indagini da parte di eccellenti studiosi della materia i quali, malgrado i loro sforzi intellettuali non sono riusciti ad identificare con convinzione l’identità della Sabella sbentorata. Vittorio Imbriani la riconosce in Isabella d’Aragona (Napoli, 1470-Bari, 1524), moglie di Galeazzo Sforza e madre di Bona (1493-1553), regina di Polonia e Signora di Bari; il D’Ancona e il Croce la ravvisano in Isabella di Lorena, moglie di Renato d’Angiò, lasciata a Napoli (1442) dal marito in ostaggio di Alfonso I d’Aragona; Ulisse Prota Giurleo in Isabella Villamarina, figlia di Bernardo, conte di Capaccio la quale finì i suoi giorni afflitta per non aver potuto dare un erede a suo marito, Ferrante Sanseverino, principe di Salerno, morto esule in Francia (Avignone, 1568).

Poiché gli stilemi della melodia e dei quattro endecasillabi superstiti del lamentoso canto sono più vicini al lessicale dei primi decenni del XVI secolo sarebbe logico identificare la sbentorata patrona nella regina Isabella del Balzo, consorte di re Federico d’Aragona. Isabella del Balzo fu regina di Napoli, principessa di Altamura, duchessa di Andria, contessa di Montescaglioso, di Copertino, signora [e Madre] dei Ferrandino (sic), titolare di tantissimi feudi in Puglia e Basilicata, quindi di trentatrè castella di queste regioni. Proprietà che non possiedono in Puglia e in Basilicata Isabella di Lorena, Isabella Villamarina, né Isabella Sforza d’Aragona.
Dopo la perdita del Regno la crudele separazione dai figli Ferrandino, duca di Calabria, dell’Infante Alfonso e la morte del consorte (settembre 1504) esule in Francia, ella finì in miseria, costretta a svendere al nemico Luigi XII e al cardinale Giorgio I d’Amboise, cospicui documenti di Stato; visse i suoi giorni a Ferrara, ospite di quei duchi.
Isabella del Balzo nasce a Minervino Murge, il 24 giugno del 1468, da Pirro, 5° conte di Montescaglioso, 1° principe di Altamura e da Maria Donata del Balzo Orsini, duchessa di Venosa.
Fu l’unica sopravvissuta ad un parto trigemellare.
La chiamarono Isabella, nome della regina, consorte di Ferrante d’Aragona scomparsa tre anni prima (30 marzo).
Fu sorella minore di Isotta, Antonia e Federico.
Isotta aveva sposato il Gran Siniscalco Pietro Guevara, marchese del Vasto; Antonia Gian Francesco Gonzaga, signore di Sabbioneta; Federico, conte di Acerra, (‘77) Costanza d’Avalos.
Le sventure cominciarono a colpirla appena nata: la bimba Isabella trovò difficoltà a nutrirsi poiché essa aveva la boccuzza troppo piccola mentre i capezzoli della madre erano assai grandi. Pirro, suo padre dovette mobilitare alcune persone di fiducia per cercare una nutrice atta ad alimentarla.

Presagi di malasorte

Nascette questa nobile fantina
Che tutti membri ben formati havea
Ma la boccuzza sua sì piccolina
Che popigno de zizza nollone capea.
Donna nissuna fusse ‘lla vicina
Lactar per alcun modo la possea
Et spremere bisognava intro la bocca
Lo lacte da le zizze a gotta a gotta.
(R. Pacienza, Balizino, L.I°, 233-240)

Le sventure si acuirono nel 1483 con la morte di Federico, suo amatissimo fratello.
Nel medesimo anno la quindicenne Isabella viene promessa sposa al principe Francesco d’Aragona, terzogenito di re Ferdinando. Francesco, allora, soggiornava in Ungheria, presso suo cognato, Mattia Corvino.
Il matrimonio non avvenne perché il 26 ottobre del 1486, poco dopo il suo ritorno a Napoli, il principe morì. Aveva 25 anni.
L’anno prima era morta sua madre, Maria Donata del Balzo Orsini, duchessa di Venosa.
Il 4 luglio dell’87, suo padre, unitamente a suo zio Anghilberto e suo cugino Giampaolo, per aver partecipato alla nota congiura dei baroni, vengono incatenati e rinchiusi nelle carceri di Castel Nuovo. Qualche anno dopo, la notte di Natale, saranno strangolati e gettati in mare.
Nel novembre del medesimo anno Isabella si trovava a Montepeloso quando ebbe la visita di don Diego Vela che, per conto di re Ferdinando, le chiedeva la mano per suo figlio Federico, vedovo di Anna di Savoia.
Il matrimonio venne celebrato ad Andria il 28 novembre dello stesso anno.
Nove mesi dopo nacque Ferrandino, cui seguirono Giulia (‘92) Isabella (‘96), Alfonso (‘99) e Cesare (1501)

Dopo una brevissima luna di miele Federico torna a Napoli per difenderla dal ribelle Antonello Sanseverino e, successivamente, dall’arrivo minaccioso dei Francesi, guidati da Carlo VIII.
Per motivi di sicurezza, Isabella peregrinerà per vari castelli di Puglia; vedrà suo marito due volte: nel ’91 e nel ’95, nella Salento. Isabella poté ritornare a Napoli solo dopo dieci anni, nell’ottobre 1497.
Ma nella Capitale non trova Federico perché impegnato a fronteggiare, nel salernitano, l’esercito del già nominato Antonello Sanseverino.

Il 16 febbraio del 1498, finalmente il re poté fare ritorno a Napoli e rivedere la moglie e i figlioli Ferrandino, Giulia e Isabella.
Seguirono due anni di relativa pace, il tempo per poter mettere al mondo altri due figli: Alfonso (‘99) e Cesare (1501).
Intanto il cugino di Federico, Ferdinando il Cattolico e il Cristianissimo Luigi XII, con l’avallo di papa Alessandro VI, l’11 novembre del 1501, a Granada, firmano, in segreto, un patto per prendersi il Regno di Napoli e spartirselo: al primo andrebbe Puglia, Lucania e Calabria: al Francese la Campania e l’Abruzzo.
Dopo la perdita del Regno la crudele separazione dai figli (Ferrandino, duca di Calabria e l’Infante Alfonso) e la morte (settembre 1504) del consorte, esule in Francia, ella finì in miseria, costretta a svendere al nemico Luigi XII e al cardinale Giorgio I d’Amboise, cospicui documenti di Stato: preziosi codici aragonesi oggi custoditi, in parte, nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Dopo la morte di Federico ella tornò in Italia.


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Isabella_Del_Balzo e Federico_D’Aragona
scultura lignea attr. ad Altobello Persio, Ferrandina, Santa Marie della Croce

Venne ospitata prima a Sabbioneta, da sua sorella Antonia, poi a Ferrara, da suo nipote Alfonso d’Este, vedovo di Lucrezia Borgia.
Ad Isabella e figli il duca Alfonso assegnò un mantenimento di sopravvivenza albergandola nel palazzo del marchese Gavassini.
In quella dimora, il 22 maggio 1533, concluderà la sua dolorosa esistenza terrena Isabella, ultima delle tre regine dei Del Balzo di Montescaglioso e con lei il ramo più importante per ricchezze e prestigio politico della famiglia del Balzo del regno di Napoli.

Il susseguirsi di disgrazie personali e familiari della vita di Isabella
ha determinato l’attribuzione a lei, come anche al marito Federico d’Aragona, di una sorta di primato nelle sventure.

Baldassar Castiglione, (1478-1529) ne Il Cortegiano (1524), dieci anni prima della dipartita per le valli celesti della regina Isabella scriveva di lei: […] quanti omini conoscete voi al mondo, che avessero tollerato gli acerbi colpi della fortuna così moderatamente, come ha fatto Isabella di Napoli? La quale, dopo la perdita del regno lo esilio e morte del re Federico, suo marito e di duo figlioli e la pregionia del Duca di Calabria suo primogenito, pur ancor si dimostra esser regina e di tal modo supporta i calamitosi incomodi della misera povertà, che ad ognuno fa fede che, ancor che ella abbia mutato fortuna, non ha mutato condizione di regina.

Gaetano CAPORALE (Acerra, 1815.1899) in Memorie storiche diplomatiche della città di Acerra, 1886, pg. 396: riferendosi all’ingordigia di Ferrante d’Aragona, unitamente a suo figlio Alfonso che con l’inganno (promettendo loro l’indulto) convince i congiurati a costituirsi per poi strangolarli confiscando le loro proprietà; nel medesimo tempo accusa Isabella che, sposando Federico, ha beneficiato delle proprietà alienate a suo padre e di altri beni di famiglia a svantaggio delle sorelle maggiori, Isotta e Antonia.
Forse la maledizione dei baroni della nota Congiura aveva colpito la casa d’Aragona aggravandosi sul capo di Isabella e Federico, ultimi regnanti della stirpe e della dominazione dei monarchi di quella Casa.

Maledizione espressa con veritiera immagine nella tragedia di Leonardo Antonio Forleo (1794 – 1859)

“FERRANTE D’ARAGONA”
atto V°, scena II^

quando Francesco Coppola, conte di Sarno, arrestato a tradimento, carico di catene, accanto al boia aragonese che sta per sgozzarlo, squartarlo e gettarlo nel Megàride, apostrofa re Ferrante, vaticinando:

Questa che credi
Edificar col fallo casa eterna,
A un soffio crollerà. Veder già parmi
Il passeggiero errar sulle ruine
Della casa di Sarno e dir: qui stette
Grande e fiorente; E poi, guatar tua reggia
Vuota, solinga, abbandonata e dire:
Qui fu la casa d’Aragona.
§§§§
) La regina Isabella era sorella di sua nonna paterna, Sancia di Chiaromonte, moglie di Francesco del Balzo, 4° duca di Andria e 5° conte di Montescaglioso.
) Questa casata Del Balzo ha inizio nel 1308, quando Beltrando sposa Beatrice d’Angiò, tredicesima figlia di Carlo il Zoppo e viene in possesso della contea di Montescaglioso. “uxor comitis Novelli”

Se Carlo Primo amava de bon core
Questo Bertrando, molto più lo amava
Carlo Secundo, e a demostrarli amore
E farlo gran mäistro ognor pensava;
e benché fusse in Franza gran signore,
de conservarselo appresso desiava,
fecel conte de Andri e Montescaglioso,
gran iusticier del Regno valoroso.
(Rogieri de Pacienza, Balzino, lib.1,vv 45-52)