La provocazione è di quelle che invita a tirar fuori sogni,memoria, creatività dell’infanzia della civiltà contadina quando la calza della Befana era appesa al camino o ai piedi del letto, con dolciumi, giocattoli e l’immancabile pezzo di carbone per i bimbi discoli. Era l’Italia che attendeva la vecchina con le ”scarpe tutte rotte e il cappello alla romana…” che con i suoi doni annunciava l’arrivo dei Magi davanti al presepe e che conosceva poco o nulla della tradizione tutta commerciale e nordica dell’albero e di Babbo Natale. Il post di Leggere Controvento con l’annuncio della prossima pubblicazione di una raccolta di racconti di Daniela Grassi intitolata Bambine sulle tracce di inesorabili passioni, riapre a un mondo di valori da riscoprire impreziosito dall’arte gentile di Erika Suozzo, lettrice d’anime.E con l’invito accattivante di Rosanna Marazia da campagna vaccinale: ” Venite tutti a vaccinarvi contro la depressione creativa occidentale: il nostro rimedio è naturale, salvifico, sano e vi immunizza contro ogni tristezza e aridità!” Provare per credere e …passa parola.

Il ”RACCONTO” DI DANIELA GRASSI
Sì, vi assicuro che è vero: l’ho vista. Quella vera, naturalmente.

Era l’alba del 6 gennaio, e io abitavo in una casa dei primi del ’900 dove era ancora presente la cappa in muratura del camino. Sotto la cappa, un piano di lavoro in marmo, accanto ai fornelli. Sono entrata di soppiatto in cucina, senza farmi sentire dagli adulti, rimanendo mezzo nascosta dietro la porta, e… l’ho vista. La mano di una donna vecchia, ma vispa, il suo braccio e un profilo dal naso aguzzo e pronunciato si sono sporti dalla cappa e hanno poggiato un pacco sul piano di marmo.

Abitavamo all’ultimo piano, solo il tetto ci divideva dal cielo ed è naturale che lei non sia scesa: con tutti i doni che doveva distribuire, è passata al volo e ripartita immediatamente. Ma tanto è bastato perché io la vedessi, con chiarezza, con il cuore e il fiato sospeso per la gioia e non potessi mai più scordarlo.

Lo ricordo benissimo, come fosse ora. La Befana quel giorno non mi ha portato in dono solo la vestaglia calda che era nel pacchetto, ma ha fatto esplodere nel mio cuore una fede mai sopita nel sogno, nella capacità dell’immaginazione di vedere oltre la realtà e di creare la realtà.

E quella bambina affacciata su di una cucina in penombra, più volte mi è venuta incontro, anche nei momenti più critici, a dirmi che ce l’avrei fatta, che io e lei sapevamo ritrovare la strada che conduceva ad una vita vera, diversa dalle apparenze. Sapevamo qual era il momento giusto per muoverci e dove andare, proprio come quella mattina, e ce la saremmo cavata alla grande.

Così, in quest’anno in cui gli auguri sono meno banali che in altri, il mio è proprio questo: che vediate anche voi la Befana – perché esiste, fidatevi, io l’ho vista – che vi faccia fiorire il cuore e che tutti i giorni che verranno, belli, difficili o banali, abbiano in sé, anche solo per un attimo, un’epifania di fiducia e di gioia.

Daniela Grassi