Nessuno Escluso, l’umanità del sub-umano lungo il confine del Covid-19 nel video dell’artista Dino Lopardo.

Delittuosità, perdita, privazione, insipienza, morte, sofferenza fisica e psichica. E’ lo scenario entro il quale si muovono le nostre emozioni al tempo del Coronavirus, in cui “proviamo” turbamento per l’altro. Esercizio rapido, ciclico che vive il tempo necessario a domare l’angoscia e il terrore che possa toccare a noi. Cicli e ricicli d’intermittenza emotiva: post impilati sul filo dell’anestetico e depositati nel cassetto “Altro da NOI”.

Nel video dell’artista lucano Dino Lopardo, “Nessuno Escluso”, la voce irrompe in quel cassetto, soffia delicatamente sulle nostre cartelle emotive. Dopo averle scovate, le trascina con prepotenza in corsia: “Neon bianchi, corridoio, reparto critico, paziente critico, situazione critica. Poi entri dalla paziente, la conosci. E’ anziana. E’ stremata. Mi prende la mano, la stringe forte, fortissimo. Al patir mi dice: non ho paura di morire. Ho fatto da madre e da padre. I miei figli, i miei nipoti li voglio vedere”.

Il video, pubblicato su youtube, è un flusso visivo in cui incalza una raffica di espressioni; il tono della voce genera sensorialmente ambienti, azioni, persone e le fissa. Rabbia, frustrazione, impotenza prende forma in un crescendo d’intensità e modulazione timbrica. Al cospetto di tanta sofferenza, si trova Lele. E’ l’infermiere che, stremato dalla fatica e dallo sforzo di turni estenuanti, avverte, più dell’obbligo professionale, la responsabilità della carità. Carità, un sentimento facile e mistificatorio che ha bisogno della consapevolezza per non ridursi a una dichiarazione d’impotenza che allontani da ogni assunzione di responsabilità.

E’ l’identificazione di chi si riconoscere nell’ altro, ne condivide lo sgomento sul territorio vastissimo del dolore e dell’angoscia della morte. Una morte così oltre, così diversa, questa volta. Senza affetti, senza il conforto di sacramenti, senza lo spazio umano per scambiare, seppure con lo sguardo, quel raggio di luce con i propri cari, l’unico che dona sollievo nel trapasso. Scorrendo per pochi minuti il video “Nessun Escluso” si aprono sentieri di carità.

La carità di chi accogliere il messaggio dell’anziana donna, accompagnandola con la certezza di una presa in custodia dei sentimenti. La carità per i lavoratori precari, per chi resiste sulla soglia della povertà, per i segmenti umani sfilacciati dall’ economia e dalla finanza dei grandi profitti.

Si “scorge” nel video il salto del sistema sanitario, non nel dotarsi di medici e sanitari che siano santi ed eroi ma nell’ acquisire la dimensione orizzontale della cura, come linea di equità che arriva a tutti con impegno e consolazione della persona malata. Le immagini dell’opera-video colgono la dimensione costantemente orizzontale a favore dei vinti, degli svantaggiati, delle vittime del sistema economico verticistico che ha visto naufragare i miti del progresso, dello sviluppo, del mercato.

Tra fili di umanità da riannodare e possibilità da cui ripartire insieme, Nessun Escluso, ridisegna confini più limitati per dare nuova importanza al senso sociale, allo sviluppo locale, alle potenzialità del territorio.

Ecco il video:

 

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