Quando si va indietro con la memoria e quella di Matera è ricca di fatti e personaggi, che l’hanno descritta con dedizione e passione,non possono che venire fuori apprezzamenti, testimonianze, ricordi di pagine che ritornano. Come quella riaperta per l’avvocato Francesco Paolo Crapulli, l’avuchet Crapill, che tanti ricordano con affetto https://giornalemio.it/cultura/da-matera-a-cascais-la-storia-reale-dellavvocato-crapulli/ . Ci sarebbe da scrivere di aneddoti, situazioni legate al suo impegno per Casa Savoia, con le missioni a Cascais per incontrare re Umberto II o a Napoli, a Roma per eventi celebrativi della Monarchia o per i tanti materani e ginosini che hanno lavorato al Lido Savoia. Tanti segni di gratitudine che hanno commosso all’insegna del ‘’ Io, noi dell’avvocato Crapulli abbiamo un buon ricordo, per quanto ha fatto per noi’’. Riportiamo di seguito quello dell’avvocato Francesco Paolo Di Caro, già sindaco di Matera nel 1980, che ricorda -in una nota inviata al figlio Gianni, dopo aver letto il servizio su giornalemio.it – il giovane marinaio Crapulli nelle file della ‘’Gioventù Marinara’’ e in prima fila, nelle centurie, con in labaro dell’armata di mare. E non potevano non esserci ricordi dell’attività professionale con le intense arringhe nell’aula del Tribunale, che imponevano una pausa per bere un sorso d’acqua.

“Caro Gianni,
sono testimone di “vita vissuta” della storia di tuo padre, di cui ho seguito le vicende sin da molto prima della costituzione del Partito Monarchico Italiano, ossia sin dal 1936-37, quand’ero appena un ragazzino di 6-7 anni: io ero “balilla” e tuo padre “giovane marinaio”, cioè appartenente alla “Gioventù Marinara” espressione della Marina Militare. Lo ricordo con la lussuosa divisa blù, cinturone bianco e lo spadino al fianco sinistro, i pantaloni stretti e lunghi inseriti nelle ghette bianche alla caviglia: nelle grandi adunate fasciste egli apriva i cortei delle “centurie” reggendo il coloratissimo labaro della “Gioventù Marinara” con paso cadenzato dai battiti del “gruppo dei tamburini”. E poi ho vissuto tutta la storia del “Lido Savoia” perché, come sai, io avevo già costruito la villa sul lungomare. E sai pure che l’ho frequentato come cliente rendendomi conto che, in effetti, la faticosa e sacrificatissima gestone familiare era inadeguata alle potenzialità di quella che era una grande azienda.

La lettura del “servizio” di tuo fratello Nino – che saluto – su “Giornale mio” è stato per me un “tuffo” nella vita vissuta nei 10 anni circa del 1936 in poi.
La vicenda del “Lido Savoia” è stata l’unica senza buon esito. Per tutto il resto tuo padre è stato un protagonista di grande successo in tutte le attività svolte, anche in campo professionale di avvocato. Ricordo per tutte la grande vittoria nei due giudizi dinanzi al TAR e al Consiglio di Stato nella causa contro il dirimpettaio costruttore edile Belgrano; e ricordo, in campo penale, le arringhe virulenti declamate con la toga scostata sulle spalle, spostandosi di lato lungo il tavolo della difesa rivolto verso il pubblico presente in aula (all’epoca si usava assistere ai processi) si appassionava calorosamente, fermandosi ogni tanto per bere un sorso d’acqua dal bicchiere posato con la brocca sull’apposito vassoio al centro del tavolo.
Ti saluto
Francesco Di Caro”