Per ora la balena Giuliana è in secca, in attesa di rimettere insieme i tanti puzzle del suo megascheletro…ma prima o poi, e magari in un ambiente immersivo, all’interno del Museo nazionale di Matera negli spazi del vecchio archeologico ”Domenico Ridola”, farà sognare i visitatori. A cominciare dai piccoli che di storie sulle balene ne conoscono tante (da Pinocchio a Moby Dick) agli studiosi che hanno di fronte il più grande cetaceo finora rinvenuto ai tanti curiosi. Ma occorre avere pazienza e lavorare con scrupolosità, dopo che finalmente sono state riaperte quelle 19 casse conservate al Museo ”Domenico Ridola, che dal 2011 custodivano i resti fossili rinvenuti nel 2006 sulle rive della riserva di San Guliano.

Sarà una relazione sullo stato di conservazione dei fossili a stabilire tempi, modalità, tempi e costi del restauro e della valorizzazione della Balena ” Giuliana”, rinvenuti nel 2006 sulle sponde della Riserva di San Giuliano ( Matera). Lo si è appreso oggi a Matera nel corso di una conferenza, svoltasi in Municipio, per fare il punto sul quanto emerso dalla riapertura delle casse custodite dal 2011 presso il Museo nazionale di Matera. Del grande cetaceo del Pleistocene, che aveva una lunghezza di 26 metri e pesava oltre 130 tonnellate, sono rimasti e in buono stato di conservazione alcune vertebre, scapola, omero, radio, ulna e la bolla timpanica che si trovava presso l’Università di Pisa per motivi di studio. L’impegno di Comune, Istituto Centrale del Restauro, Dipartimento Scienze della terra dell’Università di Pisa, Museo Nazionale e Soprintendenza è finalizzato a restaurare e a valorizzare il grande cetaceo, il cui recupero richiederà tempi lunghi. Il restauro, con ditta e risorse non ancora stimate da individuare, sarà effettuato in un cantiere -laboratorio all’interno del Museo che potrà essere visionato in corso d’opera dai visitatori.

E tanti sono stati gli spunti emersi nel corso della conferenza stampa svoltasi in Municipio, dagli interventi di del sindaco, Domenico Bennardi, dell’assessora alla Cultura, Tiziana D’Oppido e dagli esperti del mondo accademico, museale e ministeriale : il Soprintendente archeologico della Basilicata, Francesco Canestrini, la direttrice del Museo Nazionale di Matera, Annamaria Mauro, il paleontologo del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, Giovanni Bianucci, e il direttore della sede di Matera dell’Istituto centrale per il restauro, Giorgio Sobrà. Spunti e percorsi che, con un impegno comune, porteranno a raggiungere gradualmente gli obiettivi prefissati.
Attendiamo, a breve, i risultati dello studio di conservazione e anche quello che verrà fuori sul materiale di recupero del fondale sulla quale giaceva la balena che aveva una grande mole. La curiosità di vedere all’opera i restauratori all’opera è tanta, come abbiamo visto di recente su Rai 3 ”Leonardo” per il restauro in corso a Trieste del Triceratopo ”Big John”.

Per Matera, il territorio e la comunità scientifica sarebbe un ulteriore contributo di conoscenza e di promozione turistica. Servirà reperire risorse e mettere a punto un progetto più ampio di valorizzazione, che dalla sponde della riserva di San Giuliano arrivi al Museo con le dimensione del reale e del virtuale da mettere insieme. Anche il ”3D” made in Matera, quando partirà la Casa delle Tecnologie, potrebbe tornare utile per conoscere in quale ambiente nuotava milioni di anni fa la balena, prima di finire nella fossa bradanica sulle rive dell’oasi dove è stata rinvenuta 15 anni fa. Ma non si esclude, che si possa candidare ”Giuliana” a bene tutelato dall’Unesco perchè patrimonio dell’Umanità. Un passo alla volta e con uno sforzo comune, come abbiamo avuto modo di ribadire e di riportare in precedenti servizi con quanti (da Gianfranco Lionetti a Francesco Fiore) negli anni hanno contribuito a tenere viva l’attenzione su scoperte che legano la storia della fossa bradanica e della Murgia. Dalla balena alla cava dei dinosauri all’uomo di Altamura. C’è materiale per lavorare alla valorizzazione della memoria stratificata di un comprensorio, che non finisce mai di stupire. Puo’ essere una opportunità di crescita.