Alla fine, Matera ce l’ha fatta!

Son passati pochi mesi dall’assunzione del ruolo di Capitale europea della cultura e si vedono i benefici effetti anche elettorali del grande lavoro culturale e politico svolto dal Sindaco uscente Raffaello De Ruggieri.

Qui non interessa punto appassionarsi all’esito di questa tornata  elettorale municipale 2020. Vale la pena, invece, ricercare le ragioni che hanno portato allo strepitoso risultato del voto in questa primavera del 2020: soprattutto a quel 98,5% di voti validi conteggiati alla chiusura delle urne. Mai s’era registrato un risultato simile, neppure riandando ai formidabili risultati degli anni ’50 e ’60 quando accesissima era la battaglia amministrativa tra DC e PCI.

Devo, forse tutti lo dobbiamo riconoscere:  l’Avvocato ha azzeccato la mossa vincente, sia pure dopo un incerto e periglioso avvio 2015 nell’illusione di ‘far giocare la squadra’ e riservandosi il ruolo di procacciatore ‘europeo’ di risorse per la Città capitale. Una sbandata momentanea! Poi non ne ha sbagliata una!

Uomo temprato dagli anni, dagli studi e dall’esperienza sia forense che amministrativa; impegnato da decenni nella produzione culturale (sia pure di tipo borghese); assolutamente libero sia da tentazioni familistiche e pecuniarie perché benestante di suo e sia dalle consorterie elettorali giacché l’età l’esenta, il sindaco ha ripreso nelle mani il Dossier di candidatura della Città e l’ha imposto urbi et orbi: “Questo è il programma e questo dev’esser fatto! Se non vi conviene, ha detto ai recalcitranti eletti e padrini che s’aspettavano il tradizionale rituale della spartizione delle spoglie, toglietemi la fiducia e ve ne andate a casa!”

Va precisato che l’uomo è accorto: prima di arrivare al redde rationem, ha saputo circondarsi di opinion makers e makerworks, tutti rigorosamente volontari e “misericordiosi” come ormai si dice comunemente dopo il Giubileo di papa Francesco. I primi li ha reclutati principalmente nelle Camere del lavoro promosse da Maurizio Landini qualche anno fa (non quelle burocratizzate del vecchio sindacato, ovviamente ormai quasi del tutto estinte); i secondi tra gli anziani ex amministratori locali con fedina e redditi trasparenti, e i giovanissimi che si son fatti le ossa nei comitati di quartiere e nei mille gruppi culturali attivi che hanno contribuito dapprima alla prestigiosa esperienza che ha portato Matera alla guida culturale europea e poi all’esaltante e colta battaglia civile per il rinnovo della democrazia materana.

A ben guardare, in effetti, l’atto principe dell’amministrazione De Ruggieri e il suo vero assoluto successo è stato quello di giocare la carta della democrazia, della partecipazione attiva: quì sta anche la ragione prima del risibile risultato delle liste ‘reazionarie’ (quelle liste che altrove, anche vicino a noi, xenofobe, securitarie, han fatto la fortuna dei Salvini e Le Pen nostrani). E dire che, prima di lui, s’erano avvicendati almeno quattro sindaci e sono trascorsi vent’anni, inutilmente aspettando che progressisti e centro-sinistri attuassero quel minimo di partecipazione che ci avrebbe consentito minore rassegnazione ai colpi sociali, economici e ambientali inferti alle nostre comunità e ai nostri territori. Ricordo ancora la risposta di Adduce a un membro del Comitato La Nera che lo sollecitava ad attuare l’istituto della partecipazione attiva: “Solo al pensiero, mi viene la pelle di gallina!” (e non fate della facile ironia: lo so che si dice “pelle d’oca”!).

Attuare, semplicemente attuare l’impegno assunto col Dossier per la candidatura “2019”, con saggezza e un po’ di scaltrezza necessaria a eludere gli impicci familistici e ‘pezzenti’ che sempre allignano soprattutto in tempi di magra, ha scatenato la partecipazione responsabile di larga parte della Città attiva: dalle organizzazioni di categoria ai cohousing per cittadini temporanei, dalle Università meridionali a quelle di Tunisi, Algeri, Atene (sono stati esclusi, per incompatibilità professionale, principalmente pianificatori e progettisti. S’è fatta eccezione solo per le urbaniste ‘di genere’, indispensabili per la comprensione dei bisogni non ‘maschili e burocratici’ della Città e del suo territorio, per intervenire nella qualità della vita cittadina, e per alcune figure straordinarie di pianificatori territorialisti, come Alberto Magnaghi). Ma, innanzitutto, a farla da padrone, finalmente, le organizzazioni della democrazia di base, dai Comitati di quartiere alle innumerevoli forme di partecipazione attiva, agli ‘evangelici’ di papa Francesco compresi.

Stavo per dimenticare il ruolo determinante giocato dalle Sovraintendenze ai beni culturali, ambientali, dall’Archivio di Stato, dal Museo “Ridola”, dal Museo demoetnoantropologico, dalla Biblioteca Provinciale e quelle dei Quartieri. E soprattutto l’epica battaglia che la Città giocò negli anni passati per annullare la sciagurata legge “Franceschini” che puntava a tagliare i “rami secchi” e privatizzare quel che di vendibile c’era per fare cassa ai tempi di Renzi: una battaglia di tutto il popolo lucano per la difesa e la trasformazione democratica dei presidi della cultura e dell’identità delle nostre comunità che, alla fine, contagiò tutto il Paese provocando le dimissioni del ministro. Una lotta che, va detto, si estese alla difesa dell’ambiente e contro le estrazioni di petrolio che da allora fu considerato ‘risorsa strategica’ e per questo resta ancor oggi ben custodito nelle viscere della nostra terra. Anzi, per correttezza, va annotato che il movimento nacque per rigettare le ‘contabili’ pretese del fugace assessore alle finanze municipali di riversare sulle spalle dei contribuenti materani cartelle esattoriali esose e ingiuste per l’incapacità di gestire la raccolta differenziata e gli appetiti delle imprese appaltanti e del Cementificio che faceva pagare l’immondizia che bruciava nel suo inceneritore, anziché pagarla come combustibile!

Quella battaglia, lo ricordo en passant, innescò un movimento di rivolta e di resistenza in tutto il Paese, fatto soprattutto di giovani e anziani, che portò fino al disvelamento della grande ipocrisia che sottostava alla messinscena della UE in effetti governata dalla Finanza: al teatrino dello scontro destra/sinistra per giustificare progressivi spostamenti extraparlamentari (BCE, Commissione Europea, Autority varie mai elette da alcuno) del potere decisionale e imporre così sempre più gravose Austerity sulle spalle degli europei, specie dei Paesi del Sud. E ci liberammo dei renzusconi!

Oggi 2020, la Città non solo ha superato con successo l’esaltante esperienza di Capitale europea della cultura, ma è diventata crocevia delle relazioni solidali, produttive e di scambio con le città sudeuropee e dell’altra sponda del Mediterraneo, con vantaggi reciproci e offrendo a tutta l’Europa continentale un’idea altra e inclusiva della cittadinanza e dell’economia.

Quale migliore altro augurio in questo 2015 Matera può trovare sotto l’albero, o nella calza della Befana?

Ah, a proposito: siete curiosi di sapere chi ha vinto le elezioni 2020? No, De Ruggieri non ha bissato il successo del 2015. Non s’è presentato, questa volta. E poi, troppi nemici per questo amministrare, da destra e da sinistra! Ha vinto una lista civica piena zeppa di ‘ragazzi del Dossier’ (per me lo sono tra i trenta e i cinquant’anni) e guarda caso, tutti militanti dei cantieri sociali della ex FIOM di Landini, che nel frattempo è diventato segretario della SULE (Sindacato Unico dei Lavoratori Europei).