Cultura, cultura, cultura, abitanti culturali, capitale…e Matera 2019. Sono le parole e i temi che con maggiore intensità stanno caratterizzando gli interventi dei candidati sindaci che guardano- giustamente- a una formidabile opportunità di crescita per la città, la Basilicata e il Mezzogiorno. E non sono i soli. Anche il governo ne parla, tanto più che dopo Expo 2015 l’appuntamento con Matera capitale europea della cultura per il 2019 coinvolgerà il BelPaese.

E accanto al governo ci sono le associazioni, quelle che con impegno e fortune diverse sperano nelle scelte giuste, con una adeguata programmazione e competenza, per fare ed esportare cultura e muovere l’economia. Auspici e stimoli da passare al futuro sindaco della “Città dei Sassi” e a una assemblea consiliare che sia composta da persone preparate e sensibili sui temi degli investimenti culturali, il resto dovrà farlo la Fondazione “Matera-Basilicata 2019′.

Nicola Palermo, vicepresidente dell’Onyx jazz club, che misura parole e interventi in una nota, indica quattro priorità per mettere in moto il processo di ripresa. Riguardano Matera centro culturale e creativo del Mezzogiorno e per il Mediterraneo, centro di innovazione per il suo potenziale, lo sviluppo Economico incentrato su settori tradizionali e la Pianificazione Territoriale ed Urbana e il Rinnovamento del tessuto sociale e culturale.

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Esordisce anticipando che… ” Io sarò per voi una voce fuori dal coro e per questo spero di non stonare troppo” ribadendo di essere ” … convinto che dalle nostre prossime scelte e dalle nostre azioni può nascer un cambiamento etico prima che culturale. Abbiamo nelle nostre mani una opportunità immensa, che non è calata dal cielo ma è stata il frutto di una grande azione collettiva. Noi abbiamo dimostrato che con l’intelligenza delle nostre comunità e con pochi soldi, si può vincere e raggiungere un grande traguardo; ora attorno a questa grande determinazione culturale e politica va chiamato a concorrere tutto il Sud cha sa fare e che vuole fare”.

E qui tira fuori il testo sacro, quel dossier che alcuni vorrebbero rivedere, che ha fatto la fortuna e la candidatura e la successiva investitura di Matera a Capitale europea della cultura per il 2019.

”Quello che c’è da fare è scritto – dice Nicola Palermo –nel programma presentato a sostegno della candidatura e con il quale abbiamo vinto, mantenendo un alto profilo. La vittoria di Matera ha rappresentato il miracolo di una convinzione, di una partecipazione collettiva cha ha messo da parte i soliti conflitti della politica ma che sono puntualmente riemersi durante la campagna elettorale. Come possiamo allora tutelare questo risultato, lasciandolo fuori dalla lotta per la supremazia del potere? Alla politica si chiede solo la guida e una coerenza attuativa ma coinvolgendo le forze vive della società, dalle singole personalità che storicamente hanno alimentato il dibattito nella nostra città, al mondo dell’imprese e del lavoro, all’associazionismo, allargando i propri confini, creando reti comuni, condividendo con le altre regioni del Sud e con tutta la macroregione euro mediterranea cultura, arte, turismo, enogastronomia, in cui Matera sia il primo polo di attrazione e di smistamento.

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L’Europa ci ha offerto l’occasione della vita e Matera può fare molto per l’Europa, donando l’immensità di se stessa, del suo patrimonio introvabile nel mondo. Fermarsi a banali riflessioni su ruoli individuali dimostra quanto poco abbiamo capito di quello che è accaduto ed oltretutto di quali siano le reali motivazioni che hanno spinto il popolo lucano a sostenere così fortemente quello che è successo. Matera è diventata un esempio per il Sud, prima che per l’Europa, e lo è diventata non tanto per la sua bellezza o per la sua storia, ma per le storie della sua gente, per un sogno a cui questo popolo ha dato un senso, una forma o come si usa dire oggi, una visione, ma che ha cambiato le cose per sempre. Il 17 Ottobre 2014 ha rappresentato la esternazione europea dell’urlo di un popolo che non vuole più essere considerato apatico, inerte: è stato il grido liberatorio e di esplosione di una comunità che non vuole più ritrovarsi da sola a lottare contro i mulini a vento, ma che vuole assumere un atteggiamento nuovo, oserei dire, un diverso stile di vita, per una città e per un popolo testardo, sincero, povero e fiero a cui la Storia finalmente rende quello che deve e che si va a prendere ciò che gli spetta. In questo sta il riscatto di questa comunità che ora finalmente può capire che non esistono figure messianiche che ci vengano a salvare ma che bisogna, da adesso, riprendere in mano la propria vita e farsi sentire, urlando più forte delle ipocrisie e delle millantate promesse, che potrebbero infrangere un sogno, che nato da pochi visionari, è diventato la realtà di tutti.

E allora, abbandonando logiche antiche, bisogna costruire una Cultura che costruisca valori ed inclusione sociale, a cui si deve accompagnare una riappropriazione da parte dei cittadini del loro ruolo di attori politici e di artefici del rinnovamento del governo locale.

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Il vicepresidente dell’Onyx non nasconde che “Il momento non sia  favorevole; con  situazione economica e politica afflitta da vari e grandi mali: investimenti senza progettualità, mercato senza responsabilità, tenore di vita senza sobrietà, efficienza tecnica senza coscienza, politica senza società, privilegi senza ridistribuzione, sviluppo senza lavoro”.

“Chiediamoci – commenta Palermo- c’è una via di uscita, pensando alle nuove generazioni future?Il cambiamento da me e da tutti invocato ed auspicato deve essere morale oserei dire spirituale, non ho detto religioso ma dello spirito, perché davanti alle crisi umane e comunitarie siamo chiamati tutti ad essere innovatori ed artefici di un cambiamento. Davanti a questa opportunità di Mt 2019, o ci esaltiamo tutti, surclassandoci davanti agli occhi del mondo, o tutti sprofonderemo, perché ci mostreremo miopi ed incapaci di concepire una visione nuova per questa città. I principi che possono darci una direzione di viaggio in questo percorso, potrebbero essere: il prevalere della realtà sull’idee, l’unità sopra i conflitti, la superiorità del bene comune sull’interesse di pochi.

La partita che andiamo a giocare con l’Europa, con l’Italia e con la nostra società, deve essere giocata da persone adulte e questo cambiamento, questo nuovo e diverso atteggiamento non nasce da un processo meccanico, automatico, ma parte dagli attori del processo cioè le persone: è necessario assumersi delle responsabilità adulte e darne conto in ogni momento. La Cultura che potrebbe essere per Matera e per tutto il Sud la salvezza, non può essere semplicemente uno scintillante cartellone di eventi ma la Cultura è anche un modo di essere, una scelta di modo di vivere, un esercizio quotidiano. Matera, la Basilicata e forse tutto il Sud hanno, o meglio sarebbe, abbiamo gravi responsabilità per non essere mai riusciti a portare in campo un nostro adeguato protagonismo e per non aver saputo porre la questione morale e quella dell’etica pubblica al centro della nostra crescita e riflessione.

Si rischia di rimanere adolescenti, capricciosi, ribelli, egoisti, chiusi in un narcisismo sociale che dimentica la vocazione di servire la società dotandosi di principi e di regole con cui guidare e accogliere le nuove generazioni e costruire il bene comune. Ci s’inventa bisogni, ci si placa la coscienza riempiendoci di dialettiche e strategie politiche, invece di investire tempo e disponibilità nell’educare alla giustizia e all’uguaglianza, al merito e alla solidarietà, le basi per una nuova convivenza sociale.

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Dai commenti alla proposta alle possibili soluzioni per la rinascita della comunità.

Primo obiettivo– precisa Palermo – è lo  Sviluppo Economico che per il nostro territorio si basa sull’Agricoltura, che rappresenta la storia economica delle nostre terre ed oggi è possibile giocarsi la carta dell’eccellenza nei prodotti enogastronomici. Dopo l’agricoltura viene l’Arte con la nostra cultura, la creatività e il turismo, ricorrendo a un piano strategico che faccia di Matera un’area economica produttiva con vocazione di sviluppo dei servizi. E poi l’Ambiente che si lega allo sviluppo sostenibile, allo sfruttamento consapevole dell’energia in tutte le sue fonti, allo sviluppo rurale. Dalle Murge alla collina materana, verso i calanchi e la costiera metapontina, il territorio materano e della sua provincia offre una diversità ambientale meravigliosa. Questa va valorizzata, protetta e impiegata strategicamente come risorsa di sviluppo.

Il secondo è la Pianificazione Territoriale ed Urbana : qualificazione architettonica, energetica ed abitativa oltre che ad uno sviluppo delle infrastrutture. Occorre una politica di investimenti con lo scopo di valorizzare il patrimonio immobiliare esistente e creare una città che, in continuità con i Sassi, sia urbanisticamente sostenibile. Perciò si deve intervenire su infrastrutture, trasporti, aree verdi attrezzate, il recupero urbano dei borghi La Martella e Venusio, con i loro importanti valori storici che li lega alla città.

Il terzo obbiettivo è Matera centro culturale e creativo del Mezzogiorno e per il Mediterraneo, centro di innovazione per il suo potenziale. Occorre una strategia per la creazione di nuovi laboratori culturali, la salvaguardia, riqualificazione e gestione dei contenitori culturali come Casa Cava o il Teatro Duni e gli spazi nei Sassi.

Il quarto riguarda il Rinnovamento del tessuto sociale e culturale. Si parte dalle scuole, riaffermando i valori etici e la cultura del Vicinato. La solidarietà, la coesione sociale, la collaborazione, la fiducia, il bene comune, la voglia di un protagonismo costruttivo, la valorizzazione dei talenti locali.

Quinto obbiettivo: Politiche per il lavoro ed inclusione sociale”.

Dai contenuti del Dossier al libro mastro delle cose da fare alle Sacre Scritture con il pensiero di Sant’Agostino.

“E’ Matera -conclude Palermo- che deve definire un sistema di governo all’altezza delle sfide e rivendicare così il suo ruolo di protagonismo regionale e meridionale. L’onere e il privilegio è di tutti i materani che possono trovare nella loro storia le lezioni antiche di un popolo che ha voglia di rimettersi in cammino e di crescere.Scriveva Agostino d’Ippona: “Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”.

Che Sant’ Agostino illumini prima l’elettorato affinchè compia scelte oculate per il prossimo quinquennio, con un governo cittadino all’altezza delle attese “europee” e un nuovo consiglio comunale che sappia sostenere con competenza e voglia di lavorare questo percorso.

Mane vobiscum…