HomeCulturaLa Materdomini turca

La Materdomini turca

LA BASILICATA è una scacchiera. Le caselle bianche fanno da tana agli insediamenti culturali, le celle nere spiegano dolori e passioni delle storie storicizzate: povertà con rassegnazione come miseria priva di rancori; nel salto fra gli elementi, vedo il piccino Miglionico. Quel borgo dove i baroni fecero carte di sotterfugi già ai tempi del gagliardo Ferdinando I. Ma per chi ama le viuzze e i segni di creatività posti nei riposi del sole, esiste un asse che supera addirittura il sublime del Polittico del Cima da Conegliano, i passaggi d’Ettore Fieramosca e la linea del Convento. Che tiene nello stesso respiro la Torre di Fino – una sostanza artificiale ficcata nel panorama più intransigente che c’è in paese – e, su tutto e tutto quanto, la Chiesa Santa Maria Mater Domini.

In questo luogo il culto è dell’immagine d’una delle tante vergini con Bambino (ritenuta di fattura greca). Ma che fra le originalità ricorda quello d’aver soppiantato la venerazione addirittura al più gettonato ancora san Nicola. La chiesetta a croce greca fu trasformata nel XVI secolo. Testimoniando delle sue origini un piccola ambiente a volte in pietra viva proprio del XII. Nel anno 22 del secolo breve, la chiesa fu abbattuta successivamente a un crollo. Eppure la madonna dipinta su lastra di tufo si salvò. L’aneddoto, direbbe lo storiografo Varuolo, è particolarmente simpatico: specie se lo si pone in chiave di paragone della vita stessa di questo rudere.

Sotto questo quartiere già casa dei turchi, elemento di grande fascino almeno quanto la costatazione che tanti paesi lucani sono stati vissuti agli albori da, appunto, turchi greci albanesi enotri ecc., scorreva un passaggio diretto fuori le mura del borgo antico. Forse a finire nei lampi di luce dell’area della Diga di san Giuliano. Tutte le volte sentiamo la materia della Materdomini farsi presenza davanti a noi, a questo pensiamo. E il suo mistero in qualche misura lussurioso, fra gemiti di saccheggi e resistenza degli indigeni, chi chiede puntualmente di riproporci a lei. In uno spaccato di beltà semplice che ci fa immaginare Fino quale porta d’ingresso, invece che limite posto a limitarci.

Allo stesso modo di tanti altri margini che marginalità negativa mai saranno, qui siamo nel puro dovere dell’ispirazione allacciata alla frequenza dei cuori. Tra la misteriosa sensazione del passato e la ricerca d’un futuro presente illuminato.

Nunzio Festa
Nunzio Festa

BREVE NOTA BIOGRAFICA

Nunzio Festa è nato a Matera, ha vissuto in Lucania, a Pomarico, poi in Lunigiana e Liguria, adesso vive in Romagna.

Giornalista, poeta, scrittore.

Collabora con LiguriaDay, L'Eco della Lunigiana, Città della Spezia, La Voce Apuana e d'altri spazi cartacei e telematici, tra i quali Books and other sorrows di Francesca Mazzucato, RadioA, RadioPoetanza e il Bollettino del Centro Lunigianese di Studi Danteschi; tra le altre cose, ha pubblicato articoli, poesie e racconti su diverse giornali, riviste e in varie antologie fra le quali: Focus-In, Liberazione, Mondo Basilicata, Civiltà Appennino, Liberalia, Il Quotidiano del Sud, Il Resto.

Per i Quaderni del Bardo ha pubblicato “Matera dei margini. Capitale Europea della Cultura 2019” e “Lucania senza santi. Poesia e narrativa dalla Basilicata”, oltre agli e-book su Scotellaro, Infantino e Mazzarone e sulle origini lucane di Lucio Antonio Vivaldi; più la raccolta poetica “Spariamo ai mandanti”, contenenti note di lettura d'Alessandra Peluso, Giovanna Giolla e Daìta Martinez e la raccolta poetica “Anatomia dello strazzo. D'inciampi e altri sospiri”, prefazione di Francesco Forlani, postfazione di Gisella Blanco e nota di Chiara Evangelista.

Ha dato alle stampe per Historica Edizioni “Matera. Vite scavate nella roccia” e “Matera Capitale. Vite scavate nella roccia”; come il saggio pubblicato prima per Malatempora e poi per Terra d'Ulivi “Basilicata. Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida critica.”. Più i romanzi brevi, per esempio, “Farina di sole” (Senzapatria) e “Frutta, verdura e anime bollite” (Besa), con prefazione di Marino Magliani e “Il crepuscolo degli idioti (Besa).

Per le edizioni Il Foglio letterario, i racconti “Sempre dipingo e mi dipingo” e l'antologia poetica “Biamonti. La felicità dei margini. Dalla Lunigiana più grande del mondo”.

Per Arduino Sacco Editore “L'amore ai tempi dell'alta velocità”.

Per LietoColle, “Dieci brevissime apparizioni (brevi prose poetiche)”.

Tra le altre cose, la poesia per Altrimedia Edizioni del libro “Quello che non vedo” (con note critiche di Franco Arminio, Plinio Perilli, Francesco Forlani, Ivan Fedeli, Giuseppe Panella e Massimo Consoli) e il saggio breve “Dalla terra di Pomarico alla Rivoluzione. Vita di Niccola Fiorentino”.

Per Edizioni Efesto, “Chiarimenti della gioia”, libro di poesie con illustrazioni di Pietro Gurrado, note critiche di Gisella Blanco e Davide Pugnana.

Per WritersEditor, la biografia romanzata “Le strade della lingua. Vita e mente di Nunzio Gregorio Corso”.

Per le Edizioni Ensemble, il libro di poesie “L'impianto stellare dei paesi solari”, con prefazione di Gisella Blanco, postfazione di Davide Pugnana e fotografie di Maria Montano.

Per Bertoni Editore, il libro di poesie “Semplificazioni dai transiti sotto la coda di Trieste”.

Per Tarka Edizioni, il saggio narrativo “Ai piedi del mondo. Lunigiana e Basilicata sulle corde degli Appennini”.

Per BookTribu, il romanzo breve “Io devo andare, io devo restare”.

nunziofesta81@gmail.com.

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti