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Matera in rivolta

Spero che la mostra promossa dall’Archivio di Stato con documenti relativi alla strage di Matera del 21 settembre 1943 aggiunga altri elementi di conoscenza su quei fatti.
Io credo che l’episodio vada contestualizzato inquadrandolo nel clima di generale insofferenza per il fascismo e per i tedeschi che stava maturando nel paese in seguito al disastroso andamento della guerra. Lo stesso clima che in quegli stessi giorni stava provocando l’eccidio di Cefalonia e l’internamento nei territori occupati dai tedeschi di circa 700 mila soldati italiani che dopo l’8 settembre avevano rifiutato di continuare a combattere al loro fianco.
Così come va ricordato che, in tutti i tempi, i soldati solevano procurarsi qualche “ricordo” dei luoghi in cui passavano. Lo facevano anche gli italiani in Grecia e nei Balcani e lo facevano in grande stile in tutti i paesi occupati e i soldati nazisti. E la documentazione conservata nel cosiddetto “armadio della vergogna” dimostra che non aspettarono l’8 settembre per comportarsi da predoni nei nostri confronti.
Riflettendo ancora sui fatti di Matera, non mi pare un caso che la scintilla della rivolta si fosse prodotta in una gioielleria in seguito all’insistenza dei tedeschi nel richiedere oggetti d’oro. Nell’attribuire a quell’episodio la causa prima di tutto ciò che seguì, non sembra aver dubbi l’autore di una relazione datata 29 settembre 1945 e sottoscritta con grafia di incerta decifrazione da non meglio identificato tenente colonnello Vito Colamarini, ispettore G.A.U.
Chi scrive non è in grado di dire se si tratta di un documento già noto a quanti hanno studiato compiutamente quei fatti e così indicato fra le fonti archivistiche riportate nell’Atlante stragi nazifasciste: Relazione del Comandante Protezione antiaerea al Prefetto di Matera del 28 settembre 1943 in Vito PRO (London), Special Investigation Branch, Corps of Military Police, Central Mediterranean Forces, wo319/102-90133 (in https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/MATERA,%2021.09.1943.pdf) .
Può solo dire di averlo trovato senza cercarlo e dove meno ser l’aspettava avendone avuto copia, nel febbraio 2017, dalla funzionaria che stava ordinando le carte dell’Archivio della Diocesi di Matera dove era andato per cercare tutt’altro.
Si trattava di cinque fogli dattiloscritti, una terza-quarta copia dai caratteri piuttosto sbiaditi,
ai quali diedi una scorsa superficiale e poi misi da parte e dimenticai.
Propongo qui adesso quel materiale notando solo di non essere sicuro di aver trascritto correttamente alcuni nomi e, soprattutto, che si tratta di una ricostruzione da prendere con beneficio d’inventario per il tono marcatamente encomiastico e per l’uso di aggettivi come “barbara”, “eroica”, “vile” e la conclusione volta a onorare l’Esercito Italiano come per riscattarne l’onore dopo lo sbandamento dell’8 settembre.


Matera 29 settembre 1943


Oggetto: Relazione avvenimenti sera 21 settembre 1943
La sera del 21 c.m. verso le ore 17,30, si svolsero in Matera azioni di guerriglia contro truppe tedesche che nei giorni precedenti avevano commesso in città e in campagna rapine, furti, svaligiamenti, grassazioni, saccheggi ecc., per cui la popolazione era esasperata e vivamente indignata. La scintilla della violenta rivolta scoppiò in via S. Biagio nell’oreficeria di proprietà di Caione Michelina dove due soldati tedeschi minacciando con un fucile mitragliatore la titolare della ditta, cercavano di farsi consegnare tutti gli oggetti di qualche valore ivi esistenti.
Per frenare la disonestà dei tedeschi fu chiamato il Capitano dei Cc. Rr. Cozzella Giuseppe addetto al Comando della Sottozona, il quale, seguito dal caporale Vassalli Giuseppe e dal geniere Zaffaroni Giuseppe, addetti anch’essi allo stesso comando, cercò di persuadere i tedeschi di lasciare gli oggetti già presi, tanto più che non erano né di oro, né di argento. A dare man forte al Capitano Cozzella intervennero il Ten. della R. G. di F. Giangrasso (?) Prospero, il Brig. della R. G. di F. Gargano Michele, gli agenti di P. S. Apruzzi Francesco, Cardillo Giuseppe e Pafundi Salvatore.
Alle intimazioni i tedeschi assunsero un atteggiamento minaccioso e cercarono di usare le armi, ma bloccati dal coraggio dei presenti vennero uccisi. Nella mischia il Capitano Cozzella rimase ferito al dito mignolo sinistro. Contemporaneamente un altro incidente si verificò in una sala da barba di piazza Vittorio Veneto dove un tedesco provocò i presenti, specie l’ex combattente Manicone Emanuele, il quale con una coltellata abbatté il tedesco provocatore. Sostennero il Manicone le Guardie Municipali Potenza Rocco e Lapacciana Francesco.
Immediata fu la reazione da parte dei tedeschi e da parte dei militari e dei cittadini; la piazza Vittorio Veneto e la via San Biagio divennero campo di aspra lotta, mentre in ogni strada si accese una feroce guerriglia. Obbiettivo principale dei tedeschi fu il Palazzo del Governo dove volevano asserragliarsi, ma questo ispettorato fece chiudere tutti gli accessi, dispose che i Carabinieri di servizio, gli Agenti di P. S. e qualche civile potessero efficacemente difendere la Prefettura e dette ordine di far fuoco qualora fossero stati offesi. Poco dopo, infatti, la lotta divampò e durò per circa tre ore.
Si segnalarono i seguenti combattenti: Carabinieri Reali – Piombino Cataldo, Daniello Luigi, Tauro Francesco, Vinci (?) Angelo, che dimostrarono tenacità e valore. Agenti di Ps: Boni Michele, Di Stefano Michele, Liberatore Umberto, Rao (?) Bruno, Venanti Pietro, Vadalà Francesco, Bonello (?) Romano Natale, i quali dopo l’azione di via S. Biagio rientrarono nel palazzo del Governo; uscieri della Prefettura-Venezia Giuseppe invalido di guerra, Cifarelli Angelo invalido di guerra e Cotugno Donato. Soldati in servizio alla P.p.a. – Paolino Donato, Columpasi Domenico, Giuliano Gaetano. All’azione di via S. Biagio presero parte anche gli avieri Banna Giovanni, Serra Antonio e l’Agente di P. S. Lucidi Mario.
Degno di speciale considerazione è l’invalido di guerra Fontana Stefano di Angelo, banditore e accalappiacani comunale, il quale organizzò prima la difesa della piazza Vittorio Veneto e poi quella di via Tommaso Stigliani provvedendo anche al rifornimento delle munizioni. Il Fontana dopo aver abbattuto un tedesco con una pugnalata inviò tale Di Cuia Nicola di Donato Michele sulla Materdomini in piazza Vittorio Veneto da dove costui dominò la piazza e con nutrito fuoco di fucileria e bombe a mano non permise ai tedeschi di avvicinarsi alla Prefettura. Il Fontana fece occupare anche il portone principale del Palazzo del Governo dall’autista della Provincia Catera Donato di Antonio, che tenne lontano i tedeschi col tiro preciso di bombe a mano e di fucileria. Egli stesso, invece, occupò il vicolo XX Settembre e di là, sebbene fatto segno a continua raffiche di mitragliatrice, imperterrito tenne a distanza i tedeschi.
Il Brig. di P. S. Di Pede Vincenzo fu Angelo invece batteva la piazza stando appostato dietro il muro antistante la chiesa di S. Francesco da Paola. Gli elementi chiusisi in Prefettura combattettero dalle terrazze e dalle finestre. Anche in piazza Fontana, vicino al Banco di Napoli, vi furono vivaci combattimenti. Un mutilato di guerra, di cui non si è potuto accertare il nome, da solo, inerme, si avventò su un tedesco armato di mitragliatrice, lo atterrò e a colpi di tallone lo uccise. Su una terrazza di detta piazza si sistemarono il Sig. Oliva Pasquale in servizio alla P. S. con due carabinieri, cinque avieri e i sergenti avieri Di Colli (?) e Petacci. Su altra terrazza si collocarono i seguenti ufficiali del Btg. Avieri, S.t. Losciarrea Mario, S. T. Reale Renato, S. T. Brugiatelli Silvano, S. T. Budoni Giulio, oltre all’aviere Lavenia Antonio.
La lotta si spostò ancora verso l’ospedale civile e verso il Comando della Sottozona. Il Capitano Cozzella provvide ad inviare ordini al S. T. Nitti Francesco addetto alla Sottozona affinché avesse sistemato a difesa il Comando e tutto il rione circostante. Il Cozzella medicatosi cercò di raggiungere l’ufficio, ma fatto segno dal fuoco tedesco, raggiunse una casa vicina da dove poté vigilare e dare disposizioni. I tedeschi non raggiunsero lo scopo di occupare la sottozona validamente difesa; infatti in piazzetta S. Rocco vi erano gli ex combattenti Fontana Cosimo e Longo Nicola e in via Santa Cesaria il Capitano Cozzella Giuseppe, S.t. Nitti Francesco, Caporale Vassalli Giuseppe, Cap. Magg. Mariani Guido, Caporale Abbate Domenico, Autiere Giannetti Primo, Autiere Cuiture Biagio, Geniere Marchi Mario, soldato Grandi Serafino, nonché i civili prof. Turri Eugenio, Dragone Giovanni, Loperfido Francesco, che decedette sul posto in seguito a grave ferita riportata in combattimento.
Anche via Tommaso Stigliani fu tenuta sotto il preciso tiro di armi da fuoco dall’invalido di guerra Fontana Stefano, che sottrattosi al combattimento di Piazza Vittorio Veneto, per aver esaurito le munizioni, si portò sulla Chiesa di S. Biagio insieme all’ex combattente Di Cesare Cesare. I tedeschi tentarono parecchie volte di occupare la predetta Chiesa cercando di salire dalle case popolari e dal giardino delle Suore del Sacro Cuore ma il Fontana vigilando ne abbatté diversi, tenendo gli altri a distanza.
La Villa Comunale e la stessa via Tommaso Stigliani dalla parte superiore venne dominata dalle terrazze e dai seguenti elementi: Ten. Mango Giacinto in servizio alla P. P. A., Maresciallo R. Marina Lacalamita Michele, Furiere R. Marina Dettoli Vincenzo, Brig. R. Questura Tedesco Leonardo, invalido di guerra Palumbo (?) Raffaele, Sig. Acito Eustachio, Maffeo Angelo. Il Ten. Veterinario Dott. Pupi Luigi di Ugo della Direzione di Commissariato di Bari, in servizio di collaudo (?) a Matera, nascosto dietro pochi cespugli della villa combatté a terra senza alcuna protezione, animato da spirito di sacrificio e di abnegazione. Col suo coraggio non permise che i tedeschi avessero potuto prendere alle spalle via S. Biagio. Altri borghesi di cui non si conoscono i nomi battettero in via verso Altamura sistemandosi sul terrapieno della strada oltre il passaggio a livello. Altri civili dettero molestia al nemico fino al secondo passaggio a livello capeggiati dall’ex combattente Nicoletti Vincenzo.
L’aviere Fusco Biagio di Stefano da solo, animato da spirito altruistico, armato di bombe a mano non permise che i tedeschi passassero per potersi immettere nella via S. Cesario e prendere alle spalle i combattenti. Benché ferito da scheggia continuò la lotta. Il rione Piccianello fu tenuto dall’insegnante Volpe Gennaro, dall’invalido di guerra Mutidieri Michele e dal Brig. Guardie Forestali Capolupo Pasquale. L’accesso alla strada S. Cesarea e a quella del Sasso fu guardato dal sanitario Casclone Pietro e da due vigili dell’Unpa [Unione Nazionale Protezione Antiaerea, ndr],. La via delle Milizie fu vigilata e bloccata dall’ex fante Rizzi Emanuele, il quale non permise che i tedeschi s’infilassero per tale via Tommaso Stigliani.
La via XX Settembre, tra palazzo Manfredi e la via Lucana, venne battuta dall’invalido di guerra Potenza Rocco e da Licchelli Angelo. Costoro, finite le munizioni, vista l’impossibilità di combattere insieme contro un gruppo di tedeschi armati di mitragliatrici e di cannoncini, passarono alle spalle di via Cesare Firrao dove continuarono a combattere insieme a un tenente di fanteria e quattro soldati, che rifornirono i due di munizioni.
La via Lucana e propriamente nello spazio avanti al Palazzo dell’economia e delle due vie adiacenti Cappelluti e della Stazione, si ebbero combattimenti violenti sostenuti in modo mirabile dalle R. Guardia di Finanza e da borghesi, la maggior parte dei quali alle dipendenze del Consorzio Agrario. Il tentativo d’occupazione della Caserma della R. Guardia di Finanza fu respinto dai forti e tenaci Finanzieri che sostennero per tre ore il fuoco di mitragliatrici e di cannoncini. Speciale menzione il comportamento eroico del Finanziere Rutigliano Vincenzo che ferito gravemente continuò a combattere fino a quando le forze non lo abbandonarono, morì dopo in una casa privata, ove animosi lo trasportarono. Anche il Finanziere Fullone Pietro compì il suo dovere con abnegazione. Degno di rilievo il comportamento dell’ex combattente Manicone Emanuele, esattore della Società Lucana, il quale, dopo aver abbattuto un tedesco in piazza Vittorio Veneto si portò in via Lucana per avvisare le Guardie di Finanza. In tale Caserma si armò di fucile, uscì allo scoperto e nelle vicinanze del Palazzo dell’Economia uccise diversi tedeschi a colpi di fucile e di bombe a mano. Ferito gravemente lanciò ancora una bomba su una motocarrozzetta nemica e esausto si riparò una casa privata dove spirò.
Contribuì alla lotta un gruppo armato dipendente dal Consorzio Agrario con a capo il Commissario Governativo Masetti Augusto e Ing. Bruno Boscobo (?). Tali armati dettero valido appoggio alle guardie di Finanza, sostenendo l’urto dei tedeschi in Piazza della Stazione e non permettendo di prendere alle spalle i Finanzieri. Inoltre ricacciarono i tedeschi provenienti dal Castello che cercavano di assalire la Caserma di quel lato. Partecipò all’azione, assieme alle guardie di Finanza, il Tenente dell’Esercito inglese Sig. Ganger che, qualificatosi per tale, combatté con calma, precisione e fermezza. Prese parte alla lotta anche l’ex Capitano Dott. Benevento Raffaele il quale faceva fuoco dalla finestra della sua abitazione nei pressi della Caserma della R. Guardia di Finanza, ma colpito a morte decedette immediatamente. Rimasero feriti il dr Sebastiani Michele dell’Intendenza di Finanza e il ragazzo Massaro Tommaso di Sabatino. Degna di menzione la Dottoressa Lonigro Teresa che chiamata per medicare i feriti, compì il suo dovere sotto il fuoco di fucileria e di mitragliatrice. Parteciparono inoltre al combattimento la Guardia Scelta di P. S. Alessandrini Francesco sistematosi in via Lucana, angolo via Roma, la guardia di Ps Stella Leonardo che insieme al cap. mag. Di Stasi Mario si tenne appostato su una terrazza, angolo via Cappelluti. Via Michele Torraca. Il vigile del fuoco Plasmati Giovanni prese parte al combattimento dalle terrazze della Caserma dei Vigili.
Riepilogando in detta località presero parte alle varie azioni i seguenti: Ten. dell’Esercito Inglese Sig. Ganger, S. T. Cavacene Tommaso, M. m. t. Lanaro Vincenzo, M. s. t. La Coscia Gaetano, M. c. t. Marpes’ Attilio, M. c. t. Balzani Filippo, B. t. Priani Francesco, B. t. Intermite Antonio, B. t. Manca Francesco, S. b. Minetti Ang… G. g. s.r. Lopriano Donato, A. t. Lops Antonio, A. t. Zoli Giovanni, F. t. Massari Romeo, F. t. Manzi Rosario, F. t. Mastromarino Sabino, F. t. Di Bello Francesco, F. t. Macherozzi Leopoldo, F. t. Imperiale Michelangelo, F. t. Fari Salvatore, F. t. Fullone Pietro, Ft Rossetti Giuseppe, P. t. Frau Virgilio, F. t. Pipino Matteo; i civili Saccottelli Riccardo, Montemurro Cosimo, Masetti Augusto, Boscolo Bruno, Manicone Emanuele, Nicoletti Giulio, Natale Francesco, aviere Bilardi Vincenzo. In generale il comportamento della R. Guardia di Finanza è degno di essere additato come esempio di alte virtù militari.
In via Lucana avvennero i seguenti episodi: verso le ore 18-30’ sette tedeschi assalirono i locali della Sip e fecero saltare il quadro dei telefoni. Alla stessa ora altri soldati tedeschi si presentarono al Palazzo della Società elettrica e intimarono al personale di uscire. Appena fuori fu vigliaccamente mitragliato. Nell’interno dell’edificio furono messe due mine: una delle quali scoppiò, mentre l’altra fu tempestivamente tagliata da un operaio. I colpiti a morte dalla barbara aggressione furono: lo studente Francione Michele di Salvatore, l’ing. Papini Raul, Zingarelli Pasquale. I feriti furono: Cairola Marco, Francione Salvatore.
La via Fiorentini fu dominata dall’agente di P. S. Zufarelli (?) Giovanni e dall’aviere Gulissano Antonio che rimase ferito.
La Piazza Municipio fu vigilata dal S. T. Bernaldi Italo di Giovanni, dal S. T. Maggiore Marcello, dal Comandante delle Guardie Municipali De Angelis Alessandro, dalle guardie Schiuma Francesco, Montemurro Vito, Cosola Michele, Parente Pasquale, Sacco Francesco, Bucciero Eustachio, Sarra Eustachio.
Il Corso Umberto fu tenuto da Di Pede Michele che stroncò il tentativo dei tedeschi di mettere una mina sotto il palazzo della Banca d’Italia. Il serg… mag. Puscio Salvatore e i soldati Dechirico Pietro, Logreco Francesco, quest’ultimo della P. p. a.a. si erano sistemati in via Margherita, poi si portano in corso Umberto e dalle finestre della Casermetta, insieme agli altri, presero parte alla lotta. Tutte le vie dei Sassi furono bloccate dai contadini con barricate fatte di traini e di altro materiale. Alcuni borghesi si sistemarono su S. Maria Idris per battere i diversi accessi ai Sassi. Il numero delle vittime tedesche non è possibile precisarlo perché sia i morti che i feriti vennero raccolti da un autocarro della Croce Rossa tedesca che varie volte percorse tutte le vie della città senza essere molestato. A questo sentimento di umana pietà purtroppo i tedeschi risposero iniziando alle ore 19,45 circa il cannoneggiamento della città che per fortuna non produsse alcuna vittima. Ma l’atto di barbarie, di ferocia, di vandalismo che Matera non potrà mai dimenticare fu quello compiuto dai tedeschi pochi minuti prima di allontanarsi definitivamente da questa zona. Nei giorni precedenti i tedeschi, senza alcun legittimo motivo, sequestravano e rinchiudevano nella Caserma della Milizia borghesi o soldati che cercavano raggiungere il loro paese.
Con malvagità inaudita detta Caserma fu minata e fatta saltare con tutti quelli proditoriamente rinchiusi. Il popolo di Matera ha scritto una pagina meravigliosa nella storia della Patria lottando contro un nemico senza scrupoli che tra l’altro, a quanto si vocifera, si era proposto di far saltare tutti gli edifici pubblici e il prelevamento delle autorità cittadine e degli ufficiali del Presidio per massacrarli alla stessa stregua delle innocenti vittime rinchiuse nella Caserma della Milizia. Con rincrescimento si deve segnalare che le autorità e gli Ufficiali erano stati elencati a quanto si dice in una lista di proscrizione fatta da elementi locali. L’azione di contatto con gli inglesi pare che venne operata dall’insegnante Vizziello Eustachio di Emanuele che, insieme a certo Giusti Michele, si portò verso il Parco dei Monaci, perlustrando la zona e stabilendo i punti ove erano le vedette tedesche. Sembra che facessero noto agli inglesi le condizioni di Matera, di quanto operavano i tedeschi e le forze disponibili del nemico. Molto facilmente cooperarono alla sistemazione della strada.
Unpa – Tutti i gregari dell’Unpa appena iniziato il combattimento si portarono in Prefettura e si misero a disposizione delle autorità. Alcuni armati presero parte alla lotta. Il personale addetto ai rifugi rimase al suo posto. Il giorno dopo l’Unpa collaborò allo sgombero delle macerie della Caserma della Milizia. Si deplora la perdita del gregario Luisi Vincenzo, portaordini catturato in servizio dai tedeschi e rinchiuso nella caserma della Milizia insieme alle altre vittime.
Vigili del Fuoco – I Vigili del fuoco compirono come sempre il proprio dovere. Il comandante Natrella Pasquale, animato da spirito di abnegazione e di sacrificio, sotto il fuoco raggiunse la Caserma del Corpo e dette disposizione di combattere se attaccati e di soccorrere tutti quelli che avessero richiesto l’aiuto dei vigili. Infatti questi umili e modesti militi, senza essere da alcuno sollecitati, durante i vari combattimenti e sotto il fuoco nemico, ritirarono i feriti e li trasportarono all’ospedale civile. Più tardi, finita la lotta i vigili si sparsero per la città per constatare i danni del cannoneggiamento e abbattere i muri pericolanti. Inoltre percorsero le strade della città, quelle della campagna e dei paesi vicini per raccogliere il materiale abbandonato dai Tedeschi e per rastrellare numerose mine e bombe inesplose. Il giorno seguente sgombrarono le macerie della Caserma della Milizia, disotterrarono i cadaveri e provvidero al loro trasporto al cimitero. L’azione sollecita, disinteressata, umanitaria di tutti i Vigili fu favorevolmente commentata dalla popolazione.
Squadre di I° intervento. Anche questi nuclei funzionarono con disciplina nei vari edifici pubblici. Inoltre si fa noto che il mattino del 20 c. m. verso le ore 14 alcuni tedeschi armati irruppero nei locali della R. Prefettura e trovando nell’atrio il soldato Giuliano Gaetano in possesso della bicicletta in dotazione a questo comitato, mentre si recava al Comando del presidio per portare della corrispondenza, gliela tolsero col solito atto di brigantaggio. I danni prodotti dai Tedeschi durante la sera del 21 ascendono complessivamente a circa un milione. Si acclude l’elenco dei morti. Prima di chiudere la presente relazione è doveroso confermare che fra tanta progressiva esaltazione di valori eroici, di abnegazione, di sacrifici e di amore di Patria, l’azione coraggiosa, tempestiva svolta dall’eroico Capitano dei Cc. Rr. Cozzella Giuseppe fu la vera scintilla della rivolta che liberò il territorio di Matera dalla barbara oppressione tedesca e onorò ancora una volta l’Esercito Italiano le cui virtù militari non furono mai vinte.
L’Ispettore G. A. U.
Ten. Colonnello Vito Colamarini (?)


Cristoforo Magistro
Cristoforo Magistro
(Montescaglioso 1949), è laureato in lettere e ha insegnato Italiano e Storia nei corsi di scuola media per adulti a Torino. Appassionato di storia regionale, si è interessato al brigantaggio, all’emigrazione transoceanica, alla figura di Francesco Saverio Nitti, al fascismo e alle lotte per la terra del secondo dopoguerra. Vari suoi saggi e articoli si possono leggere sulle riviste Bollettino Storico per la Basilicata, Basilicata Regione, Mondo Basilicata e su libri di autori vari (Soveria Mannelli 2008: Villa Nitti a Maratea. Il luogo del pensiero; Torino 2009: Dalla parte degli ultimi. Padre Prosperino in Mozambico; Potenza 2010: Potenza Capoluogo (1806-2006)). Ha curato inoltre mostre foto-documentarie sull’emigrazione italiana, sugli stranieri in Italia, sulla vita e l’opera di F. S. Nitti, sulle donne al confino e sul confino degli omosessuali nel Materano. Quest’ultima è stata presentata finora in una quarantina di città e ultimamente a Firenze e a Cagliari nelle sedi regionali. Ampliando la ricerca sul suddetto o tema ha poi pubblicato il libro Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali in Lucania (ombrecorte, Verona 2019) andato presto esaurito. Ha poi svolto un’ampia ricerca sugli stupri commessi nella regione negli anni del grande brigantaggio  e sui femminicidi e gli omicidi commessi da donne. L’una e l’altra sono in speranzosa attesa di pubblicazione.
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