“Nessuna carneficina di questo tempo è giustificata da sacri moventi. La guerra moderna è sempre profana guerra capitalista, è lotta per il controllo dei commerci, è disputa per la centralizzazione imperialista del capitale, è contesa sull’ordine economico del futuro. Per cogliere le cause profonde degli odierni massacri, seguire sempre il denaro.” Il caso ha voluto che proprio oggi, in concomitanza con l’ennesimo conflitto provocato dall’attacco congiunto di USA e Israele all’Iran, terminassimo di leggere lo stimolante libro “Libercomunismo, scienza dell’utopia”– uscito solo un paio di settimane fa per i tipi della Feltrinelli- opera di Emiliano Brancaccio e contenente la frase appena citata, quasi a conferma sul campo della tesi sostenuta dall’autore. Una rigorosa analisi di come la “tendenza” del capitalismo a concentrarsi in sempre meno mani stia erodendo dall’interno ed annichilendo la stessa ideologia che lo ha creato, cancellando tutte le premesse e promesse di sviluppo permanente nella democrazia e libertà. Con la individuazione ed elaborazione teorica di una via d’uscita che facendo tesoro (ma andando oltre) di quanto accaduto metta insieme due elementi, solo apparentemente in antitesi fra loro, appartenenti al liberalismo e al comunismo. Ed in effetti uno si chiede: quale può essere la tesi di un libro che già nel titolo unisce due idee così distanti fra loro? Andarlo a scoprire è una curiosità culturale oltre che politica a cui raccomandiamo di cedere, considerato il pedigree dell’autore: “docente di economia politica presso l’Università “Federico II” di Napoli. Innovatore critico degli studi marxisti, protagonista di celebri dibattiti con esponenti di vertice della teoria e della politica economica mondiale, tra cui l’ex capo economista del FMI Olivier Blanchard e i premi Nobel Daron Acemoglu e Vernon Smith. Ha tenuto la rubrica Eresie su Rai radio 1. Tra le sue ultime pubblicazioni: Le condizioni economiche per la pace (2024), che sviluppa l’omonimo appello scritto con Robert Skidelsky e pubblicato sul Financial Times e Le Monde.” A fatica, perchè non è una passeggiata attraversare le oltre 15 pagine di questo libretto intenso, ma che consente di scoprire subito che, pur a fronte di un titolo palesemente visionario, l’analisi parte da un dato reale, documentato. Ovvero, la tendenza alla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi, in particolare nelle mani del governo o addirittura del capo del governo. Una tendenza oggettivamente autoritaria e che sta via via riducendo i cosiddetti contropoteri, cioè quelli tipici delle democrazie liberali. Una tendenza che trova conferma nei dati, negli indicatori che misurano il grado di democrazia dei paesi: negli Stati Uniti, in vari paesi europei ed anche in Italia. Ebbene, in questo libro l’autore spiega che questa tendenza alla concentrazione del potere politico in sempre meno mani, non è altro che lo specchio riflesso di un’altra concentrazione. Quella del potere economico, anch’esso in sempre meno mani. I dati sono lì a confermarlo: oltre l’80% dei pacchetti di controllo del capitale è nelle mani di meno dell’1% dei proprietari. Quindi, una sorta di club di grandi proprietari del capitale che si fa sempre più esclusivo. Un club, è la tesi del libro, che è particolarmente infastidito dalle lungaggini tipiche della democrazia, della tutela dei diritti, del dover mettere d’accordo tante teste, anche questa esigenza tipica della democrazia. Un club che quindi, con i suoi potenti mezzi di influenza e condizionamento, sta promuovendo riforme che concentrano il potere politico nelle mani di pochi, in modo da avere a che fare con pochi decisori, magari con uno solo. In sostanza, l’attuale china autoritaria della politica non è altro che l’effetto desiderato della tendenza alla centralizzazione del potere economico in sempre meno mani. Ebbene, per Brancaccio, ne deriva che: se è corretto questo dato di partenza, per difendere oggi le libertà democratiche da questa tendenza autoritaria, l’unico modo realmente efficace consiste nell’affrontare di petto questo potere crescente del grande capitale centralizzato. Come? Recuperando ed aggiornando uno strumento tabù tipicamente comunista. Ovvero quello dell’esproprio pubblico del grande capitale centralizzato. Una ipotesi rinnovata di esproprio pubblico del grande capitale che diventa oggi necessaria per tutelare quelle libertà che i liberal democratici non riescono più a difendere dal loro protetto che con la centralizzazione esasperata sta puntando dritto all’autoritarismo. Ed è da qui che nasce il paradosso un po’ provocatorio, ma mica tanto, di un libercomunismo. Ovvero la necessità di una unione inedita tra “pianificazione collettiva” (non solo retaggio del collettivismo sovietico, perchè una logica di “piano” è stata sperimentata durante la crisi del 2008 e in quella della crisi pandemica del 2020) a tutela della “libertà individuale” e della “democrazia” non più garantite dalla elite del club capitalistico concentrato in poche mani. A chi il compito di portare avanti una simile impresa? Un “genio collettivo” che tanto ci riporta all’intellettuale collettivo di gramsciana memoria. Ed infine, che c’entra a questo punto quell’utopia pur richiamata nello stesso titolo? E quanto essa può ritenersi utile in un mondo così instabile? Ebbene, per Brancaccio l’utopia continua ad essere importante come visione politica ambiziosa, per affrontare le attuali tendenze economiche e politiche che sono sempre più minacciose e funeste. Ma a patto che scaturisca da un discorso scientifico rigoroso. Una vera e propria scienza dell’utopia che parta dai fatti documentati e incontrovertibili del nostro tempo. Esattamente ciò che fa lui stesso in queste pagine in cui c’è tanta carne al fuoco per un “meditate, gente, meditate“, con la sua ipotesi tanto suggestiva quanto aderente alla realtà. Persino, con tanto di “Appunti per un manifesto” che consenta nel caso di passare dalla teoria alla prassi.

LIBERCOMUNISMO
Scienza dell’utopia
di Emiliano Brancaccio
Feltrinelli 2026
“Questo libro è inattuale e in quanto tale è urgente”
“..Donald Trump profetizza solenne lo scontro politico del prossimo futuro: “Dobbiamo compiere una scelta tra comunismo e comune buon senso”. Con lui che generosamente si candida a rappresentare il buon senso..”
“..dall’evidenza scientifica noi qui trarremo una somiglianza politica tanto sconcertante quanto documentata: i liberali ormai condividono alcuni tratti essenziali con gli odiati stalinisti. Gli uni e gli altri avevano infatti annunciato magnifiche sorti e progressive per l’intero genere umano: un futuro fatto di prosperità, di libertà, di pace per tutti. Gli uni e gli altri hanno compiuto massacri per muovere la storia nella direzione che avevano indicato. Gli uni e gli altri, alla fine, hanno tradito le loro promesse. Tutte seppellite tra le macerie del crollo dei due grandi muri: Berlino 1989, Wall Street 2008. Uno sconfinato cimitero di speranze dalle cui polveri stanno risorgendo nuovi mostri di Goya, alfieri di un inferno all’orizzonte dal nome evocativo: oltrefascismo..”
“..La politica statunitense, soprattutto, è destinata per lungo tempo ad assumere caratteri rapsodici, compulsivi, come scatti nervosi di una mostruosa tigre ferita, chiusa nella sua stessa gabbia. Ieri feroce gendarme del mondo, oggi declamata isolazionista, domani a tracciare nuovi perimetri dell’impero col sangue. L’America è primo debitore del mondo ma resta anche prima potenza nucleare del mondo. Questa sua contraddizione è colossale, parossistica, potenzialmente foriera di inusitati sviluppi..”
DALL’APPENDICE: IL CASO DALLA NECESSITA’. “..serie storiche sul declino tendenziale del tasso mondiale di profitto non sono mancate, in questi anni. Viceversa, prima della nostra network analysis nessuno aveva fornito una misura della tendenza verso la centralizzazione del capitale a livello mondiale. Ecco perché la sovrapposizione delle due linee, riportata su questo grafico, non ha precedenti nella letteratura scientifica. Ebbene, un tale inedito confronto conduce a un risultato affascinante. Pur tenendo conto del sobbalzo causato dalla grande crisi finanziaria iniziata nel 2008, le due tendenze, verso la centralizzazione capitalista e verso la caduta del tasso di profitto, risultano correlate dal punto di vista statistico. Dalle regressioni dei minimi quadrati ordinari, alle specificazioni più robuste, fino alle più avanzate regressioni bayesiane, quali che siano i test statistici adottati, si riscontra un legame significativo tra le due variabili. Marx accenna al nesso tra le due tendenze in poche circostanze. In una di esse dichiara..”
DAGLI APPUNTI PER UN MANIFESTO. “..Il più celebre manifesto politico della storia fu scritto da due menti eccezionali. Il manifesto del futuro potrà esser scritto solo in comune, da un’intelligenza collettiva che riunisca le più articolate capacità di ricerca e di militanza..”
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INDICE DEL VOLUME. Premessa. 1 Zombie communism. 2 Tendenza. 3 Centralizzazione. 4 Inefficienza. 5 Esocapitale. 6 Scienza capitale. 7 Ecologia di mercato. 8 Reazione. 9 Oltrefascismo. 10 Governare la tendenza. 11 Momento della guerra. 12 Nuovo capitale umano. 13 Libercomunismo. Appendice: Il caso dalla necessità. Appunti per un manifesto. Indice dei nomi.”

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