La fotografia in bianco e nero ha un suo fascino, per quella capacità di catturare insieme sentimenti, paesaggi e persone che con uno sguardo e tra contrasti di luce ti raccontano la loro storia millenaria. E così è per la gente del Veneto e del Polesine, immortalata dal veneto Edoardo Terren- di Mira (Venezia)- che nella terra battuta dalle calamità e poi dall’abbandono e dall’emigrazione ha saputo tirare fuori uno spaccato interessante e vero delle genti del BelPaese. A confermarlo la mostra ospitata nel doppio percorso allestita presso l’ex Ospedale San Rocco, tra il piano superiore e inferiore, preceduta nei giorni scorsi dalla presentazione coordinata dal collega Pasquale Doria, che ha ricordato il lavoro fatto 60 anni fa, o giù di lì, dalla spedizione antropologica di Ernesto De Martino. E se abbiamo un archivio, e non solo fotografico, della memoria di Basilicata lo dobbiamo a quanti – con i mezzi e le oggettive difficoltà di movimentazione dell’epoca- vissero e fotografarono usi e costumi delle genti dei nostri paesi. Parlano per loro gli scatti, come ha fatto Terren con la mostra fotografica ” Testimonianza di vita e lavoro del territorio veneto” in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata”. La foto più bella? Tutte… Ma ci hanno colpito i volti e le abitazioni di gente legata al proprio fogolar,tra pentole, cani, gatti, usci cadenti, l’abbandono con non poca tristezza di negozi e di fabbriche che pullulavano di avventori e dell’opra di operai e artigiani, senza dimenticare il duro e silenzioso lavoro dei pescatori, i ponti di barche, i mastodontici ”Dodge’ dell’Us Army in riga davanti a un opificio ,le curiosità  affisse al muro come l’Almanacco meteo…vicentino del 1883” , la scritta nel forno di un panettiere ” Non bestemmiare. Se credi o non credi” a testimonianza del veneto ”bianco e cattolico” fino al vociare dei ragazzi in scooter che partono verso un’altra vita. Per ogni foto una riflessione, un ricordo per un’Italia che non c’è più e con un pensiero ” La virtù della memoria” di Giacomo Papi : ”… La memoria è decoro, custodire il passato, trascinarlo con sè, e tramandarlo per gli altri. è l’unica capacità che fa di un uomo l’Uomo”. Un motivo in più per visitare la mostra, che sarà aperta fino al 9 settembre tutti igorni dalle 10 alle 13 e dalle 16,30 alle 21.00. Ingresso libero