mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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Nonno racconta. Ecco come si imparava e giocava

La tecnologia non deve spaventare, ma non deve sostituire o, peggio, annullare la creatività e la necessità di socializzare che non deve mancare nell’infanzia e nell’adolescenza dei ragazzi. Ei social, con una esposizione eccessiva, possono diventare alienanti, inaridendo le potenzialità di fare esperienza, di crescere, con tutte le conseguenze negative, gli allarmi e i rischi che la cosa comporta. E allora ascoltare dalla viva voce, dai gesti di quegli archivi viventi di buone pratiche e della memoria, che sono i nonni, non può che arricchire i piccoli, pronti a tendere l’orecchio, a ripetere e a incuriosirsi su come si giocava un tempo con poco, e con i coetanei. O come sia divertente ripetere una filastrocca, magari ricordando quella dei mesi e della loro durata:”… 30 giorni ha novembre, con aprile, giugno e settembre. Di 28 ce n’è uno mentre tutti gli altri ne han 31…’’ Didattica scomparsa con la scuola paragonata a una azienda( che errore e i risultati si vedono) e i presidi e i direttori chiamati dirigenti…Armando Lostaglio ha fatto questa esperienza…nonno tra i nonni a scuola, parlando da par suo dei film in bianco e nero in tv degli anni Sessanta, quando c’erano due canali rai e la tv dei ragazzi e al cinematografo, a cominciare da quelli parrocchiali, dove davano film di cappa e spada, con i Maciste, gli Ercole ha sfidare i cattivi, Stanlio e Onlio ( Stan Laurel e Oliver Hardy) a far ridere con il nostro Totò su tante situazioni paradossali. E poi i cartoni animati, provenienti per gran parte dagli Stati Unit dai personaggi della Walt Disney, Hanna & Barbera e Warner Bros . E i bambini tutti in silenzio ad ascoltare e con tanta voglia di giocare…senza telefonino e tv. Basta poco. La scuola della meritocrazia dovrebbe premiare esempi come quelle di Rionero in Vulture.

Nonni a scuola d’infanzia
Di Armando Lostaglio
Offrire agli studenti fin da bambini strumenti didattici aggiornati rientra tra i doveri di ogni docente. Lo asserisce la scienziata Elena Cattaneo (è pure Senatrice a vita), e ci indica la strada per migliorare il rapporto delle nuove generazioni con la modernità, a partire dai contributi che la didattica moderna potrà utilizzare. Su questa linea comportamentale, fa bene la scuola dell’infanzia a “vedere” nel passato gli strumenti elementari di gioco e di apprendimento per una didattica moderna già dai primissimi anni di vita del bambino. La scuola dell’infanzia “Michele Granata” del dirigente Domenico Quatrale invita nonni e persone di cultura per mettere a confronto le loro esperienze infantili con quelle moderne. Con le maestre Lucia, Antonietta, Lucia, si sono presentati con i giochi all’aperto delle loro generazioni e, soprattutto, senza alcuna spesa in famiglia (50 anni fa e più non rientrava nei bilanci famigliari): i bambini e gli adolescenti giocavano con poco, si accontentavano di pezzi legna per i “taccaridd” o per realizzare il “carruozzo” e la “settimana” disegnata sul pavimento o su strada e divertirsi per ore.
Poi l’arrivo della televisione: le poche case che potevano permettersela ospitavano gruppi di numerosi compagnucci per vedere insieme la TV dei ragazzi: Rintintin, Zorro, I ragazzi di padre Tobia;

e venne poi il cinema, il fascino mai esausto della sala buia dove sul telo bianco finisce la corsa fantastica dei fasci luminosi. I cartoni animati e Pinocchio sempre pronti ad allietare e coordinare le fantasie dei turbini creativi. La scuola fa bene ad assumere innovative espressioni di crescita partendo da lontano, dai nonni, come Canio, come Luciana ed altri, pronti a spendersi per la crescita emancipata dei loro nipoti.

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