lunedì, 6 Febbraio , 2023
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Open day, la logica di mercato applicata alla scuola impazza

Siamo nel pieno, anzi in drittura di arrivo, della concorrenza spietata di mercato oramai applicata da anni anche alla scuola. E’ la corsa agli open day, con maxi cartelloni stradali a sottolinearli ai distratti. Con ogni istituto impegnato allo spasimo per mettere in vetrina la propria “offerta formativa” di fronte ai potenziali acquirenti, ovvero genitori e ragazze/ragazzi che devono scegliere dove iscriversi. Ed ecco presidi, pardon dirigenti scolastici, il cui ruolo e funzione è stato trasformato negli anni e il cui scopo principale -come si addice ad ogni struttura inserita nella logica aziendalistica- diventa quello di battere la concorrenza ed aumentare gli iscritti al proprio istituto. Con docenti trasformati a loro volta in venditori di un “prodotto” edulcorato con canti e balletti, esulando completamente dal proprio ruolo. Molti vivono con sofferenza questa deriva, altri con assuefazione e chi con convinzione. Ma questa concorrenza ha senso? Non dovrebbero, specie nella scuola dell’obbligo, tutti gli istituti garantire agli allievi la stessa qualità dell’apprendimento? Che senso ha sprecare tante risorse ed energie a farsi concorrenza su un terreno che dovrebbe essere comune a tutti? Che c’entra il marketing con la scuola, con l’educare? Non ha la scuola, come obiettivo primario quello dell’insegnamento di contenuti, metodi, tecniche e regole per formare le nuove generazioni? Non è di per se stesso diseducativo questo arrampicarsi sugli specchi per apparire più belli e sfavillanti degli altri? Sono ovviamente domande retoriche in una società oramai profondamente immersa nella ideologia liberista e votata al dio mercato che tutto regola. Ma ci ostiniamo a pensare che il degrado oramai sotto gli occhi di tutti obblighi ad una riflessione su quanto la scuola sia oramai “distratta” dai suoi obiettivi principali. E che per quanto riguarda le iscrizioni alla secondaria superiore, basterebbe per genitori e figli, un serio parere dei docenti uscenti sulle predisposizioni riscontrate nei singoli discenti ed un serio ed oggettivo orientamento alle materie curriculari degli istituti superiori. Tutta roba che già si faceva senza l’enfasi mercantilista odierna.

Il tema ci consente di rimestare anche un’altra delle piaghe della “moderna” involuzione scolastica, ovvero il “progettificio“, figlia di una serie di riforme partorite negli anni sempre nel medesimo brodo di coltura liberista di cui prima. Insomma, è sicuramente utile ed opportuno inserire tra le pieghe dell’ordinario svolgimento dei programmi di insegnamento dei singoli docenti qualche progetto di arricchimento. Ma, come sempre, sono gli eccessi, quelli che minano anche le migliori intenzioni. Ed ora siamo al, tra i docenti, chi non fa un progetto uno sfigato è…. Con le scuole che ne sfornano in quantità abnormi, spesso con il primario scopo di utilizzare i soldi destinati a tale scopo, indipendentemente dalla bontà delle loro finalità educative, considerato che spesso costringono a mettere da parte  le discipline di studio. Ed ecco che torniamo ai soldi come valore primario, sempre lì. Certo essi dovrebbero essere assegnati in quantità stipendiali maggiori ai docenti che giornalmente lavorano sodo nelle aule e non per costringere parte di essi a fabbricare progetti per ottenere maggiori emolumenti. E qui sovviene il regista premio oscar Paolo Sorrentino che in un monologo, interpretando se stesso, recita “Nella scuola si può trovare il sentimento più orrendo dell’essere umano: l’entusiasmo immotivato“. Siamo a questo?

 

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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