HomeCulturaNicola Romeo, genio campano figlio di orfano lucano.E Maida è subito alfista…

Nicola Romeo, genio campano figlio di orfano lucano.E Maida è subito alfista…

Quando c’è passione e voglia di raccontare il territorio, scavando tra archivi impolverati, raccogliendo tracce labili fino a costruire l’albero motore genealogico di una figura importante dell’economia del BelPaese, come l’ingegner Nicola Romeo, al quale va il merito di aver fondato una casa automobilistica di grandi successi sportivi come l’A.L.F.A- Romeo, lavori di ricostruzione e di promozione culturale come quella del collega Vincenzo Maida meritano il podio. E lo diciamo, ricordando quello che fa quando dalle sue parti arrivano gli appassionati delle AlfaRomeo, e dopo aver letto l’ulteriore approfondimento su quel “genio campano, figlio di un orfano lucano’’ in vista della ricorrenza dei 150 della nascita che cadono il prossimo 28 aprile. A Sant’Antimo di Napoli si sono già attivati con un comitato promotore, dalle nostre parti si attende che qualcosa si muova viste le radici famigliari con Cirigliano e Montalbano jonico, come leggerete più avanti. Nicola Romeo, va precisato, resto molto legato a Napoli, capitale da sempre di un Sud passato dal Regno delle Due Sicilie a quello d’Italia con tutte le problematiche aperte dalla questione meridionale. Ma restano l’operato di una figura lungimirante, che si fece da sé e fece parlare della Casa del Portello in pista e sulle strade. Al Museo dell’Alfa ad Arese c’è il genio dell’ingegnere che romba nei motori di ieri e di oggi.

150 ANNI DALLA NASCITA DI NICOLA ROMEO: UN GENIO CAMPANO FIGLIO DI UN ORFANO LUCANO
Ricorrono quest’ anno i 150 anni dalla nascita di Nicola Romeo ( Sant’Antimo 28 aprile 1876-Magreglio 15 agosto 1938 ).
Nel comune campano, infatti, è stato costituito un Comitato per le celebrazioni, presieduto da Maria Puca.
Il fondatore dell’Alfa Romeo era dunque nato a Sant’Antimo da Consiglia Tagliatela, che era anche .lei nata nel popoloso comune alle porte di Napoli, e dal maestro elementare Maurizio Romeo che a 29 anni, orfano di entrambi i genitori dall’età di sei anni, si era trasferito nella cittadina napoletana per insegnare.
Primo di otto figli, una sua sorella si chiamava Giulietta, nome che diede ad una delle sue auto, si laureò prima in Ingegneria Meccanica a Napoli e poi andò a 23 anni a laurearsi in Ingegneria Elettrotecnica a Liegi, in Belgio.
Tutta la storia della famiglia Romeo, prima del trasferimento a Sant’Antimo di Maurizio, l’ho ricostruita in un libro “ Nicola Romeo da Cirigliano a Montalbano J, da Sant’Antimo a Milano”, dove narro anche della mia scoperta che il nonno omonimo era originaria di Cirigliano e per i ciriglianesi è stata una assoluta novità. .
I primi soldi importanti che guadagnò li donò per la costruzione di un orfanotrofio a Napoli, il che gli valse la cittadinanza onoraria.
Il nonno Nicola Romeo, figlio di Leonardo, era venuto da Cirigliano a sposare Lucia Guida a Montalbano J., già un suo fratello qualche anno prima aveva sposato una montalbanese ed era però tornato a vivere nel piccolo comune della provincia di Matera. Nicola invece si stabilì a Montalbano J. e con Lucia Guida generarono due figli: Maurizio, appunto, e Antonia Maria. Lucia morì quando la bambina aveva solo pochi mesi mentre Maurizio aveva quattro anni. Due anni dopo morì anche Nicola e i due bambini crebbero con una zia zitella.
I comuni di Montalbano Jonico e Cirigliano preannunciano un gemellaggio e un consiglio comunale congiunto in nome della famiglia Romeo, mentre sono in corso di programmazione alcune iniziative per ricordare il fondatore dell’Alfa Romeo,.
Consilia Tagliatela mise in vendita la casa che aveva ereditato dai suoceri: il palazzo della famiglia Guida, che dopo tanti anni avrebbe avuto un altro proprietario. La notizia che quel palazzo fosse in vendita si diffuse in un attimo per tutto il paese.

Dalla Puglia, esattamente da Bitonto, alle porte di Bari, alcuni anni prima era arrivato un intraprendente commerciante di stoffe, intelligente, dinamico. Dalla vendita porta a porta, in poco tempo era riuscito ad aprire due negozi e gli affari andavano a gonfie vele. Aveva conosciuto una ragazza del posto, Rosa Giannittelli, e si era sposato con lei. Salvatore Stoia già pensava ad una famiglia numerosa, voleva tanti figli ed una casa adeguata per farli crescere. Quando seppe che quel palazzo era in vendita non ci pensò due volte e decise di acquistarlo.
Dopo la permanenza all’estero, Nicola Romeo tornato in Patria, esperì alcuni tentativi per trovare lavoro presso varie grandi imprese, ma gli venne offerto solo un posto di capostazione a Tivoli che rifiutò.
Fu durante una delle trasferte per i colloqui che conobbe casualmente, in treno, un dirigente della Robert Blackwell & Co, società inglese che operava in campo ferroviario e dell’impiantistica elettrica, intenzionata ad aprire una filiale in Italia. Nicola Romeo venne assunto e diresse la filiale italiana per alcuni anni, con il compito di promuovere e sovrintendere la costruzione di tranvie elettriche, acquisendo esperienza e sufficienti sostanze per dare vita a un’impresa autonoma. Nel 1906, con altri investitori, fondò la società “Ing. Nicola Romeo & C.” che ebbe un grande successo commerciando i materiali rotabili dell’azienda siderurgica inglese Hadfield di Sheffield e, soprattutto, i macchinari per la produzione di aria compressa dell’americana Ingersoll-Rand.
Nel 1911 fondò la “Società in accomandita semplice Ing. Nicola Romeo e Co.” per la produzione di macchinari per le attività estrattive. L’azienda si specializzò ben presto nella produzione di rotabili ferroviari cogliendo anche le opportunità offerte dall’emergente tecnologia dei motori termici per produrre su licenza alcune fra le prime automotrici italiane.

Nel 1909 gli stabilimenti di Portello presso Milano della “Società italiana di automobili Darracq” furono rilevati da un gruppo di imprenditori che avevano fondato l’”Anonima Lombarda Fabbrica Automobili” (A.L.F.A.), e nel 1915 da Nicola Romeo, che li riconvertì alla produzione bellica. Con l’aiuto dei suoi potenti impianti di aria compressa, Nicola Romeo approntò nel 1916 la famosa esplosione del Col di Lana.
Terminata la guerra iniziò l’avventura dell’Alfa Romeo. Un marchio ormai conosciuto in tutto il mondo. Si racconta che negli trenta in Germania, quando per strada passava un’auto Alfa Romeo, i meccanici uscivano fuori dalla loro officina per ammirarla e la riconoscevano subito dal caratteristico rombo del suo motore.
Nicola Romeo voleva togliere il simbolo del Biscione, ma la vecchia proprietà glielo impedì, minacciando di far saltare il contratto di acquisto. Al suo posto voleva metterci il simbolo del Vesuvio e questo dimostra che lui si sentiva napoletano a tutti gli effetti ed i tentativi di qualche organizzazione di mettergli in testa il cappello della lucanità, in occasione dei 150 anni dalla sua nascita é semplicemente ridicolo.

VINCENZO MAIDA

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