“…Bianco e azzurro sei Con le isole che stanno lì Le rocce e il mare Coi gabbiani
Mediterraneo da vedere Con le arance Mediterraneo da mangiare…” Il ‘nostro’ indimenticabile Mango cantava così il mare dalla storia millenaria, dove popoli, religioni, saperi hanno vissuto una stagione intensa di rapporti, diventati patrimonio comune di antiche civiltà”, e ora alle prese con i marosi di protagonismi che portano ad alzare muri o al degrado con tanta plastica e reti che imbrigliano una tartaruga e con una Europa- come abbiamo letto su un post, affisso su una lavagna- assente dalle vicende che bagnano tre continenti. A Matera c’è una possibilità per riflettere, con una mostra ben armonizzata, che lega virtuale e reale. con un suggestivo viaggio nella storia e nei miti passato del Mar Mediterraneo, area di scambi economici e culturali, di incontro tra Oriente e Occidente, raccontato su supporti multimediali o attraverso gli odori di 16 erbe, varietà di cereali da toccare, fino a quello che è oggi – fotografato dai satelliti- tra inquinamento, degrado delle coste e i pensieri da affiggere su un tazebao è l’invito rivolto ai visitatori della mostra Mediterranea- Visione di un mare antico e complesso”, inaugurata a Matera presso il museo archeologico ” Domenico Ridola” in occasione dell’anno di capitale europea della cultura. La mostra, curata da Viviana Panaccia con il Museo archeologico Domenico Ridola, è stata promossa dalla Fondazione ”Matera-Basilicata 2019” e Polo Museale della Basilicata, con Agenzia spaziale italiana e Telespazio. Il percorso espositivo, articolato in quattro sezioni ( Terra e Acqua, Popoli e Culture, Vegetazione e Profumi, Mediterraneo oggi) è arricchito da immagini inedite elaborate da e-Geos (società costituita da Asi e Telespazio) e da installazioni che creano effetti visivi e sonori particolari di forte impatto emotivo come la babele delle lingue (“il Mare è una lingua antichissima che non riesco a decifrare” riporta una frase) , diffuse in un tunnel, o il movimento delle onde marine sul fondo di un tavolo multimediale per rivedere eventi del passato come guerre, migrazioni, vita dei popoli. La mostra resterà aperta fino al 19 gennaio 2020.

PERCORSO ESPOSITIVO
“Mediterranea – visioni di un mare antico e complesso” è una mostra che di questo “continente liquido” racconta la storia, la bellezza, i popoli, i miti ma anche le insidie e i contrasti che oggi lo minacciano.
Il percorso espositivo intende rappresentare il Mediterraneo in tutta la sua complessità, attraverso la narrazione, su diversi piani, della sua lunga e complessa storia con immagini satellitari inedite, foto, video e installazioni site-specific di straordinario impatto emotivo, con l’intento di coniugare scienza e arte, passato e presente, con un filo narrativo sintetico, ma rigoroso e accessibile.
Le immagini satellitari rimandano dallo spazio una visione di città e porti, crocevia di commerci e di fertili contaminazioni culturali; di coste ricche di colture dell’olivo, del fico e della vite, simboli della mediterraneità; di splendide isole, gelose custodi di straordinarie, preziose testimonianze archeologiche di passate e importanti civiltà, oggi mete del moderno turismo di massa ma anche primo precario approdo di disperati flussi migratori diretti al nord.


Il percorso espositivo è suddiviso in quattro aree tematiche:
Storia di terre e di acque
Popoli e culture
Vegetazione e profumi
Mediterraneo oggi
1 STORIA DI TERRE E DI ACQUE
Il Mediterraneo è un antichissimo crocevia, un grande emporio di scambi e traffici, un caso forse unico di contaminazione di culture e di grandi civiltà. Per ripercorrere le antiche rotte dei popoli che abitarono le sue coste, dei navigatori e marinai fenici che per primi si affacciarono sullo sconosciuto oceano, popolato nelle loro fantasie di mostri e di creature mitiche, e si aprirono coraggiosamente la strada ben al di là delle colonne d’Ercole, e, infine, per descrivere i teatri delle battaglie che di volta in volta decisero le sorti di questo grande mare, ci si è avvalsi di un suggestivo tavolo interattivo. Chi vi naviga può fare incontri interessanti e, qualche volta, inattesi: dai reperti preistorici delle grotte di Marsiglia e delle Egadi, alle antiche vestigia di colonie fenicie e greche disseminate lungo l’intero arco delle coste del Mediterraneo occidentale, dalle grandiose testimonianze del dominio romano in tutto il suo bacino, alle straordinarie città arabe di Spagna, ai segni profondi lasciati dalla dominazione turco-ottomana nella penisola balcanica.

Come ha scritto Giorgio Ieranò, nelle acque del Mediterraneo “hanno navigato le triremi degli ateniesi e le galee del doge, le navi romane e le flotte del sultano”. Una infografica a parete mostra l’evoluzione nei secoli delle imbarcazioni che hanno solcato le azzurre acque mediterranee, dai legni micenei, fenici e greci al Bucintoro veneziano, al mitico transatlantico Rex, non trascurando gli strumenti di navigazione dal sestante ai moderni satelliti, come la costellazione satellitare europea Galileo, che oggi consentono rotte di navigazione sempre più sicure e affidabili
2 POPOLI E CULTURE
Il percorso prosegue con un’area dedicata ai “Popoli e culture” per raccontare come questo mare sia stato da sempre un ponte che ha unito culture e genti diverse. Attraverso il suo fitto reticolo di rotte marine, il Grande Mare ha anche stimolato intensi processi di urbanizzazione. Scali e porti, fondati dagli antichi navigatori come base di appoggio per le loro rotte commerciali, hanno favorito la crescita nel loro entroterra di insediamenti umani. Oggi sono importanti e affollate città, che hanno conservato la loro storica e originaria funzione di terminali e origine di intensi traffici. Così sono nate Alessandria d’Egitto, Algeri, Barcellona, Marsiglia, Genova, Palermo, Venezia, Atene, Istanbul, Smirne, Beirut. Immagini da satellite ci raccontano di queste città, della loro forma e struttura, della loro espansione sul territorio nel corso dei secoli. Immagini da satellite ci raccontano di queste città, della loro forma e struttura, della loro espansione sul territorio nel corso dei secoli.
Molto spesso la cultura e le civiltà giunsero dalle isole, dove si erano rifugiati popoli in cerca di sicurezza dai turbolenti e drammatici eventi che avvenivano nel continente. Essi dettero vita allora sulle isole a civiltà che illuminarono tutto il Mediterraneo: Creta, culla della civiltà minoica, la Sicilia, splendido laboratorio di una cultura autoctona, che ha assorbito e rielaborato in modo originale quelle dei suoi tanti conquistatori, Malta, di importanza strategica
come è collocata al centro del Grande mare, che qualcuno ha definito addirittura l’ombelico del Mediterraneo, e poi Rodi, Cipro, le isole dell’arcipelago egeo e quelle ioniche con la piccola Itaca che ha assunto grazie ai versi immortali di Omero la dimensione di un mito universale. I miti, appunto, intrecciati in modo talmente stretto con la storia del mare, che si è ritenuto di dedicare ad essi un’area specifica.
Sebbene i fitti legami tra le sponde dei tre continenti mediterranei possano far pensare a una comunione linguistica dei popoli che vi si affacciano, l’anomalia linguistica che li divide continua a essere un fenomeno inspiegabile. I popoli mediterranei hanno infatti gelosamente conservato la loro lingua, i loro dialetti, e a questa anomalia si è voluto dedicare una installazione sonora site-specific “Le voci del Mediterraneo”, che riproducendo i principali linguaggi rende chiaro il tema della persistente incomprensione che ancora percorre questo mare.
3 VEGETAZIONE E PROFUMI
L’agricoltura ha profondamente modificato l’originario paesaggio mediterraneo. Piante che comunemente si crede che siano di origine mediterranea in realtà provengono da più lontano, in certi casi da luoghi remoti del pianeta. Come afferma Fernand Braudel “a eccezione dell’ulivo, della vite e del grano” tutte le altre piante sono “nate lontano dal mare”. Arance, limoni e mandarini vengono dall’Estremo Oriente, agavi, fichi d’India e aloe dall’America, l’eucalipto dall’Australia, i cipressi sono di origine persiana, il pomodoro è peruviano.
Le immagini dallo spazio, che ci accompagnano nel viaggio tra le colture mediterranee, mostrano le forme, i colori e le geometrie di questo straordinario angolo del pianeta. Un’installazione olfattiva site-specific di piante aromatiche aiuta a ricreare l’atmosfera e i profumi del paesaggio mediterraneo, mentre una installazione interattiva avvicina il visitatore a uno degli alimenti più antichi dell’uomo, il grano, nelle sue molteplici varietà, spiegando come esso abbia contribuito a trasformare le popolazioni da nomadi a stanziali.
4 MEDITERRANEO OGGI
Il percorso espositivo si conclude con uno sguardo dallo spazio sulle attuali emergenze che il Grande Mare oggi si trova ad affrontare, emergenze di carattere politico, sociale e ambientale a partire dal fenomeno delle migrazioni. Altre emergenze sono provocate dalla pressione antropica, con la popolazione mediterranea raddoppiata tra il 1960 e il 2015, a cui si aggiungono il fenomeno del turismo di massa e della cementificazione delle coste. I cambiamenti climatici in atto, come testimoniano le immagini che i satelliti ci inviano dallo spazio, rappresentano una minaccia per il Mediterraneo e non solo. Il riscaldamento globale del pianeta, che gli scienziati sono concordi nell’attribuire all’opera dell’uomo, fa prevedere, entro il 2050, un aumento considerevole della temperatura con il conseguente aumento degli eventi climatici estremi. Inoltre, la crescente acidificazione delle sue acque, dovuta alla quantità sempre maggiore di anidride carbonica presente nell’atmosfera,
comporta un’alterazione dell’ecosistema marino, con una diminuzione della sua biodiversità e conseguente impoverimento delle riserve alimentari ittiche, già oggi minacciate da una pesca esercitata in modo scriteriato e senza regole.
Il Mediterraneo infine, pur rappresentando l’1% delle acque del pianeta riceve il 7% di tutte le microplastiche prodotte sulla Terra. Diviene più che mai necessaria allora la collaborazione di tutti affinché il Mediterraneo e la sua fauna marina non finiscano soffocati da questo mare di plastica.
Una installazione site-specific “Artificial symmetry” vuole favorire alcune riflessioni su questi problemi e contribuire a una maggiore consapevolezza della necessità di proteggere il Grande Mare.

COMUNICATO STAMPA ASI-TELESPAZIO

Agenzia Spaziale Italiana e Telespazio presentano “Mediterranea – Visioni di un mare antico e complesso”
La mostra sarà aperta al pubblico dal 20 settembre al 19 gennaio 2020 a Matera, presso il Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola”
Matera, 19 settembre 2019 – L’Agenzia Spaziale Italiana e Telespazio hanno inaugurato oggi a Matera la mostra “Mediterranea – Visioni di un mare antico e complesso”.
Parte integrante del programma di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, l’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 e dal Polo Museale della Basilicata insieme con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Telespazio, una joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%).
La mostra, realizzata a cura di Viviana Panaccia al Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera, sarà aperta al pubblico dal 20 settembre 2019 al 19 gennaio 2020.
“Mediterranea” intende raccontare la storia, la bellezza, i popoli, i miti di questo continente marino, ma anche le insidie e i contrasti che oggi lo minacciano. Il percorso espositivo offerto ai visitatori rappresenta, infatti, il Mediterraneo in tutta la sua complessità, attraverso la narrazione della sua storia con immagini satellitari inedite, elaborate da e-GEOS (una società ASI/Telespazio), foto, video e installazioni site-specific di straordinario impatto emotivo, in una perfetta sintesi tra scienza e arte, tra passato e presente.
‘Un futuro molto antico, è la sintesi di Matera come città e come patrimonio culturale”, ricorda Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “La mostra Mediterranea, che con Telespazio abbiamo inaugurato, in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata e la Fondazione Matera 2019, è un po’ il racconto di un passato orientato al futuro e rappresenta il connubio tra tradizione millenaria e luogo di grande tecnologia dove si enfatizza il contrasto fra un luogo rupestre come i sassi e un centro all’avanguardia come quello di Geodesia Spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana. La mostra riassume questi stati di contrasto che sono l’essenza totale del bacino del mediterraneo, che è la nostra culla, linfa della nostra cultura che dobbiamo preservare e tutelare. Lo spazio con le sue tecnologie è in grado di mettere in campo e sostenere le azioni e le attività necessarie per uno sviluppo sostenibile e la tutela di tutta l’area”.

Luigi Pasquali, Coordinatore delle Attività spaziali di Leonardo e Amministratore delegato di Telespazio, ha dichiarato: “Sono molto felice di inaugurare a Matera una mostra di grande interesse, con la quale Telespazio e ASI vogliono sensibilizzare il pubblico su importanti tematiche legate al Mediterraneo. Le immagini satellitari ci conducono nei luoghi che hanno segnato la storia e l’evoluzione del nostro mare, e richiamano l’attenzione sulle emergenze che sta affrontando, prima fra tutte quella ambientale. La mostra rientra nelle
numerose iniziative promosse da Leonardo nel segno della contaminazione tra discipline scientifiche e umanistiche”.
“La mostra contiene tre elementi di importante continuità con il programma di Matera 2019 – spiega il Direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019, Paolo Verri -. Innanzitutto consolida le relazioni tra Fondazione, Polo Museale e città di Matera con Asi e con Esa. Dopo la mostra su Marte e le attività per il cinquantenario della discesa del primo uomo sulla Luna, “Mediterranea” certifica che Matera è il luogo più adatto dove parlare di presente, di innovazione, di osservazione della terra. Inoltre attesta che la scelta di parlare di Futuro remoto era quanto mai centrata. Infine, che tra i principali scopi di una capitale europea della cultura c’è quello della formazione permanente con strumenti inusuali ed efficaci come le mostre interattive”.

Dalle antiche città-porto alle isole del mito, dalle coltivazioni tipiche dell’ulivo, del grano agli sforzi fatti nei territori nordafricani per guadagnare campi coltivati al deserto: la mostra evidenzia le potenzialità dell’osservazione satellitare, e in particolare della costellazione COSMO-SkyMed, per lo studio dei problemi ambientali e come strumento privilegiato per una diversa gestione del territorio e del suolo e il contrasto al loro degrado: per una agricoltura sostenibile e più produttiva, per un uso intelligente delle risorse idriche, per lo studio dei fenomeni derivanti dai cambiamenti climatici.
Le immagini dei satelliti forniscono anche dati estremamente utili su temperatura superficiale del mare, acidificazione delle acque, umidità del terreno, salute delle piante. Aiutano la navigazione fornendo dati di posizionamento precisi e nelle emergenze ambientali rappresentano uno strumento fondamentale per la protezione civile nella gestione dei soccorsi.