mercoledì, 19 Giugno , 2024
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L’ultimo Eco di Umberto

All’improvviso, come spesso capita, ci ha lasciato una delle personalità più popolari della cultura e della letteratura italiana. Noto in tutto il mondo per il suo “Il nome della rosa”, Umberto Eco oltre che di romanzi di successo internazionale, nella sua lunga carriera  è stato autore di numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia.

Dalle colonne di questo giornale che ha appena iniziato la sua avventura in edicola, vogliamo ricordarlo, invece, con il suo ultimo libro “Numero zero”(pubblicato da Bompiani), che è una severa critica al giornalismo  e con il suo ultimo tweet (lui che tanto aveva polemizzato con l’idiozia di cui è piena la rete) in cui scriveva: “c’è un ritorno al cartaceo, il giornale non sparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere”. Una sollecitazione e un auspicio (ci auguriamo più longevo della sua interrotta esistenza) per chi fa giornalismo e lo fa sulla carta stampata.

In verità, il suo ultimo libro uscirà solo nei primi giorni del mese prossimo, per i tipi della nuova casa editrice “La nave di Teseo” che lui stesso aveva recentemente fondato insieme ad altri scrittori e ad Elisabetta Sgarbi. Un libro che aveva appena completato e licenziato con il suo “visto si stampi”: “Pape Satan Aleppe”, il titolo, che è una raccolta di suoi saggi.

Con “Numero Zero”, quel libro strano che non ha niente delle sue opere precedenti e di cui si fa fatica persino a pensare che sia stato lui a scriverlo, ci ha preso in giro, tutti, senza nessuna distinzione. Finemente, mascherando lo scherzo in romanzo, lo sfottò in una morale contorta, con la stessa ironia calzante, la stessa cura dei dettagli e per l’ambientazione che sono la cifra della sua scrittura. Non un romanzo storico ma una pantomima su come un giornale funziona e come taluni giornalisti ragionano.

Ambientato nel 1992, si muove  tra stragismo di mafia e gli scandali della “Milano da bere” ed ha come protagonisti molto umani, diverse figure giornalisti (quello che non ha mai sfondato, l’esperto di complotti, quello che ha sempre fatto da ghostwriter, l’esperto della macchina del fango o delle storie costruite ad hoc, dei fatti non verificati, delle fonti non citate e dei rimpasti ristampati) ed un anonimo editore che mette insieme una redazione con il compito di progettare un giornale.

In quest’opera Eco parla di quella grave malattia diffusasi, purtroppo, come un’epidemia: dare per scontato e per “normale” ciò che non lo è, l’anormalità che diventa normalità, l’illegalità tollerata, i complotti.  “Domani”, il giornale in costruzione non andrà mai in stampa per paure e ostruzionismi vari, un modo per prefigurare da parte di Eco che presto anche l’Italia precipiterà verso la condizione dei paesi del terzo mondo dove, per l’appunto, si danno per scontate cose come lo stragismo, le trattative tra poteri forti e poteri oscuri come mafia e massoneria. E amaramente concludere: di che ci stupiamo, ancora, in Italia? I giornali nascono e muoiono con troppa facilità e la loro sopravvivenza scandita solo dal numero di copie vendute, dal benestare dell’editore e sempre più dai potenti.

E’ solo un romanzo, direte. Boh! Di certo questo Eco di Umberto, per giocare con il suo nome, conviene portarcelo dietro come un monito e una pietra di paragone per la nostra attività.

Forse meritava di più per la sua opera, se è vero come è vero che il suo nome è stato più volte inserito nella rosa degli scrittori candidati al Premio Nobel, sebbene l’accademia di Svezia non l’abbia mai selezionato.  Peccato che la Basilicata, oggi patria della Capitale della cultura europea 2019, non l’abbia mai visto suo ospite.

Chiudiamo ricordando una delle sue citazioni più famose, un vero e proprio inno alla lettura:“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” Ecco: leggete, leggete, leggete……che questo eco ci  accompagni, sempre!

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(Questo che avete letto è il testo del mio articolo scritto per “Le Cronache Lucane” in occasione della morte di Umberto Eco e pubblicato dal quotidiano domenica 21 febbraio 2016 con il titolo redazionale “L’ultima critica di Eco via tweet“, in verità poco attinente con il contenuto)

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Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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