Chissà quante volte Domenico Notarangelo, scrittore, giornalista e cultore della storia del territorio, è stato tra il rione Dirupo, a Pisticci, e a valle in piazza Elettra a Marconia, con la sua inseparabile macchina fotografica e con l’occhio pronto a cogliere luoghi, volti di persone, momenti della tradizione locale che costituiscono una eredità importante per quanti vogliono sapere, conoscere di fatti e cultura del passato. E Domenico, per gli amici ”Mimì”, lo ha fatto con rispetto ” K’ Rspett” come il tema della mostra allestita presso la sede comunale di Piazza Umberto I a Pisticci . Una raccolta di foto d’epoca curata da Antonio Notarangelo e Davide Crucinio, che si potra ammirare a Pisticci fino al 23 settembre e fino al 21 settembre a Marconia presso i locali dell’ex istituto Agrario . Un viaggio nella memoria dei luoghi tra feste religiose, vita domestica con le donne in costume tradizionale, personaggi in bianco e nero che ”contrastano” con il candore delle case tinteggiate a calce. Un Amarcord da non perdere. ”Perchè il passato- diceva Domenico Notarangelo- è la memoria del nostro futuro…”

LA NOTA DI PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

Mostra Fotografica “K’ RSPETT: Pisticci e Marconia, Storia e Tradizioni
Trattasi di una mostra itinerante delle opere dell’artista, antropologo e sociologo Domenico Notarangelo. Nato in Puglia, si stabilisce a Matera nella seconda metà degli anni 50, corrispondente per la Basilicata del quotidiano L’Unità. Da fotoreporter, da studioso della civiltà contadina, di quel Sud più a Sud come la terra di Lucania sa essere, capace di cogliere l’intimità e la voglia di riscatto della sua gente, la poetica dello spirito di sacrificio scalfita nei loro volti e la necessità di abbandonarsi ed abbandonare le terre, in nome di un progresso industriale che giammai fu per loro, progresso e riscatto. Fotografo, scrittore e storico delle tradizioni popolari, fu testimone dei cambiamenti politici e sociali di un’epoca. Collaborò con grandi registi come Pier Paolo Pasolini e Francesco Rosi, Vittorio Taviani e Lino Miccichè. Il suo archivio è stato dichiarato nel 2011, Bene storico di interesse nazionale dal Ministero dei Beni Culturali.
L’intento della mostra è riconoscere noi stessi nella nostra storia e nelle nostre radici, nell’immediatezza della fotografia approcciare con emotività e sentimento alla nostra identità. Utilizzeremo l’obiettivo della sua macchina ed il suo sguardo su chi eravamo per capirci meglio, per conoscerci, forse anche per amarci un po’ di più.