…e per sentire e toccare con mano, quanto riportato nel titolo, vi invitiamo a visitarla presso le ”scuderie” di Palazzo Malvinni Malvezzi, facendo volentieri quattro chiacchiere con l’autore. A Eustachio Lionetti, materano vissuto in via Casalnuovo, prima di andar via oltre 40 anni fa, va il merito di aver ricordato con tenacia, talento da autodidatta, immagini, personaggi della sua infanzia e di quel vissuto dei rioni Sassi, troppo spesso travisato con ricostruzioni digitali e immersive, che ne offuscano e alterano l’identità, come fanno nella narrazione alcuni ”divulgatori” improvvisati o pseudo operatori culturali, che hanno fatto quattrini scambiando la civiltà millenaria di Matera, quella contadina dei rioni Sassi, con l’immaginifica e virtuale dimensione di ”Second Life” (la ricordate ?).Oppure con quello che non abbiamo ancora visto (tranne per alcune sperimentazioni applicative nel 2019) per la dimensione digitale del ”5G”. Per carità non siamo contro l’innovazione, altrimenti torneremmo alla dimensione rurale dei lumi a petrolio delle comunità Amish (veloce ricerca web o enciclopedica per approfondire) o alle umide grotte dei Sassi e dei bambini affetti da tracoma descritti dal ”confinato” politico, medico e scrittore Carlo nel ” Cristo si è fermato a Eboli”.

Siamo andati a vedere la mostra dopo averla annunciata con un servizio dei giorni scorsi https://giornalemio.it/eventi/matera-remember-me-la-mostra-di-eustachio-lionetti/ e siamo rimasti colpiti dall’iperrealismo dei soggetti proposti, con una luce che fa trasparire la voglia di comunicare la vita di un passato, che è stata gioventù,amore, goliardia, tristezza, speranza, spensieratezza e preoccupazioni. E, certo, perchè la vita nei rioni Sassi, per quanti ci hanno vissuto, sono figli di materani o, come il sottoscritto, la seguono da sempre con spirito critico ma costruttivo, sopratutto quando si ha a che fare con mediocrità, scarsa sensibilità, spesso ignoranza sulla specificità degli antichi rioni di tufo, troppo spesso trascurati e alla mercè di atti vandalici, degrado, abusivismi da silenzio assenso (l’Ufficio Sassi previsto dalle legge speciale 771/86 è stato – fate voi- riorganizzato o ridimensionato) e con aspetti gestionali e manutentivi che evidenziano tutti i limiti di una mancanza di visione organica di tutela e di rispetto del decoro dei luoghi.

E ci piace far riferimento ai quadri di Eustachio Lionetti che riporta scalinate non sconnesse, luci dimensionate, verde tra i vicinati di un tempo previsti da vari ‘manuali del recupero’ pubblici e privati, ma lasciati volutamente nel cassetto. Senza dimenticare lo scempio, tra tanti silenzi, degli interventi di riqualificazione e valorizzazione turistica di Murgia Timone, in aperta contraddizione con il ”mantra” del ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini su ” bellezza e digitalizzazioni”. Ironia a parte invitiamo cittadini, amministratori pubblici, professionalità di diversa tipologia e appartenenza a visitare la mostra per apprezzare ”anima” e ”memoria” di una città che va guardata e tutelata rispettandone identità e storia. Ma troverà altri temi e soggetti sparsi per l’agro da Craco, al paesaggio dei calanchi di una Basilicata che scompare, fotografata per tempo nelle immagini di Domenico Notarangelo, raffigurato a sua volta in una tela di un figlio di Matera, Eustachio Lionetti. E che Altrimedia ha raccolto in un pregevole catalogo bilingue ” Remember Me (Ricordati me, in italiano) quando la memoria diventa pittura”.