Quando si parla del “grande corso”, l’imperatore Napoleone Bonaparte, è naturale fa riferimento a grandezza e bellezza, luci, amori, passioni e di sogni mancati di conquista e di quel che avrebbe potuto essere se non ci fosse stato l’esilio di Sant’Elena…Il libro ”Verso Sant’Elena, di Roberto Pazzi, edito da Bompiani, che sarà presentato a Matera, giovedì 18 aprile al Dedalo, nel corso degli incontri a cena con l’autore, è l’occasione per tornare sui luoghi dei delitti e del ”senno di poi” della storia. E gli spunti per sfogliare le pagine di vita del grande condottiero non possono che partire dall’ardore giovanile per la dolce Eugenie, protagonista con Clisson, di un romanzo giovanile di Napoleone, pubblicato postumo nel 1929. Un lavoro dal quale si snodano come i grani di un rosario, tra pagine di ironia, entusiasmo, sogni, rimorsi, calcoli strategici e diplomatici, vittorie e conquiste dell’Imperatore. Materia per memorie che sarebbero tornate buone per i ”sorveglianti” inglesi, sempre attenti che il ”Generale” non riuscisse a fuggire come già accaduto con l’esilio all’isola dell’Elba, e per la piccole corte di fedelissimi -o presunti tali- pronti a vendersi per un pezzo di gloria acquisita di riflesso. Non ci addentriamo nei quattro capitoli del libro e del prologo, che Pazzi descrive con i ritmi giusti, riservandosi un pizzico di suspence con la nebbia transalpina che rallenta l’approdo della Northumberland a Sant’Elena. Ma ci piace immaginare un Napoleone nel segno e nel sogno di una Europa Unita, fuori dai legittimismi della Restaurazione che somigliano tanto ai revanchismi e ai sovranismi dei nostri giorni. Chissà se nottetempo l’imperatore avesse preso il largo e riscattato Waterloo? Non c’è controprova perchè la storia con i ”sè i ma” non si fa. Ma resta la visione d’insieme, la cultura per la bellezza e il rispetto per i popoli, usi, costumi e religioni. E l’interrogativo si ripete uguale, oggi che commentiamo un po’ tutti come un colpo al cuore il rogo che ha distrutto la basilica di Notre Dame de Paris.Non ci par vero.<ma con l'obiettivo che risorgerà dalle ceneri come l'Araba Fenice. Anche questa è grandezza di pensiero. E Bonaparte ce ne ha lasciata un po'…

NELLA LOCANDINA TUTTO SULLA SERATA E L'ORGANIZZAZIONE

Candidato al Premio Strega 2019
«Sogna la vita che ti manca, Napoleone. Abbiamo poche ore prima dell’alba, ma quella vita non si misura con gli orologi. Una notte vale un secolo… Ti darò altro tempo, la preziosa materia che ti manca.»
«La percezione del reale, che è possibile modificare con la dimensione fantastica del sogno, guida la scrittura alla reinvenzione dell’architettura esistenziale» – La Lettura
È ormai calata la sera quando Napoleone apprende che giungerà in vista di Sant’Elena all’alba. L’imperatore si ritira presto sulla Northumberland, quel sabato 14 ottobre 1815. Da più di due mesi è in navigazione sulla fregata inglese. Che cosa mediti alla fine del viaggio e forse dell’avventura della sua vita, nessuno potrebbe saperlo, mentre cigola la porta della cabina, non per un colpo di vento. Chi è mai la bella clandestina entrata? È davvero l’Eugénie, l’eroina del suo romanzo giovanile rimasto nel cassetto? Dopo la donna, nel dormiveglia compaiono la madre e alcune inquietanti presenze protagoniste degli eventi della sua vita dalla Rivoluzione alla battaglia di Waterloo. In Europa intanto si diffondono reazioni contrastanti. A San Pietroburgo lo zar Alessandro comincia a prevederne imbarazzanti rivelazioni. Pio VII accoglie a Roma i congiunti rifiutati dalle dinastie che avevano sollecitato l’onore d’imparentarsi coll’imperatore. A Vienna la moglie Maria Luisa, in procinto di recarsi a governare Parma, si concede al generale Neipperg. Il governatore designato di Sant’Elena a Londra riceve segrete istruzioni. Sulla Northumberland a poche ore dalla meta tutti dormono. La sola Eugénie veglia, custode del sonno di Napoleone: «dormi, sogna, riposa, ma sogna con la stessa potenza con cui hai combattuto, e non arriveremo mai a Sant’Elena.» E scrive sul diario di bordo il diverso corso che Napoleone immagina ancora d’imprimere alla Storia, mentre la nave sembra sparire in un folto banco di nebbia. L’epica visionarietà ispiratrice dell’autore di Cercando l’Imperatore, riconosciutagli dal «Times Literary Suppliment» e «The New York Times», umanizza un altro imperatore, quel Napoleone che già la poesia di Manzoni aveva trasfigurato. Il viaggio infinito sulla nave del grande prigioniero, con le sue fughe in avanti e indietro, si eleva così a simbolo di quella sognata reinvenzione dell’esistenza, tentata di visitare altre vite possibili, che in vista della fine si annida forse in ogni anima umana.