C’è Gilberto da Novara con un fiammante (a Matera si dice sckandoso) papillon rosso, Michele da Roma con copricapo (kippa?) di cotone colorato come quello di Moni Ovadia, Jonathan da Bari…con i capelli rasta e il suo inseparabile clarino, Angela da Napoli dalla scura coda di cavallo e un nastro con l’icona della chiave di Sol e tanti altri , dai dialetti più disparati che per tre giorni hanno seguito fianco a fianco le dirette, le lezioni e i concerti di Materadio, la festa di Rairadiotre che ha trasformato Casa Cava, piazza San Pietro Barisano e san Giovanni in una platea risonante.

Senz’altro è un successo per gli organizzatori, per Matera 2019 e la Fondazione (con tutte le sue componenti) che continuano a investire in un appuntamento che fa parlare della città già da un anno prima…perchè a Matera per ”Materadio” bisogna esserci per tanti motivi: qualità dell’offerta culturale e musicale, accoglienza, possibilità di apprezzare musicisti, attori e artisti di fama e per le formazioni locali è una opportunità notevole per confrontarsi e crescere. Pensate al Collettivo dell’Onyx jazz club o alla forte individualità di Rino Locantore, interprete della filiera dei tamburi a frizione e dei ticchettii di bottiglie di birra Raffo( la ditta per tanta pubblicità dovrebbe assicurargl una cassa gratis a settimana), che ha costituito una delle attrazione dell concerto” Sassi e Note Ignote” diretto da Bruno Tommaso.

E quella di sabato sera è stata l’occasione che da quel palco si ricordassero oltre all’attività dell’Onyx i precursori del percorso che ha portato Materadio a diventare un appuntamento ”atteso” dell’offerta culturale materana e di Matera2019: il musicista Steve Lacy e Pinotto Fava con la sua sperimentale ” Audiobox” che portò eventi nella gravina e nelle cave di tufo. In tanti lo ricordano ancora e hanno auspicato che quella esperienza possa tornare in quei luoghi. I creativi ci sono e gli escursionisti anche… Ma ci è piaciuto apprezzare la presenza d famiglie, per un week end a Matera, particolare che contribuisce – lo ricordiamo agli amministratori locali, agli imprenditori e ai polemisti a tutti i costi- che eventi come questo contribuiscono a destagionalizzare l’offerta turistica e i ritorni ci sono eccome anche in termini di ”consumi” e gusti musicali.

Vedere Casa Cava, per fare un esempio, strapiena come un uovo e con la gente fuori davanti al maxischermo per assistere alla esecuzione delle ” Quattro stagioni” di Vivaldi significa che la qualità paga e che la programmazione della città, di associazioni e di istituzioni musicali, come il Conservatorio ”E.R Duni”, va rafforzata in questo settore. Un’altra conferma è venuta dal concerto di Daniele Sepe e Stefano Bollani che con ” Napoli Trip” , ospite il cantante materano Peppe Servillo- ha messo insieme improvvisazione e attivato un tour musicale internazionale alternativo e di forte impatto emotivo con l’inevitabile apprezzato avvio di una ”danzante” piazza San Giovanni.

Per gli addetti ai lavori e i fans di RadioTre e di Materadio, che non sono certamente le folle oceaniche da stadio per i protagonisti sanremesi o dei programmi preconfezionati di intrattenimento tv, non sono mancate le occasioni per mescolarsi con il pubblico tradizionale e dei turisti stranieri che hanno avuto occasione per divertirsi. L’esibizione dell’Orchestra sinfonica Abruzzese, diretta da Irene Gomez Colado e con Nil Venditti per la direzione con il pubblico, ha costituito uno spettacolo nello spettacolo con i ” trois langaes imaginaires” illustrati in maniera divertente da Nicola Campogrande.

Sono bastati la carta di una caramella, le percussioni delle dita sul palmo della pano e le pernacchiesta al ”kazooo” distribuito gratis con 1000 caramelle per coinvolgere e far cantare tutti in un ”Dadaliano” ( ricordate a avete mai sentito parlare del movimento Dadaista?) che suggeriamo di utilizzare volentieri come musicoterapia.

Materadio ha funzionato e quest’anno riteniamo che la programmazione abbia fatto un salto di qualità, allargando la platea degli estimatori. Qualcuno, ci meraviglierebbe non ci fosse, si chiederà quanto è costato, se ne valeva la pena per una radio e un evento di nicchia con 1 milione (?) di radioascoltatori o giù di lì. E’ una solfa già sentita e che lascia il tempo che trova. Andiamo avanti e auspichiamo che Materadio vada oltre 2019. Pensate se non ci fosse…

E poi ci piace ricordare gli apprezzamenti venuti dai presentatori verso una piazza e un pubblico che hanno dato prova di civiltà e tanta voglia di stare insieme, facendo cultura.E di questi tempi è una buona pratica a cui ispirarsi, con gli imbonitori governativi del 2.0 che vendono fumo,nel solco dei fallimenti economici, senza far seguire i fatti (sostegni adeguati e qualificati) per valorizzare la ”cultura” del BelPaese

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