Una infornata di libertà, amore, protesta, canzoni e disperazione con la brava e bella Serena Autieri, che ha interpretato la fornaia Carmela nel musical ” Rosso Napoletano” eseguito con successo – e per due serate- sul palco del Teatro Mercadante di Altamura (Bari) per la stazione teatrale 2019-2020. E non poteva che essere una popolana, eroina, pronta a sacrificare il suo sofferto e impossibile amore – per dirla con una nota canzone di Gianna Nannini- per il giovane soldato tedesco Rafael a essere l’emblema della Napoli dell’insurrezione, seguita all’ armistizio dell’ 8 settembre 1943. Quattro giornate, contrassegnate da tante storie personali intrecciate con quella della città, che videro tutti insorgere come ”Masaniello” contro oppressione e giustizia tirando fuori nei momenti difficili tutto quello che poteva servire a resistere e a coinvolgere gli altri. Merito del regista Vincenzo Incenzo che ha subito tirare fuori un lavoro senza pause, condito di tanto brio, coloriture anche nei momenti difficili quando risuonano gli spari delle armi, dell’invidia, del tradimento sull’onda del noto motivo ” Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato a dato….” i commenti di Mamma Rosa, le massime del professore Ferdinando che ci ha ricordato due personaggi della ”napoletanità” riconosciuta come Roberto De Crescenzo e il professore Riccardo Pazzaglia portati al successo in tv da Renzo Arbore, il femminiello ” Greta Garbo” di famiglia anche quando ricorda l’amore di ”mammà” nel basso e la voce fuori campo che da i numeri della smorfia, commentando fatti, episodi. Una fortuna che gira, ma che non aiuta la bella Carmela – devota alla Madonna del Carmine- innamoratasi di un soldato tedesco, fino ad essere accusata di tradimento, per poi riscattarsi con un sovrapporsi di eventi che le tolgono la felicità desiderata. Le restano la piccola ”povera creatura”,l’amore della mano e quella di un padre riconosciuto dopo tanti patemi. E con lei in un vortice di balli, gestualità colorita, commenti e luoghi comuni – con la coreografia di Bill Goodson- Maria Del Monte, Pippo Cangiano, Antonio Melissa,Bruno Cuomo, Vincenzo Padulano e Giovanni Quaranta, che interpretano l’anima e la cultura napoletana sulle note del ritmato ” Popolo, popolo, po, po” , di ‘Michele mma”, ” Spingule Francese”, ”Marechiaro” e tanti altri bruni della tradizione musicale partenopea. E non poteva mancare l’immancabile e coinvolgente ” A tazz e cafè” con il ritornello “Ma i’ tanto ch’aggi’a vutá, e tanto ch’aggi”a girá… ca ‘o ddoce ‘e sott”a tazza, fin’a ‘mmocca mm’ha da arrivá!… ” che ha portato il pubblico del Mercadante a cantare e ballare su invito di una Serena Autieri vestita con il tricolore. Una arrivederci da una grande artista, con un lavoro di qualità che ha riproposto una pagina di storia e di vita del nostro Sud.

Rosso Napoletano nel commento del Regista…dalla brochure ”Vivo in Teatro”

“Serena Autieri -scrive Vincenzo Incenzo- raccoglie il canto di libertà di un popolo che armato del suo orgoglio e della sua creatività, ispirato alla forza inarrestabile del suo Vulcano, durante le Quattro giornate di Napoli insorse contro l’oppressione per salvare i suoi figli e la sua ricca e gioiosa identità, Dodici personaggi e un grande corpo di ballo gravitano tra le rovine di una Napoli contingente e fuori dal tempo, che in una sorte di astrazione temporale parla e partecipa per bocca dei suoi muri, dei suoi vicoli e dei suoi sotterranei. Rosso è il colore dell’amore, della passione, della superstizione, del pomodoro, del sangue, del fuoco, della rabbia, della preghiera, della resistenza. Rosso è il colore del magma che ribolle eternamene nel ventre della città come il suo meravigliose infinito patrimonio musicale, per quell’istinto unico di vivere e inventarsi. Insieme alla musica, all’ironia, agli scugnizzi e ai femminielli, al caffè e alle superstizioni, alle Madonne e alla Pizza, alle prostitute e alla borsa nera va in scena l’anima nobile spregiudicata e intramontabile di Napoli capitale d’Europa”.