domenica, 8 Marzo , 2026
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N come Nulla

Nous ne sommes rien, soyons tout“! Il verso dell’Internazionale mi sfida, nello sfracello dei sogni “totali“, a lanciare lo sguardo verso “l’infinito, universo et mondi” (G. Bruno).
Dal rogo delle speranze dell’epico sole dell’avvenire al vuoto interstellare:
siamo NULLA, ma se proviamo come sopra ad esser TUTTO, la sensazione della nostra inanita’ è la stessa.
Simmetricamente, una dimensione immensa si apre anche per il mondo sotto i nostri piedi.
Le tecnocrazie del settore primario si sono finora accanite a fendere il SUOLO per la coltivazione intensiva, depauperandolo; a trapanarlo per estrarre petrolio, minerali e terre rare, devastando il clima e la vita delle specie.
Crescono tuttavia di pari passo l’angoscia esistenziale e le cosiddette malattie mentali, che (ed è già un progresso) una volta si credevano opera del diavolo, ed oggi troppo spesso una psicologia sbrigativa tratta come giocattoli a cui si è rotta la corda, ignorando nessi e costrizioni sociali.
Ciò non può che indurci ad allargare l’orizzonte sugli effetti devastanti della RAPINA DI RISORSE, ambienti naturali, e beni architettonici, su equilibrio mentale, benessere e salute del genere umano.
Nei penosi anni 90, copia conforme degli 80 “da bere”, i SASSI, deserti e muti, mi interrogavano.
Le finestre murate, o aperte alle intemperie, mi fissavano come tanti occhi, nudi o bendati che fossero.
Al desco familiare ci si guardava tra ascendenti e discendenti post-Sassi, ma con traiettorie in rotta tra loro, in disamore.
Gli epici protagonisti delle lotte per la terra, per l’emancipazione del lavoro, per l’istruzione, avevano deciso che tenevano famiglia nella classica modalità padronale.
E via a dare stanchi colpi di mestolo alla minestra riscaldata socialdemocratica, mentre i “quarantenni” provavano, contenti loro, l’ebbrezza di sfoderare il look ed i baffetti sulle pagine patinate. Sembra un secolo fa.
In bilico sul limitare di un forno “scalancato” sopra san Pietro Barisano, ebbi una percezione che mal si concilia con la razionalità pratica che regge il nostro mondo.
“N come nulla” recitava più o meno così:
Montato su spigoli a sfera
nutrito di crepe di forni
vaneggia si effonde
dal ventre suo di etere
Dispensa al pensiero sgomento
succhio di radici“.
Siamo ancora oggi intenti a succhiare quelle radici esauste.
Si è fatto giorno e c’è viavai, ma non proprio nel senso di Scotellaro: “È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi con i panni e le scarpe e le facce che avevamo“.
Piuttosto siamo chiamati da questo modello di sviluppo alla (auto-)rapina di tessuto urbano, opere d’arte e territorio, con tarpatura di ali alle nostre COMUNITÀ LINGUISTICHE cresciute organicamente, “dialettali”.
Anche così si spiegano crisi identitarie (facile gioco per le destre), Weltschmerz, e angoscia del Nulla.
Eppure non siamo soli nella nostra solitudine. “Il SOLE E L’ALTRE STELLE” saranno pure mosse dantescamente dall’amore, ma se accostano le loro orbite di una frazione di anno luce perdono la loro singolarità in una palla di fuoco.
E se rimangono stabili si deve al VUOTO COSMICO che ci atterrisce tanto.
Questo algido insieme fisico, parente stretto del Nulla filosofico, partecipa come il più diffuso dei suoi “spazi” alla struttura dell’universo.
Da non confondere con i buchi neri: il vuoto cosmico conserva spazio e tempo. Si presume però che, per la scarsa densità della materia (un decimo rispetto al resto dell’universo), e la debole forza di gravità che ne risulta, li’ dentro il tempo scorra più veloce.
Non di meno, anche nel gelo siderale, particelle cosmiche e radiazioni hanno il loro bel daffare. Perfino se la temperatura dovesse raggiungere lo zero assoluto (valore solo teorico), pari a 0 Kelvin (0 K) o -273,15 °C, punto in cui si arresta ogni movimento molecolare, permarrebbe il cosiddetto meccanismo di Higgs che prevede un campo energetico (Higgs field) universale, interagendo con il quale bosoni, quark ed elettroni acquistano massa.
I BOSONI DI HIGGS sono le particelle elementari, di cui si dimostrò l’esistenza nel 2012 al Large Hadron Collider del CERN di Ginevra.
Secondo l’ardita tesi di Stephen Hawking, ad essi si deve la creazione del mondo, ma sta a loro anche il potere di disfarlo repentinamente.
Il vuoto cosmico non è poi tanto vuoto, se ingloba plasma rarefatto, principalmente idrogeno ed elio, nubi di polvere interstellare, raggi cosmici, neutrini, campi magnetici, ed energia sotto forma di radiazione elettromagnetica.
Ed in queste immense bolle si trovano anche rare galassie isolate, gas intergalattico e la misteriosa energia oscura che guida l’espansione dell’Universo. (Fonte: Wikipedia)
Le galassie che delimitano gli immensi vuoti e supervuoti non sono certo mingherline, ma in confronto ai vuoti vengono definite “filamenti”. Con la materia oscura formano una RAGNATELA COSMICA (appare chiara nell’immagine).
Si ritiene che l’energia oscura – come da ipotesi ancora tutta da esplorare – sia presente in queste aree, influenzando l’espansione dell’universo.
Anche la Via Lattea potrebbe essere parte di un grande vuoto cosmico, anche se di densità meno scarsa.
(-continua-)

Stefano Matera
Stefano Matera
La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue. Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore. Con tutta l'ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: "Meglio che lavorare". Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni. Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento. La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci. Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
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