Chissà che non sia la volta buona. Potrebbe esserci un ‘’Mecenate’’ come ha auspicato l’imprenditore e consigliere regionale Nicola Benedetto, che ha invitato la variegata proprietà ad avere una ‘’sola voce’’ in modo da facilitare l’arrivo o il coinvolgimento di quanti possono essere interessati al rilancio del vecchio Teatro Duni o si dovrà attendere un partenariato pubblico privato che passi per il ‘’project financing’’, ma facendo attenzione alle verifiche della Corte dei Conti, come ha ricordato il sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri.

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Si gioca su questi due percorsi il futuro del 65enne teatro Duni, realizzato dall’architetto materano Ettore Stella, e alle prese con una situazione gestionale difficile e con una condizione di degrado che ha incassato in meno di una settimana- a causa del mancato funzionamento del riscaldamento- due punti negativi da parte del pubblico e degli artisti ( il concerto di Ami Stewart con l’orchestra Ico della Magna Grecia e l’annullamento dell’esordio della ‘’Filumena Marturano’ di Talia teatro’’.

 

La proposta di Nicola Benedetto, avanzata nel giorno del suo onomastico San Nicola, un imprenditore concreto innamorato di Matera dove ha realizzato il luxury Palazzo Gattini e sta realizzando una cittadella dell’arte bianca nell’ex Mulino Alvino, avrebbe il merito di abbattere notevolmente i tempi per la riqualificazione mancano appena tre anni al 2019. Benedetto, estremamente concreto, potrebbe chiudere una trattativa per acquisire quote pari al 19 per cento e tra queste quella della famiglia del regista Antonio Andrisani. Discorso avviato e con buone prospettive di concludere.

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Quella del coinvolgimento della mano pubblica avrebbe tempi incerti e risorse da attivare. Ma c’è un progetto di riqualificazione presentato dall’architetto Luigi Acito nel corsa di una serata con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, di casa a Matera e in Basilicata, sul quale lavorare. Punta per la prima volta sul restauro di un edificio moderno e di pregio architettonico, legato alla riqualificazione dello spazio scenico con la introduzione dell’automazione per rendere versatili gi spazi, il rifacimento degli arredi e la cura del suono: dal golfo mistico alle pareti alla cura delle poltroncine. Interventi sono previsti sui servizi , al vestibolo da trasformare in galleria urbana, nella ripresa del giardino d’inverno da impiegare anche per concerti all’aperto, per il riutilizzo funzionale degli spazi tecnici e sul risparmio energetico con la installazione di 300 metri quadrati su un versante del tetto che produrrebbero 50 kvh di energia… Sarebbero una manna dal cielo per abbattere i costi della bolletta energetica e per evitare soluzioni mediocri e per nulla funzionale come quelle adottate nel corso della serata per tentare di riscaldare gli ambienti con delle mini stufe radianti, tra gli spifferi immutati degli ingressi laterali…. Lasciamo perdere.

Acito ha fatto un ottimo lavoro, perfettibile quando si dovrà scendere nei dettagli del progetto esecutivo e sulla spesa per l’investimento. Il tecnico, che da sempre si è espresso per recuperare i teatro Duni, ha espresso contrarietà alla ipotesi di un teatro tenda e ha proposto di realizzare proprio nel vecchio tempio delle arti sceniche cittadini l’evento di Capodanno con musicisti locali. Sarebbe il ‘’ La’’ per lavorare da subito al progetto e per completarlo prima del 2019. Gli facciamo gli auguri.

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Tutti, comunque, hanno sostenuto la necessità di riqualificare il Duni da Vittorio Sgarbi, autore di un pregevole lavoro espositivo all’Expo e poi editoriale ‘’ I tesori d’Italia’’ con tante opere sulla Basilicata, al sindaco Raffaele De Ruggieri all’assessore all’urbanistica e ai Sassi Cangelli, dall’architetto e viceministro agli interni Filippo Bubbico all’assessore regionale all’Agricoltura Luca Braia, dall’imprenditore e consigliere regionale Nicola Benedetto a Giovanni Carnovale uno dei proprietari del Duni che si è attivato per la progettazione e per una serata di taglio ‘’culturale’’ che ha contribuito – con l’apporto del giornalista Carlo Vulpio- ha porre i riflettori sul futuro del Teatro Duni.

Il sipario è rimasto aperto. Adesso occorre recitare sul serio, ma senza perdere tempo. Mecenati, proprietari del Duni e componente pubblica recitino fino in fondo la propria parte. Baste con gli spifferi di freddo… Vogliamo vedere l’alacrità e il sudore, che genera calore ed entusiasmo, del cantiere di riqualificazione. Il progetto c’è e i soldi si trovano, ma facendo le cose per bene.