mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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La Biblioteca cerca un ”Callimaco” disperatamente. Ma fate presto!

Pasquale Doria che ha frequentato, come tanti della Prima Repubblica, la Biblioteca provinciale ‘’ Tommaso Stigliani’’ nella vecchia sede di Piazza San Rocco e poi in quella attuale del Palazzo dell’Annunziata, proprio non si rassegna – e lo ricorda puntualmente – a tanta indifferenza istituzionale sulle cose da fare per evitare che la biblioteca ( Non sia mai! Ripete un intercalare dialettale) finisca come quella di Alessandria…in fumo o nell’oblio. Senza un bibliotecario, l’ultimo è andato in pensione nel 2017, e senza un adeguato organico con le professionalità necessarie e oggi ridotto ad appena 12 unità, si fanno solo passi indietro. Del resto, ed è bene dirlo, ad oggi non si sono visti nemmeno gli 870.000 euri del settore attività produttive per mettere una pezza alla gestione 2024, mentre tra silenzi e ‘’de profundis’’ quelle risorse da 1,3 milioni di euro sono finiti nel libro della ricerca del tempo e del fondo perduto, parafrasando un noto lavoro di Marcel Proust. Prosegue, intanto la petizione, per salvare la biblioteca che ha superato le 30.000 firme. Certo se fossero un partito potrebbero eleggere qualcuno in consiglio regionale, per sbloccare la situazione. Servono la buona politica e tanti buoni lettori. Pasquale Doria ci ricorda il filosofo materano Eustachio Paolo Lamanna, ottimamente presente con tanti suoi lavori nella Biblioteca ‘’Tommaso Stigliani’’. Lo vediamo in una foto d’epoca, messa a disposizione da Daniele Fragasso, che raffigura l’intellettuale nel 1941 in compagnia di altri figure di rilievo del secolo scorso: Pietro Mascagni, Giorgio La Pira e Pietro Calamandrei. Certo se sapessero in che maniera ‘’sciagurata’’ è il presente della nostra istituzione culturale avrebbero lanciato strali nei confronti dei responsabili e degli irresponsabili di oggi.

SALVIAMO
LA BIBLIOTECA.

DAL MITICO
BIBLIOTECARIO
CALLIMACO
A UNA STORICA
PARTITA A CARTE
TRA LAMANNA,
MASCAGNI,
LA PIRA
E CALAMANDREI

Il bibliotecario per eccellenza, in età ellenistica, era Callimaco, filologo e poeta nato a Cirene, l’attuale città libica di Shahat. Callimaco da Cirene divenne il bibliotecario della più mitica delle biblioteche della storia dell’umanità, quella di Alessandria. Il significato del suo nome di battesimo può essere interpretato con l’espressione buon combattente. Tenace, aveva trovato lui il sistema per stilare il catalogo, ovvero ordinare una vera e propria montagna di libri. Conoscenze che consentivano di aiutare gli studiosi a orientarsi, avendo diviso l’enorme patrimonio che gli venne affidato in materie e raccolte. Un lavoraccio. Nel tempo, che probabilmente va dal 300 avanti Cristo al 642 dopo Cristo, il suo modello fu seguito da bibliotecari come Zenodoto di Efeso, o Aristofane di Bisanzio. Ma nulla avrebbero potuto fare tutti loro contro la distruzione causata dalle fiamme. Circolano varie versioni dell’incendio, secondo una tra le più popolari, fu il califfo Omar, vissuto nel VII secolo, a ordinare di distribuire i libri nei bagni pubblici di Alessandria. Divennero combustibile per riscaldare l’acqua e ci vollero sei mesi per ridurli in cenere.
Difficile dire se finirono davvero bruciati secondo questa versione. Ma fu forse per ricordare una perdita ritenuta incolmabile che venne coniato il termine bibliotafio, il sepolcro dei libri.
Dopo questa lunga digressione, mi sono chiesto se fosse possibile associare la figura di Callimaco a quella molto amata del direttore della Biblioteca provinciale “Tommaso Stigliani” di Matera di qualche anno fa, Raffaele Lamacchia. Credo che, mutati i tempi, il parallelo non sia fuori luogo. Ma anche il suo riconosciuto impegno, come quello dei suoi successori, sta correndo seri rischi per quanto riguarda la natura e la qualità di un dignitoso servizio pubblico, oggi gravemente menomato.

La mente corre a una sala allestita nell’ex convento dell’Annunziata, quella dedicata al filoso materano Eustachio Paolo Lamanna. Fu preside della Facoltà di lettere e filosofia di Firenze dal 1947 al 1953 e rettore dell’Ateneo dal 1953 al 1961, nonché autore di un fortunato manuale di filosofia per le scuole. Il suo ricco patrimonio, donato alla città, è stato salvato dall’opera lungimirante dei nostri bibliotecari, per quanto l’ultimo con questo incarico è andato in pensione nel 2017. Come nave senza timoniere, è uno dei paradossi che affligge una prestigiosa fonte zampillante di saperi, costretta da anni a mendicare le risorse spettanti per legge, onde evitare il triste naufragio in porto della sua chiusura.
Ci stiamo giocando le nostre radici più profonde e, a tratti, si ha la sensazione di assistere a una partita giocata con le carte truccate. Tutta altra storia rispetto alla foto, una testimonianza eccezionale, non trovo altra espressione, di una partita a scopone immortalata nel mese di maggio del 1941 all’Hotel Excelsior di Firenze. Intorno al tavolo da gioco, con la sigaretta è riconoscibile Lamanna, con lui Pietro Mascagni, Giorgio La Pira e Pietro Calamandrei. Un poker d’assi che ha sottoposto alla mia attenzione il materano Daniele Fragasso, la cui famiglia conserva la preziosa immagine. Grazie per la segnalazione, e per chi ne avesse voglia, un vero profluvio di fotografie, libri e documenti di Lamanna è possibile consultarlo, non si paga nessun biglietto, si trova nella sala a lui dedicata, custodito nella nostra Biblioteca, in lotta da anni contro ogni tentativo di ridurla a triste bibliotafio della memoria tradita.
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Sotto, un eccezionale documento. Partita a scopone immortalata nel mese di maggio del 1941 all’Hotel Excelsior di Firenze. Intorno al tavolo da gioco, con la sigaretta è riconoscibile Eustachio Paolo Lamanna, con lui Pietro Mascagni, Giorgio La Pira e Pietro Calamandrei. (Archivio Daniele Fragasso)

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