L’idea di istituire la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici della Basilicata nasce nel dicembre del 2015 e nell’agosto del 2017 è stata riconosciuta e abilitata dal MIUR con specifico decreto ministeriale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. La SSML della Basilicata è abilitata ad istituire e ad attivare corsi di studi superiori per mediatori linguistici di durata triennale e a rilasciare i relativi titoli, equipollenti a tutti gli effetti ai diplomi di laurea triennale, conseguiti nelle Università al termine dei corsi afferenti alla Classe delle lauree universitarie in “Scienza della Mediazione Linguistica”.
La mediazione linguistica come disciplina accademica e come professione pratica favorisce una prospettiva interlinguale e interculturale sui vari contesti dell’azione comunicativa.
Il mediatore, oltre alle proprie attese nei confronti del senso del testo, prende anche in considerazione le attese delle persone a cui l’atto di mediazione è indirizzato. Il suo compito è simile a quello dell’insegnante che interpreta per gli allievi un testo nella loro lingua comune: lo fa con successo se riesce a individuare le loro attese e a tenerle in considerazione nel suo approccio interpretativo.
Nella mediazione l’interpretazione si complica: il destinatario appartiene, per forza di cose, a una comunità linguistica diversa rispetto a quella da cui proviene il testo. Perciò, oltre alla pluralità e la diversità delle attese e dei “pregiudizi” che si devono alle caratteristiche particolari di ogni individuo, alle sue conoscenze ed esperienze personali, il mediatore deve anche tener conto di quei “pregiudizi” che, in qualche modo, sono dovuti all’appartenenza linguistica del destinatario e alla sua cultura.
Questa prospettiva si manifesta sia nella scelta delle tematiche, sia delle lingue stesse scelte. L’impostazione interdisciplinare pensata all’interno della nostra SSML risponde alla natura profondamente interculturale della mediazione linguistica. Per questa ragione la stessa offre il proprio spazio non solo a studi linguistici e letterari ma anche a quelli della sociologia, della storia, dell’economia e giurisprudenza, solo per nominare alcune delle discipline che si occupano del complesso fenomeno della cultura.
Anche se le scuole superiori per mediatori linguistici nascono dalla trasformazione delle preesistenti scuole superiori per interpreti e traduttori, il Mediatore Linguistico è una figura professionale moderna e dinamica, in grado di “mediare” tra le diverse lingue di sua competenza e di “interpretare” le diverse culture e i diversi costumi dei paesi in cui le stesse lingue sono parlate.
Per poter “entrare” all’interno della cultura di un popolo è fondamentale possedere dei registri linguistici comuni, presupposto indispensabile per carpire l’anima identitaria di un determinato territorio. A questo va collegato un’attenta conoscenza della memoria storica di quel popolo, degli usi, della normativa e delle dinamiche sociali e economiche che ne regolano la vita. La scelta delle lingue attivate presso la Nostra SSML è il risultato di un’attenta analisi dell’attuale contesto geopolitico e delle dinamiche economiche e sociali dall’area sub-sahariana a quella euroasiatica, infatti, gli studenti, oltre alle conoscenze obbligatorie in Italiano e Inglese, hanno scelto la seconda lingua tra Francese, Tedesco, Portoghese e Spagnolo e la terza tra Arabo, Cinese, Giapponese e Russo. Ne abbiamo parlato con il Direttore della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici della Basilicata il Prof. Nicola Montesano che ci ha detto: “ Tra le novità assolute introdotte in questo anno accademico 2020/21, invece, ve ne sono tre che meritano di essere ricordate. La prima, la SSML della Basilicata è stata scelta -insieme a pochissime altre istituzioni nazionali- tra quelle in cui oltre al Diploma di Laurea Triennale viene conferito anche il Supplemento al Diploma Europass delle certificazioni linguistiche, con validità internazionale. Il “Supplemento Europass al Diploma di Laurea” descrive in modo standard ciascun percorso e indirizzo ufficiale di istruzione secondaria di secondo grado, consentendo di dare sinteticamente trasparenza ai titoli di studio in termini soprattutto di competenze attese e di possibili sbocchi professionali.
La seconda, invece, è relativa all’inserimento della nostra istituzione tra quelle che partecipano al Programma Marco Polo – Turandot, un progetto di interscambio culturale tra Italia e Cina: in pratica, questa SSML può ospitare ogni anno fino a 10 studenti provenienti dalla Cina per apprendere o rafforzare il loro italiano fino ad un livello B2.
La terza, infine, riguarda l’attenzione che la nostra SSML ha riservato a quello che potremmo definire “Interpretariato di inclusione sociale.
Da quest’anno è attivo l’insegnamento della LIS – Lingua Italiana dei Segni, grazie all’accordo con la cooperativa SegnaLIS e al suo Presidente Antonio Parente”.
La SSML della Basilicata è la prima istituzione di questo genere a includere all’interno della propria offerta linguistica anche la LIS, una lingua con proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali. Si è evoluta naturalmente, come tutte le lingue, ma con una struttura molto diversa, che utilizza sia componenti manuali sia non-manuali, quali l’espressione facciale, la postura, ecc. Ha meccanismi di dinamica evolutiva e di variazione nello spazio, e rappresenta un importante strumento di trasmissione culturale. È una lingua che viaggia sul canale visivo-gestuale, integro nelle persone sorde, e ciò consente loro pari opportunità di accesso alla comunicazione, in pratica una lingua che racchiude tutto quello che è lo spirito e la didattica attuata all’interno del nostro corso di laurea, mediare, creare un ponte per comunicare, un mezzo per includere e non escludere nessuna persona, nessuna cultura, nessuna confessione. Continua il Direttore Prof. Nicola Montesano : “Oltre due anni fa, ricevetti una telefonata da quella che oggi è una nostra studentessa del terzo anno, in cui la stessa mi chiedeva se poteva iscriversi a questo corso di laurea, premettendo e, quasi giustificando quella richiesta di essere tetraplegica dall’età di 4 anni e costretta su una sedia a rotelle, con tutte le difficoltà che ne conseguono: la mia risposta, quasi sussurrata per l’emozione fu -e la ricordo ancora perfettamente- “…non solo puoi iscriverti, e secondo la legge anche senza alcun onere, ma faremo di tutto per darti la possibilità di realizzarti professionalmente.”
Quest’anno, un altro studente ha scelto il nostro percorso di studi, possiede delle abilità speciali, ha la sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo, annoverato fra i disturbi dello spettro autistico «ad alto funzionamento» che, però, non comporta alcun ritardo nell’acquisizione delle capacità linguistiche né disabilità intellettive. Ho fatto riferimento a questi due studenti -con la preventiva acquisizione del permesso di farlo- per sottolineare come una piccola comunità universitaria come questa possa diventare anche un punto di riferimento e un laboratorio territoriale per l’inclusione”.
Valutare la qualità inclusiva in ambito educativo, infatti, è oggi fondamentale per promuovere un clima formativo realmente efficace, che permetta ai docenti di leggere, rilevare e comprendere in quale misura i processi educativi, organizzativi e didattici possono essere definiti inclusivi e quali scelte assumere per rimuovere gli ostacoli alla partecipazione e all’apprendimento di tutti gli studenti.
Una serie di attività e di programmi, quindi, mirati all’abbattimento di quelle che ho definito in altri contesti “barriere architettoniche della conoscenza” attraverso la creazione di percorsi mirati per rendere gli spazi di apprendimento universitario sempre più inclusivi e aperti, in modo da permettere ad ogni persona di seguire un percorso di studi e di acquisizione delle conoscenze e delle competenze che possano garantire, non solo un titolo di studi ma anche e soprattutto un futuro professionale gestito autonomamente.