Chiamatelo come vi pare ma il passaggio tra il dormiveglia e il sogno è marcato dalla dimensione della voglia di andare oltre, osservare, toccare con mano quello che si è intravisto e illuminato dalla luce della curiosità, del sapere e della conoscenza. Il benvenuto , del Maestro Pietro Andrisani, nella “Camera di mezzo’’ a un compagno d’arte che riceve un “meritato’’ aumento di stipendio è una tappa importante di questo percorso, segnato da un sogno particolare dove bellezza, arte, musica stimolano sembrano disegnare un angolo che potrebbe essere il giardino dell’Eden o la casa fatata dei Liberi Muratori. E la descrizione assume i colori,i segni, l’iconografia e i significati forti di una sinfonia, che esplode dopo un gran silenzio. Mistero? Segreto? La descrizione è davvero avvincente e sequenza dopo sequenza, pagina dopo pagina, spartito dopo spartito invita a proseguire sul filo dell’armonia di un movimento che porta a una meta precisa. Il premio per tanta costanza è dietro l’angolo. E va oltre il sogno che schiude al quotidiano e ad altri traguardi ma…attenti ai bruschi rumori, improvvisi, come quello di un “bulletto’’ che interrompe il sogno lanciando una scarpa. Shh, silenzio e concentrazione. La Camera di mezzo chiede anche questo.

Un benvenuto nella Camera di Mezzo ad un Compagno d’Arte-che riceve l’aumento di salario

Pietro Andrisani
Ti do il benvenuto tracciando la cronaca di un Sogno sognato nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 2019.
Non è il ciceroniano Sogno di Scipione, né il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.
O forse, è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.
Mi trovavo frastornato in un insolito ambiente del quale, non riuscivo a capire se fosse una casa fatata di Liberi Muratori o aula di musica del tramutolese Vincenzo Ferroni, decorata con ogni tipo di strumento a fiato, a corda, a pizzico e a percussione usati da sempre dai viventi del nostro Globo .
Ma poi, come per magia, l’ambiente diveniva quasi un angolo del giardino dell’Eden, un vago riflesso del cielo, eterno ornamento della natura.
Qui, la bellezza del luogo mi attraeva, la dolcezza dell’aria mi invitava a godermi il notturno riposo.
Ero sull’altopiano di un bosco sacro.
Giungeva fievole, in lieve crescendo, un dolcissimo canto tradizionale irlandese: La ultima rosa .
Mi muovevo in un recintato cangiante sotto aloni di tenui colori, delimitato dal fresco fogliame di verdissime siepi, disegnato secondo le regole di orientamento e spazialità del Fanum.
Sulle pareti vaghe vestigia di geometria sacra, simboli emblematici offerti alla contemplazione e alla riflessione meditativa.
Tutto mi rievocava la gioia di vivere l’incantesimo, le delicate suggestioni, gli agresti profumi dell’Aureo Rettangolo de La Festa delle Rose solennizzata, a giugno, dai nostri carissimi Fratelli della rispettabile Loggia Prometeo di Taranto.
Una cornice in corda di canapa, fregiata di nodi d’amore, recingeva lo spazio come se volesse avvolgere tutto quanto viveva nel Sacro Recinto.
Su tre pareti, sotto la cornice di canapa, erano affrescate le nove sorelle del monte Elicona , tre per ogni lato. Sulla quarta parete, dietro un lungo tavolo, in alto, tra due rami di acacia, brillava il trinomio di quelle virtù che furono infuse da Dio per l’anima dei fedeli e, in tempi più a noi vicini, adottate a simbolo dai Fratelli Rosacroce e dai Mercatanti napoletani del Seicento, operanti sotto il titolo della Visitazione di materana memoria : Fede Speranza Carità.
Le tre virtù cardinali erano sormontate da un pentalfa che esibiva una smagliante chiave di Sol, volgarmente detta chiave di violino.
Alla sommità delle pareti Est Ovest e Sud lucevano, per grazia e bellezza, quasi in leggiadre movenze, le plastiche sculture di Aglaia Eufrosine e Talia.
Per la complessità dell’apparato di Architettura e sculture sacre il magico luogo sembrava volesse ricordare simbologie emblematiche dell’intero Universo, in scala ridotta.
Come in ogni tempo e luogo accadeva che tra gli ammirati astanti, diversi per professione e ceto, per religione e razza, vivevano note di diversità e asprezza. In stridente dissonanza con la solenne armonia del luogo, nell’ombra di un angolo assai grigio, si mimetizzavano pavidi soggetti in peccaminoso silenzio, arroganti bulletti trafficanti di chissà quali oscure trame fiancheggiati da ignavi intenti a baloccarsi pettinando bambole.
Ma all’umana fauna ridava onore, decoro e garbo la presenza di emeriti Maestri di Scuola e di Vita spiritualmente nutriti di sincere foglie di acacia.
Tra loro riconoscevo i brillanti direttori d’orchestra Peter Maag e Gianandrea Gavazzeni, Giovanni Marzi (esperto di Paleografia di musica bizantina), D’Arco Silvio Avalle (direttore del Centro di Lessicografia all’Accademia della Crusca), Massimo Bongiankino (Sindaco di Firenze e Direttore artistico del Grande Opèra di Parigi), Ugo Gualazzini (professore di Euristica e Istituzioni medievali), l’erudito grecista Carlo Del Grande.
Tra i più loquaci dell’onorato consesso il Maestro Guido Turchi, direttore artistico dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena e autore dell’opera

La sera del grande silenzio.

Ed un silenzio di tomba scese sulla vita iridescente e festiva del Fanum quando Guido Turchi cominciò ad impartire una lezione di musica pura commentando audizioni di auliche armonie.
Su di una specie di lavagna luminosa, in sincrono con l’ascolto, proiettava le relative partiture analizzando brani sinfonici del trinomio Haydn Mozart Beethoven.
Ad un certo momento si soffermò sull’Eroica, sinfonia, che Beethoven, nei primi mesi del 1804,[codice civile o codice napoleonico] aveva dedicato alle intrepide gesta di Napoleone Bonaparte, in quel tempo ancora difensore di ideali repubblicani .
Il M° Guido Turchi cominciò commentando il primo tempo dell’Eroica con un riferimento letterario.
Spiegò: Analogamente al poeta che estrinseca, manifesta le sue emozioni, il suo pensiero, una storia ben definita nei quattordici endecasillabi del sonetto, così il Compositore, nello schema o progetto del primo movimento della sinfonia, tratteggia una struttura musicale entro la quale esprime un racconto delineato e compiuto.
Nella prima parte o movimento della sinfonia vengono tracciati due temi musicali che daranno impronta e corpo all’intera composizione.
I due temi o temi-personaggi hanno caratterizzazione e tonalità contrastanti, distinzioni formali che rinforzano il concetto del bipolarismo di complementarietà, Sole Luna – Jakin Bohaz, agevolando la realizzazione della dialettica degli opposti.
Il primo tema, in tonica cioè, nel tono originale dell’opera, risulta una decisa melodia di particolare interesse ritmico a carattere virile; il secondo, nella tonalità relativa, contempla un atteggiamento lirico, lusinghevole, muliebre.
Dal primo movimento con i due temi in contrasto (è sempre il M° Guido Turchi che spiega) appare evidente il concetto estetico di musica pura emergente dall’esaltazione della dialettica degli opposti disegnata in un contenitore modellato con misurata sobrietà.
È chiaro che un’architettura fonica così edificata non è solo frutto di una semplice o causale ispirazione, come comunemente si potrebbe supporre. In realtà essa si genera, prende forma, si nutre con l’apporto della ponderata riflessione del compositore, quindi, con lo studiato utilizzo delle risorse del linguaggio e della tecnica musicali intesi nella loro più ampia accezione.
Non sarebbe bastata l’ispirazione o la genialità al compositore se non avesse potuto operare nel rispetto delle molteplici esigenze, convenienze e convenzioni prodotte da uno studio attento e continuato.
Una grande architettura musicale per l’orchestra formata da tanti gruppi di strumenti distinti da diverse coloriture timbriche che debbono suonare insieme, poggia su una serie di principi tecnici che regolano l’avanzare della costruzione e la costruzione medesima: sono aspetti che condizionano il carattere e la struttura della composizione dai due temi fondamentali alle ultime conseguenze del suo sviluppo; dall’impiego del materiale strumentale all’equilibrio delle sue intensità sonore ed espressive.

Il Maestro Guido Turchi segue la sua lezione accennando ad un’analogia tra la saldezza, l’avvenenza e l’equilibrio fonico dell’edificio orchestrale della Sinfonia con l’anatomia di una Cattedrale, la quale, dice, non potrebbe conseguire la sua particolare stabilità e solenne bellezza che incutono meraviglia e rispetto riverenziale, qualora il suo ideatore non avesse tenuto nel debito conto, fin dalla progettazione e lungo tutte le fasi della costruzione, principi della pratica e della scienza architettonica che ne reggono e governano la struttura dalle fondamenta all’ultimo pinnacolo.
Similmente all’architettura cultuale che consegue particolare stabilità e solenne bellezza alla cattedrale; similmente alla partitura orchestrale articolata con parti di dissimili strumenti musicali che, guidati da mano esperta, colorano in consonante equilibrio timbrico le architetture sonore del quadro sinfonico; così in Loggia, nel Tempio, le differenti figure simboliche, le diversità di religione, di razza, di cultura e di ceto, sorrette da perito Maglietto, infondono forza di volontà, determinazione ad agire per il bene secondo virtù e coscienza.
Virtù e coscienza latrici di giustizia, portatrici di pace, edificatrici del trionfo dell’Armonia.
L’Armonia di un movimento dell’Eroica di Beethoven che il Maestro Guido Turchi stava commentando quando, sul punto più intenso della lezione mi sveglio di soprassalto, nel mio letto: dall’angolo grigio del Sacro Rettangolo, un bulletto che fino a quel momento aveva avuto atteggiamenti da congiurato di animose macchinazioni, azionando una scarpa, provocava la sospensione dell’ascolto.

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i) Il Maestro Gianandrea Gavazzeni (Bergamo, 1909-1996) riferiva che da studente di composizione nel conservatorio di Milano, nonostante allievo di Idelbrando Pizzetti (Parma, 1880-Roma, 1968), frequentava volentieri anche la classe di composizione di Vincenzo Ferroni (Tramutola, Pz, 1858 – Milano, 1934) sia per l’elevato profilo pedagogico e formativo del Maestro, sia per l’arredamento dell’aula ricca di strumenti didattici: scaffali pieni di partiture, spartiti e parti di Compositori di ogni epoca e Nazione, testi di storia della musica, pareti occultati da tantissimi strumenti musicali di ogni genere. Vincenzo Ferroni, uomo probo, di piacevole compagnia ma decisamente alieno da celebratismi ed esibizionismi è stato compositore di ispirazione classica e valoroso didatta; non avendo avuto estimatori coraggiosi nè editori interessati, perché stranieri o non più esercitanti tale professione, ha portato nell’oblio, nostro malgrado, fama e tante composizioni di pregio elevato per dottrina ed arte. Su testo di Monsignor Anselmo Pecci (Tramutola, 1868- Cava dei Tirreni, 1950) egli compone la musica del noto Cantico Alla SS. Vergine Bruna di Matera.
ii) Canto che qualcuno attribuisce al violinista e compositore Francesco Saverio Geminiani (Lucca, 1687-Dublino, Irlanda, 1762).
iii) Le nove muse: Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania, Calliope furono fissati nella Teogonia di Esiodo (Ascra, VIII-VII a. C) forse lo stesso poeta li aveva inventati perché pare che il numero originario fosse, come per le Grazie.
iv) Il papa Urbano VI (Bartolomeo Prignani, Napoli 1318- Roma, 1389) memore dei suoi tredici anni trascorsi nella città dei Sassi dove era stato benevolmente colpito dalla intensa fede rivolta dai materani alla SS. Bruna, loro Patrona, che festeggiavano il 2 luglio di ogni anno, volle solennizzare tale data indicendo, per la chiesa universale, la festa della Visitazione. Ma Urbano VI non potette godere di questa sua iniziativa perché il 15 ottobre del 1389 veniva colto dalla morte. Bonifacio IX, al secolo Pietro Tomacelli (Casarano, Lecce, 1350-Roma, 1404), suo successore, il 9 novembre dello stesso anno, con la bolla Istitutio festivitatis Visitationis B. Mariae Virginis pro die 2 iulii, proclamò ufficialmente la festa che celebra il 2 luglio, la Visita di Maria a la cugina Elisabetta, riverendola con un canto di lode, il Magnificat anima mea.
v) Dedica che in un impeto di sdegno disconoscerà quando il 18 maggio di quell’anno, il Generale còrso si farà incoronare Imperatore.