Insomma, “mio dio no“.. è stato proprio…”per una lira“, o poco più, che noi tutti siamo stati privati del piacere di godere in tutti questi anni di chissà quanti altri capolavori musicali!
E’ questa l’amara rivelazione che si abbatte come un maglio sui fans di Lucio Battisti.
E a farla è stato proprio l’altra metà del mitico duo d’oro “Mogol-Battisti”, si lui Giulio Rapetti, in arte Mogol, che da Pordenone ne ha parlato in occasione della presentazione del suo libro “Mogol. Il mio mestiere è vivere la vita” (edizione Rizzoli) in cui, per l’appunto, è contenuta la vera storia della ragione del distacco di quella che sembrava essere la coppia di ferro della musica leggera italiana (che ha rivoluzionato e cambiato la forma canzone sino a quel momento nota).
Tutta una banale questione di “diritti d’autore”, una mancato accordo contrattuale sulle percentuali da spartirsi.
Prima, secondo la versione di Mogol (quella di Battisti non la sapremo mai), come era prassi SIAE : “il musicista prendeva l’8% e il paroliere il 4%”.
Quando poi furono venduti i diritti dei brani alla nuova Casa discografica, la Numero Uno, Mogol comunicò che da quel momento avrebbe “scritto alla pari: 6% a lui e 6% a me“, altrimenti non avrebbe fatto più “parole, parole, parole“.
Fu, ci tiene a precisare Mogol: “una questione di principio… non sono attaccato al denaro “.
Sarà pure così, ma sta di fatto che quella fu la goccia che fece traboccare quel vaso di Pandora e rompere quella collaborazione che sin lì si era rivelata essere una vera e propria miniera di successi e… d’oro, conseguentemente.
Battisti non la prese bene e cominciò a lavorare con altri “parolieri”, Panella in primis, senza però mai più raggiungere il successo conosciuto nella fase precedente che rimane la più pregna di successi per il grosso pubblico.
Peccato. Ricordiamo ancora quando con prepotenza Battisti entrò nella Hit Parade del venerdì di Daniele Luttazzi, rimanendoci al primo posto per tantissime settimane, con quel stridulo “Mi ritorni in mente” e poi ogni volta che usciva con un successivo brano scritto da quelle quattro mani d’oro.
Peccato che anche i miti caschino spesso e si sporchino anch’essi col dio danaro.
Perchè Mogol può anche ripetere di non essere attaccato al danaro ma fa un pò specie la vicenda giudiziaria che lo ha visto contrapposto a Grazia Letizia Veronese, la vedova di Battisti, che per aver provato ad impedire lo sfruttamento commerciale dell’opera di Lucio, è stata condannata in primo grado a risarcire proprio lui, il grande paroliere, con oltre 2 milioni e mezzo di euro.

Insomma, è proprio vero che “pecunia non olet” e che è difficile essere rivoluzionari al punto da coniugare coerentemente l’azione con  “Pensieri e parole“.
Ma comunque sia… nessuno mai potrà toglierci più il piacere di ascoltare e riascoltare, suonare e cantare da soli o in compagnia quelle mitiche canzoni che hanno segnato e accompagnato la vita di tanti di noi.
Anche un Mogol , con tutto il rispetto e la gratitudine dovutagli, in vena di rivelazioni noir !

Battisti_mogol

MA MOGOL, QUANTE CANZONE HA SCRITTO INSIEME A LUCIO E PER ALTRI CANTANTI?

La produzione artistica di Mogol è stata (ed è) molto copiosa  e di non facile quantificazione. In base ai dati SIAE, abbiamo letto in rete,  sino al 1999 compreso (riferita ai brani editi e pubblicati) si conterebbero circa 1.600 testi. Rapetti ha collaborato con diversi artisti, ma è con otto di essi che la sua collaborazione è stata più intensa: Carlo Donida, Riccardo Cocciante, Lucio Battisti, Mango, Gianni Bella, Mario Lavezzi, Oscar Prudente ed Eugenio Bennato. Con Lucio Battisti ha iniziato a scrivere dal 1965 sino al 1980, con  oltre 141 testi.  Nel 1971 il sodalizio Mogol-Battisti fu particolarmente prolifico: scrissero, in pratica, un brano ogni 15 giorni. E che brani: “Pensieri e parole”, “La canzone del sole”, “Vendo casa”, giusto per fare qualche titolo.  Una meravigliosa stagione con tanti bei frutti sempreverdi.