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LUCIdaFOLLIA illuminano il ”Borgo d’Autore” 2026

C’è chi è legato alle fiamme del focolare, alle vecchie lampade a induzione a quelle moderne a Led e a quelle della creatività dell’arte, che hanno il potere di illuminare anche i momenti bui della vita o degli effetti negativi della mediocrità e dell’opportunismo della stagione sovranista del Belpaese, tra crisi croniche, taglio dei servizi e desertificazione dei territori, come la Basilicata che continua a perdere pezzi del suo futuro: i giovani. Ma c’è il Mewe con la dinamica Saraceno, che continua a coinvolgere tante interessanti professionalità della cultura, ad accendere menti, cuori e territori. Niente incendi, ci mancherebbe, ma con tante iniziative che illuminano al via dell’evento anche la città di Orazio, come leggerete nell’esauriente comunicato stampa.Si tratta degli eventi collaterali della VI edizione di Borgo d’Autore, LUCIdaFOLLIA, mostra di sculture lampada di Roberto di Trani curata da MEWE società cooperativa socio culturale di comunità. Passate parola tra Basilicata e Puglia.

Comunicato Stampa 25 Maggio 2026
Tra gli eventi collaterali della VI edizione di Borgo d’Autore, LUCIdaFOLLIA, mostra di sculture lampada di Roberto di Trani curata da MEWE società cooperativa socio culturale di comunità
VENOSA – Con vernice il 29 maggio alle 18.30, a valle dell’inaugurazione ufficiale della sesta edizione di Borgo d’Autore, nella centralissima via Garibaldi 35 a pochi metri dal castello Pirro del Balzo, è in programma la vernice della mostra d’arte contemporanea LUCIdaFOLLIA curata da Paola Saraceno- imprenditrice e collezionista – e Sofia Vakali – restauratrice – per la MEWE impresa socio culturale di comunità.
Gli spazi della nascente casa privata della creatività contemporanea nella centralissima via Garibaldi 35, a pochi metri dal castello Pirro del Balzo, ospiteranno l’iniziativa artistica collaterale al festival del libro. Visitabile fino al 3 giugno negli orari indicati in locandina, il filo conduttore delle opere esposte, tutte sculture lampada da utensili della millenaria tradizione agro -silvo- pastorale, sembra essere: Se hai smarrito la strada, guarda da dove vieni.
Fonte di ispirazione primigenia per l’artista Roberto Di Trani – scrivono le curatrici – sono la ricca cultura figurativa autoctona, l’arte agro-silvo-pastorale, gli oggetti di lavoro e quotidianità, quasi tutti ormai in disuso o raccolti in musei della civiltà contadina come semplici “accumuli seriali”. Oggetti in parte catalogati da Eleonora Bracco nella sua “Arte dei Pastori” del 1961 che così conferì loro la dignità di opere d’arte, inserendo alcune collezioni in legno negli spazi idonei alla conservazione per le future generazioni del Museo Archeologico D. Ridola di Matera.

Nell’ultimo decennio Di Trani rivitalizza utensili da lavoro ormai in disuso, cercandoli, rispolverandoli dall’oblio, dialogando con gli utilizzatori del passato, spesso immaginari. Ne riceve suggestioni, stimoli, persino precetti di vita. Attraverso astrazione creativa e perizia manuale, ridona agli oggetti una nuova aurea e nuove funzioni d’uso. Da qui la tramutazione in applique da parete, lampade da terra, lampadari a sospensione, abat jour da comodino. Opere appositamente realizzate per la mostra-mercato LUCIdaFOLLIA in Borgo D’autore a Venosa dai titoli paradossali come “inutile riVangare il passato”, “i panni sporchi si lavano in famiglia”, “setacciomuoio”.
Agli utensili in ferro che hanno già fatto parte della vita quotidiana e di lavoro di altre persone che ci hanno preceduti, Roberto di Trani trasmette il suo pensiero un altro vissuto e li affida nelle mani dei suoi collezionisti di ieri e di oggi. Oggetti che cambiano vita e destino accompagnando, di mano in mano, di casa in casa, altre vite, cambiando geografie e proprietà. Proseguono le referenti della MEWE -Tutti gli oggetti che ci circondano risultano carichi delle nostre esperienze e mutano insieme a noi.
Di grande ispirazione per Di Trani è stato il maestro tedesco Joseph Beuys. Una delle personalità più complesse e interessanti della storia dell’arte della seconda metà del ‘900, Beuys ha compiuto negli anni 70 e 80 anche nel mezzogiorno d’Italia importanti operazioni estetico culturali, via via dando testa, corpo e schiena al progetto “difesa della natura”.

Le opere in mostra a Venosa nascono da una ricerca antropologica: trasmutare oggetti usati nel passato dagli agricoltori in Arte. Sono oggetti rigorosamente usati e quindi intrisi dell’Anima del lavoro e della dignità che da esso discende, carichi di una Storia silenziosa, la Storia di tante vite semplici.
Tessere di un mosaico complesso denominato Umanità.
Composizioni artistiche e di rinnovata funzione d’uso dai titoli ironici e paradossali.
Nel paradosso troviamo la Veritas; il terzo elemento nella Realtà Assoluta, il superamento della dicotomia Uomo/Donna, Bene/Male, Materia /Anima, ci racconta Roberto di Trani nel suo laboratorio en plein murgia air. Una modalità innovativa di difendere la natura e di valorizzare l’homo sapiens sapiens, incarnato qui e ora in un artista lucano che tanto apprezziamo.

[Curatrici mostra: Paola Saraceno, collezionista-imprenditrice; Sofia Vakali, restauratrice; per MEWE impresa socioculturale di comunità]

BIOGRAFIA DI ROBERTO DI TRANI
Roberto Di Trani è scultore-performer, nato a Matera il 3 marzo del 1965. Da oltre trent’anni genera opere d’arte, lavorando su vari materiali come legno, calcarenite, ferro di recupero, cartapesta, argille, giunco e altre fibre naturali.
Come un novello alchimista esplora la materia, cerca di comprenderne il comportamento fisico-chimico, la duttilità, le potenzialità, le trasformazioni. Attraverso ricerche e lavori, molto spesso realizzati in forma di arte collaborativa e pubblica, trasmette riflessioni esistenziali, con una narrazione dell’essere animato e non, in costante divenire, nella sua complessità e contemporaneità. Ha la capacità di generare stupore, nuovi sguardi e riguardi persino su oggetti da “raccolta differenziata della memoria”.

Discende da una stirpe di pastori transumanti originari di Calvello (PZ). Inizia, nei primi anni ’80 del secolo breve, a scolpire oggetti artistico-artigianali tradizionali in legno, poi negli anni ’90 a lavorare la pietra di Pdi Matera (calcarenite/tufo), acquisendo expertise nella realizzazione di arredi scultorei per le abitazioni e strutture ricettive del centro storico e dei rioni Sassi della Città. Nel nuovo secolo indaga le potenzialità del ferro di recupero (ferro-contadino) e di altri materiali per la creazione di opere d’arte circolare.

Figlio della transumanza di persone, animali, oggetti di affezione, è profondamente radicato in Lucania e nell’altopiano delle Murge appulo-lucane, dove vive e opera, in un dialogo costante con questo sinestetico paesaggio naturale poco antropizzato. Ha “rubato” con gli occhi al padre l’arte di incidere il legno.
Presta grande attenzione intellettuale alle assonanze che rintraccia in usi, costumi, manufatti, riti ed iconografie di altri popoli euromediterranei, al comune sentire del viaggio dell’umanità, dal neolitico ai nostri giorni.
Mostre personali
Spoleto (Pg) Festival Dei Due Mondi, sede Azienda Promozione Turistica. Titolo “Le maschere di Dio”. anno 1994
Matera, Piazza Vittorio Veneto, titolo “Mostro in Corso”. Anno 1995
• Tricarico (MT), Palazzo Ducale, titolo “Panta Rei”. Anno 2000
• Barile (PZ), Cantinando. Anno 2009
• Matera, Arteneo in Università degli studi, anno 2010
• Gravina in Puglia (Ba), Terra e Acqua, titolo “Memento mori”, anno 2015
• Guardia Perticara (Pz), salotto nel centro storico, titolo “IoeDio”, anno 2011
Mostre collettive
• Lecce, Triennale di arte Sacra, Palazzo Arcivescovile. Anni 2006 e 2009

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