Aveva sognato una fuga rocambolesca dal ”campo 65” sulla Murgia, tra Altamura e Gravina, per raggiungere Brindisi e da lì, in aereo, con un commilitone pilota in volo verso la Svizzera. Ma il soldato inglese Ralph e il suo compagno di fuga furono acciuffati a Noci e riportati indietro, in attesa che l’armistizio cambiasse le sorti della guerra verso la libertà. E così fu. Ma la storia di Ralph Corps e quella di altri, di provenienza inglese, restano nella memoria di quanti se ne sono ricordati e ancora oggi l’hanno raccontata in un documentario pluridecorato di Gianfranco Pannone o da quello tutto altamurano degli studenti del Liceo ginnasio ” Cagnazzi”. Una settimana di iniziative davvero interessante che l’associazione ” Campo 65” ha portato avanti con impegno e con una azione di stimolo verso le istituzioni e l’intero territorio murgiano da Gravina ad Altamura, da Santeramo a Matera che celebra gli eventi dell’insurrezione del 21 settembre 1943 contro le truppe naziste e ricorda i 26 morti civili e militari di quella giornata. La pagina di ” Campo 65”, naturalmente, resta aperta tutto l’anno e continua con l’obiettivo di farne un monumento nazionale e di un luogo di elaborazione di percorsi e progetti di libertà. Di pari passo è la proposta, da concretizzare, per Matera ”Città della Libertà” avanzata dal presidente dell’Anpi della provincia di Matera Angelo Tataranno. Unire gli sforzi per coinvolgere le giovani generazioni su un programma ampio di difesa della memoria. Proviamoci facendo rete…

COSA FU IL CAMPO 65
iL Campo 65, un’area di proprietà del Comune di Altamura, estesa complessivamente una trentina di ettari, lungo la strada statale 96 per Gravina in Puglia, dove sorgeva la più grande struttura di prigionia in Italia nel corso del secondo conflitto mondiale. All’epoca era costituito da una ottantina di baracche e altri manufatti, dei quali sopravvivono una dozzina di edifici in rovina. Il campo tra il 1942 e il 1943 ospitò almeno 9.000 soldati del Commonwealth britannico (con il turn over furono 3-4 volte tanto), catturati dalle forze dell’Asse sul fronte bellico del Nord-Africa e portati nel nostro Paese. Poi, dall’8 settembre fino al termine del conflitto, diventò centro di addestramento di partigiani per la liberazione della Jugoslavia. Nel periodo post bellico fino ai primi anni sessanta accolse i profughi italiani provenienti dall’Istria, dalla Dalmazia, dalla Venezia Giulia e dalle ex colonie.