Colori, geometrie, sensibilità e tanta voglia di vivere la vita intensamente mettendo in luce- e per un artista è fondamentale- l’armonia di forme che incrociano i cinque sensi tradizionali e quelli che vengono fuori cogliendo l’attimo. Reminiscenze del divino Quinto Orazio Flacco , di Lorenzo de Medici detto ”Il Magnifico” e di un giovane del nostro tempo , Stefano Siggillino, che ha vissuto tra Matera e Milano, ereditando tenacia e creatività di famiglia…nel solco di una doppia ”S” – le sue iniziali- che lo hanno portato a essere tutt’uno con Serafino. Un personaggio in festa (dimenticate la goliardica canzone del pastore Serafino interpretato da Adriano Celentano, inventore negli anni Sessanta di una ‘comune’ familiare e musicale ribattezzata Clan…) che ha attraversato il Novecento passando nella verve pittorica dello spagnolo Joan Mirò e del francese Henri Matisse e, forzando la realtà, anche dello statunitense Andy Warhol. Ma Stefano Siggillino ci mette tanto di suo, come ricorda nella nota di presentazione il critico Edoardo Delle Donne, con quella freschezza espressiva che tinge di colori e forme in movimento il teatro o teatrino della vita. E gratta gratta ci troverete il Serafino o la Serafina che vi passa accanto, disegnati con innocenza, semplicità e originalità da Stefano. La vernice della mostra è per giovedì 16 al circolo La Scaletta Old di via Lucana. Per vederla, su appuntamento, c’è tempo fino al 31 luglio. Serafino è sull’uscio che vi aspetta…

LA BIOGRAFIA DI STEFANO SIGGILLINO
BIOGRAFIA

Stefano Siggillino, materano classe 1992, divide la sua vita e carriera professionale tra Matera e Milano. Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico “Carlo Levi” di Matera, prosegue i suoi studi all’Istituto Europeo di Design di Milano (IED) dove acquisisce una formazione nell’ambito della comunicazione visiva che si rivelerà preziosa nella realizzazione delle sue opere. All’età di sedici anni muove i primi passi nel mondo dell’arte, a Matera espone le sue prime tele in mostre personali e collettive e collabora, come curatore, nell’allestimento di un’esposizione dedicata a Andy Warhol. Sulla scia dell’artista americano alcuni anni dopo nasce Seal Factory, un progetto volto a fondare una residenza per artisti nella Città dei Sassi, dove sperimentare nuove tecniche e idee in ambito artistico.
Da sempre influenzato da Mirò e Matisse, Siggillino persegue nei suoi lavori la ricerca dell’essenziale, per le forme e i colori, con cui riesce a creare rappresentazioni di forte impatto e con un palese significato recondito, ispirato al suo mondo interiore, in cui domina un Io bambino che dà vita e forma ai personaggi delle sue opere. Personaggi, proprio come Serafino, che dà il titolo all’esposizione, che vivono in un mondo irreale e spensierato infondendo allegria ai visitatori.


COMUNICATO STAMPA

IL CIRCOLO LA SCALETTA RIPARTE CON LA MOSTRA DI STEFANO SIGGILLINO

S’ inaugura a Matera giovedì 16 luglio 2020 alle 19 presso la Scaletta OLD, in via lucana n.9, la personale di pittura di Stefano Siggillino “Alla ricerca di Serafino”, a cura di Edoardo Delle Donne. L’esposizione è organizzata dal Circolo La Scaletta, che riparte e riapre al pubblico la prima storica sede del sodalizio, dove nel secondo dopoguerra, si avvicendarono importanti personalità, artisti, antropologi, giornalisti, politici e intellettuali, protagonisti del fermento culturale di quegli anni. Oggi quegli stessi spazi accoglieranno passione e talento dei giovani artisti del territorio, a partire dal materano Stefano Siggillino, classe 1992, che fino al prossimo 31 luglio esporrà circa venti opere, che comprendono disegni, linoleografie, dipinti e una videoinstallazione, ispirate alla sua città d’origine e al suo mondo interiore, popolato da personaggi di fantasia allegri e ribelli, proprio come Serafino, che dà il titolo all’esposizione.
“La pittura di Stefano Siggillino – ha commentato lo storico dell’arte, Edoardo Delle Donne – è fatta di forme pure ed essenziali, come se egli spogliasse il soggetto di tutto ciò che è superfluo. Il suo è un mondo colorato, dove i toni brillanti, dai gialli ai blu, ai verdi, ai rossi, con la presenza spesso del bianco e del nero, creano composizioni armoniose e talvolta geometriche. Dove ad emergere è quel che le cose ordinarie hanno di straordinario.”
La mostra, a ingresso libero, ha il patrocinio del Comune di Matera e potrà essere visitata dal giovedì alla domenica nelle seguenti fasce orarie: 18.30-19.30/ 20-21.
Gli ingressi saranno contingentati e avverranno su prenotazione nel rispetto delle linee guida per la prevenzione del Covid 19. La visita alla mostra sarà arricchita dal commento alle opere a cura dell’artista e del curatore.
Per informazioni e prenotazioni:
Circolo La Scaletta info@lascaletta.net; 0835.336726
Matera, 11 luglio 2020


IL TESTO DEL CRITICO D’ARTE
Dei colori e delle forme

Lo spazio tra il pittore e il mondo è lo spazio di una tela bianca.
In una stanza chiusa eppure invasa da una luce lontana del crepuscolo
può darsi che nasca un’acqua ed una nebbia, il mare sconosciuto e il lido,
i volti, una bocca e i denti, fiori colorati che danzano su un corpo.
In quell’attimo tutta la vita si raccoglie.
La pittura di Stefano Siggillino, giovane artista materano, è fatta di forme pure ed essenziali, come se egli spogliasse il soggetto di tutto ciò che è superfluo.
Quando si dipinge, in qualche modo si guarisce, ci si libera di quello che c’è d’eccessivo, di soverchiante in noi e che altrimenti ci soffocherebbe.
Le forme nelle opere di Stefano rimandano all’innocenza, al fantastico,
a luoghi e personaggi che appartengono a un universo personale, il tutto immerso in un contesto di grazia e armonia.
Rimane sui suoi pennelli la traccia del suo slancio rapito, di un ridere precoce.
Il suo è un mondo alle soglie della magia: dinnanzi ai suoi quadri, l’osservatore s’immerge d’un tratto in immagini fantasiose ritrovandosi per caso a passeggiare all’interno delle scene raffigurate e finendo così per incontrare le buffe figure protagoniste.
È un mondo colorato, dove i toni brillanti, dai gialli ai blu, ai verdi, ai rossi, con la presenza spesso del bianco e del nero, creano composizioni armoniose e talvolta geometriche. Dove ad emergere è quel che le cose ordinarie hanno di straordinario.
Ma oltre ai colori si riconoscono nelle tele di Stefano cerchi, rombi, quadrati e triangoli che divengono facce o altre parti di un corpo, animali, elementi naturali oppure oggetti, rivelando attraverso un alfabeto giocoso, ed una pittura mai negativa, una sicura capacità creativa.

Amare ciò che è sogno, vaghezza. Amare quello che passa.
I segni e le forme che Stefano raffigura sono immagini che nascono dalla sua mente, ma soprattutto dal suo inconscio, quasi ad assicurarsi
di serbare per sempre l’attimo, sotto l’immensa, invisibile cupola di sogni scolpita nel cielo della sua città.