Una locandina e un tema ”…Artisti per le vittime del mare…” per una mostra denuncia al Castello Aragonese dal 17 al 23 ottobre Taranto , con le opere dai colori, forme e tecniche diverse di Mario Calcagnile, Michele Di Leo,Francesco Granito, Beppe Labianca, Sabino Lerario, Alvaro Spagnesi, Luigi Viapiano, Claudio Vino. Opere stese idealmente sulle onde del Mar grande che disegnano increspature spumeggianti, quasi lacrime tra i fiori lanciati al largo per salutare quanti non ce l’hanno fatta a raggiungere la terra Promessa, verso la Libertà, un futuro migliore. E’ uno spaccato dell’Italia dalle mani tese, dell’integrazione in bilico tra paternalismo e opportunismo di quanti ci vivono – come ha mostrato l’inchiesta Roma Capitale- sulle miserie di tanti disgraziati e per i quali l’Europa continua a far finta di nulla, favorendo l’innalzamento di muri, reticolati e di paure che alimentano nazionalismi e qualinquismi. Non è facile uscirne e il BelPaese deve fare i conti con le tutele decrescenti delle pseudoriforme sul lavoro sempre più precarie. E allora l’arte che nel ”Mare Nostrum”, il Mediterraneo, ha una dimensione di sintesi per tante culture diverse, apre ai versi di speranza e contro ogni discriminazione come Pier Paolo Pasolini dice in “Profezia ” : Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli,scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri (…) Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane”. Più profetico di così… E continua ” Tempi bui i nostri, nei quali il rifiutare “l’altro da noi’’ è ormai un virus dilagante e maleodorante di fascismo che, di giorno in giorno, fa scempio di brandelli d’umanità. “Tragodìa” nella quale, l’ossessiva compulsione del voler allontanare il “nemico”, si fa macabro “canto del capro”, mediante il quale, l’Occidente, con la sua xenofobanevrastenia, tenta goffamente di esorcizzare i propri antichi retaggi e le proprie colpe.
La Storia però non si può respingere!
E allora Claudio Vino, con la creatività interdisciplinare che contrassegnano da sempre il percorso, affida al visitatore l’opera “Profezia” . Le linee tratteggiano i volti di tanti disperati di Mamma Africa e in fondo un profeta, un preveggente Pier Paolo Pasolini che auspicava un’altra P…quella di Paradiso.
La scheda
Claudio Vino – “Profezia” (Particolare)
In ricordo di Thomas Sankara
Tempera, olio, carboncino, matita, gomma lacca e ossidi su carta da scenografia – mt. 2,00 x 2,00.