L’occhio vuole la sua parte ed è inevitabile storcere il naso quando vediamo manufatti dal forte impatto architettonico, per dimensioni, uso dei materiali, anche dei colori o perchè poco funzionali al contesto di inserimento o ad altri parametri di ”economia urbana” come accesso, viabilità, ambiente. E a Matera, dalle tradizioni architettoniche e urbanistiche di qualità, finite in manuali e archivi di buone pratiche, elencare negli anni ‘scantonamenti’ dal seminato per varianti, compensazioni volumetriche o di rendita fondiaria in centro o in periferia, l’argomento è particolarmente sentito. La nota di Mutamenti a Mezzogiorno ripropone quanto ereditato dal passato, cominciando dal dibattito su piazza della Visitazione con la pensilina ”europea” della sottoutilizzata stazione delle Fal di Matera 2019 fino alla filiera delle funzioni intergenerazionali dell’area, per passare alla diatriba mai sopita – e approvata in consiglio comunale-sulla delocalizzazione della scuola media ” Francesco Torraca” al rione Serra Venerdi, che sorgerà sull’area lasciata libera dall’ex centrale del latte e prima ancora mercato ortofrutticolo. Riflessioni, osservazioni, critiche frutto di un confronto limitato o a singhiozzo con la città, che ha radici antiche. Ritorna l’esigenza dei regolamenti delle buone pratiche e della commissione Qualità urbana, accantonata negli anni, e che negli intenti della nuova Amministrazione dovrebbe tornare. Del resto ce n’è davvero bisogno e il rammarico per non averla avuta quando ce n’era bisogno lo conferma.

LA RIFLESSIONE DI MUTAMENTI A MEZZOGIORNO
L’esperienza di Matera rappresenta un “modello” urbanistico ed architettonico che ha una sua specificità che non può essere tradita. Un “modello” che è ancora in grado di offrire linee guida per rispondere al bisogno contemporaneo di città.
Che l’urbanistica e l’architettura siano passati da tempo in secondo piano lo si può capire anche da quello che sta succedendo in questi ultimi giorni.  Il Consiglio Comunale ha approvato una serie di progetti ereditati dalla passata amministrazione. Si tratta di interventi che hanno un indiscusso impatto urbanistico. A nulla sono valsi gli inviti ad una maggior cautela e riflessione.  

E’ il caso dell’abbattimento della scuola Torraca e la scelta infelice di realizzare la nuova scuola sull’attuale sito dell’ex Centrale del latte. Il progetto prevede un pessimo manufatto architettonico che non tiene conto del contesto urbanistico, collocato su una rotatoria ad alta frequenza di traffico. Dando per scontato l’abbattimento dell’ex centrale, che invece con una riflessione attenta poteva essere riutilizzata (basta rileggere i tanti contributi di riflessione pubblicati negli ultimi anni sull’ipotesi di recupero del manufatto dal valore testimoniale tanto da essere inserito nel volume “Matera. Architetture del Novecento – 1900-1970” a cura di G. Acito). Dando per scontato il declino della scuola Nitti deciso dall’ ex sindaco e dal dirigente ai lavori pubblici.
Stessa cosa si può dire per la realizzazione della Casa delle Tecnologie. Un mediocre progetto, una pessima scelta urbanistica. L’area individuata non è la migliore, all’imbocco di Piazza degli Olmi (un’altra rotatoria ad alta frequenza di traffico). Piazza degli Olmi , uno dei pochi esempi di lottizzazione privata in grado di reggere il confronto con la qualità espressa dai quartieri popolari degli anni dello sfollamento Sassi. 

L’edificio si inserisce in un’area di parcheggio (a “standard”) all’interno della lottizzazione di Via dei Normanni. Una lottizzazione, tra le più dibattute in corso da quasi un ventennio. Un’area destinata a Centro Servizi che, grazie al piano casa, si è trasformata in un serpentone residenziali.
Il bando di gara per la sistemazione dell’ex area delle Ferrovie Appulo Lucane e di piazza Matteotti è un vero disastro. Dove l’unico elemento architettonico emergente sarà la “pensilina” realizzata dall’arch. Boeri. Una “pensilina” che volge le spalle al Municipio ed è destinata ad occupare lo spazio centrale del nuovo Centro Civico.
Anni ed anni di dibattiti e di concorsi infruttuosi, per avere un risultato mediocre.
Qualsiasi tentativo di porre rimedio sarà oltremodo difficile. 
L’aver deciso ex ante la realizzazione dei parcheggi, i punti di ingresso e di uscita, rende la gara di appalto blindata che non consente variazioni urbanistiche-architettoniche.  
E questo lo si comprende dai “criteri di valutazione” delle offerte che la commissione di gara dovrà tener conto per l’aggiudicazione dei lavori ( 90/100 punti da assegnare ai sistemi di sicurezza, di chiusura e apertura del parco, di captazione e di impermeabilizzazione delle opere in cemento armato, alla qualità delle essenze arboree). 
L’unico modo per uscire fuori dalla banalità e da una visione riduttiva delle questioni in campo è dotare la città di un progetto urbanistico e architettonico di qualità. Non si capisce perché dovremmo rinunciare.
Mettere in relazione il Municipio, l’aula consigliare, gli uffici, la stazione, il nuovo centro civico. E’ un lavoro possibile.  La Casa delle Tecnologie, la ricostruzione della scuola Torraca, il recupero funzionale dell’ex centrale del latte e il nuovo Centro Civico, possono diventare l’occasione per   ricucire la città . Questo lo si può fare in tempi ragionevoli. Non avendo a disposizione un qualificato ufficio di piano, la proposta è di affidare il progetto urbanistico architettonico alla nostra facoltà di Architettura sostenuta dalla Commissione sulla Qualità Urbana (che va istituita quanto prima). 

Questo significa tentare di “annodare” la città contemporanea al suo passato illustre di “città laboratorio” che ha visto il coinvolgimento di figure di primo piano dell’architettura e dell’urbanistica del Novecento: da Adriano Olivetti a Ludovico Quaroni, da Carlo Aymonino a Giancarlo De Carlo, da Piccinato a Marcello Fabbri, da Ettore Stella a Vincenzo Baldoni.
L’urbanistica come l’architettura non è un fatto privato, appartiene a tutti noi e non è accettabile che sia un “solo uomo” a decidere il destino della nostra città. 
Bisognerebbe avere il coraggio di tagliare i ponti con il passato, con la negazione dell’urbanistica e la rinuncia alla buona architettura.  E’ quello che ci si aspetta da una nuova amministrazione che dichiara di voler fare la differenza. L’esperienza di Matera rappresenta un “modello” urbanistico ed architettonico che ha una sua specificità che non può essere tradita. Un “modello” che è ancora in grado di offrire linee guida per rispondere al bisogno contemporaneo di città.
Matera, 11 Gennaio 2021 m.m.