Certo, non si contano le prese di posizione nette di Papa Francesco contro il sistema capitalistico individuato, senza se e senza ma, come la causa delle ingiustizie, le disuguaglianze, la povertà, il dramma delle migrazioni, la distruzione del pianeta. L’enciclica “Laudato Sì” è esplicita in molti suoi passaggi (“non sarebbe veramente degno dell’uomo un tipo di sviluppo che non rispettasse e non promuovesse i diritti umani, personali e sociali, economici e politici”. E ancora che :  “Il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni e, perciò, il diritto universale al loro uso, è una “regola d’oro” del comportamento sociale, e il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale”). 

Solo a marzo scorso, a Matera, abbiamo udito proferire dal Cardinale Peter Turkson parole, concetti, analisi di una  (https://giornalemio.it/cronaca/turkson-ciotti-questo-sistema-economico-di-rapina-e-da-cambiare/)  radicalità stupefacente rispetto allo stato delle cose sul pianeta Terra e nella individuazione chiara e senza eufemismi del cuore del problema, ovvero “il mercato” indicato come malattia da combattere.

Posizioni che vedono la Chiesa di Papa Francesco impegnata in una sorta di connessione del Vangelo con l’apertura di una nuova via di progresso per il destino del mondo, con sorprendenti venature socialisteggianti.

E proprio di origini cristiane del socialismo scriveva esplicitamente nel lontano 1968 Don Nicola Calbi, originario di San Mauro Forte e sacerdote a Tricarico, nel suo dirompente -per l’epoca- libro “La scoperta del Vangelo e il nuovo socialismo” (Edizioni Presenza, Lire 1.000) esplicitando la convinzione dell’ineluttabile avvento di una società che vedeva fondata su un “nuovo” socialismo di origine biblica.

Una analisi che partiva dalla ferma critica alla ghettizzazione della chiesa in un suo partito (la DC) e all’auspicio del “ritorno dei cattolici al Vangelo e preparare lo spazio alla loro presenza, oggi nella elaborazione e domani nella creazione di una società a carattere socialista“.

E’ un testo che meriterebbe una ristampa, per essere letto con gli occhi di oggi, si rivelerebbe una traccia interessante e di grande attualità, considerato il citato protagonismo della Chiesa di questo Papa venuto da lontano sul fronte sociale a fronte della totale perdita di appeal del movimento socialista che sembra aver ammainato il suo ruolo di difesa dei deboli e di contestazione del sistema.

In questi giorni Nicola Calbi (non più sacerdote) è ritornato a San Mauro Forte dove lo ha incontrato Mimì Deufemia, che gli ha fatto alcune domande che ci ha poi inviato e che pubblichiamo a seguire.

INTERVISTA AL PROFESSOR NICOLA CALBI

“Tricarico non è solo il paese dove Rocco Scotellaro, cantore dei contadini del sud. Qui, nel 1968, in una chiesa povera e disadorna, nacque “La scoperta del Vangelo e il Nuovo Socialismo”, il libro di Don Nicola Calbi, sacerdote originario di San Mauro Forte.
Vangelo e Socialismo. Da un’anatomia comparata di questi due pensieri Don Nicola individuò i punti in comune, scoprendo i “germi biblici” presenti nel marxismo.

Il libro rappresentò una sfida all’ordine costituito, ai luoghi comuni, alle credenze diventate dogma, al mito dell’unità politica dei cattolici.
Per Don Nicola il principio di laicità dello Stato era un’esigenza del Vangelo. Così come imposizioni contrarie a tale principio erano per lui l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, l’indissolubilità del matrimonio, lo stesso Concordato.

Tesi considerate sacrileghe dai benpensanti dell’epoca. Oggi, di quel giovane sacerdote, del “prete comunista”dal sorriso timido e mite, è rimasto un ricordo sbiadito.

Dopo la pubblicazione del libro, Calbi ha insegnato filosofia nella Scuola Pubblica, e oggi, ormai ultraottantenne, vive a Roma ospite dell’Ordine Religioso dei Padri Trinitari. Di tanto in tanto torna a San Mauro Forte per far visita ai parenti e agli amici.

Nell’occasione gli abbiamo rivolto alcune domande a cui ha gentilmente accettato di rispondere: 

DProfessor Calbi, quali ragioni lo portarono a scrivere “La scoperta del Vangelo e il Nuovo Socialismo”?
R-Sin da studente mi ero reso conto che la Santa Madre Chiesa si era chiusa come in un castello, separata dal mondo, al punto che essa veniva a identificarsi con il clero, con l’alta gerarchia e non con il Popolo Santo di Dio.
Gesù diceva :“ Voi siete la luce del mondo. Voi siete il sale della terra”. Ecco perché, nel mio piccolo, parroco a Tricarico, volli dare un contributo affinchè la Chiesa uscisse da quel castello per compiere la sua missione nel mondo.

D-Con le tesi sul divorzio, il socialismo, la laicità dello Stato, lei gettò nel panico il vescovo e alcuni esponenti di primo piano della Chiesa Cattolica.
R-Inizialmente il libro fu compreso solo da alcuni sacerdoti che, nel clima della contestazione giovanile di quegli anni, divennero punto di riferimento di un’intera generazione. Furono quei sacerdoti a divulgare il mio pensiero.
Di Don Nicola Calbi si parlò dappertutto.
Una parte della gerarchia ecclesiastica e la maggioranza del clero non capirono. Fui accusato di aver scritto un libro contro la Chiesa. Invece, con “La scoperta del Vangelo e il nuovo socialismo”, non mi riferivo tanto al socialismo marxista, ma a quel socialismo che può avere come base la predicazione di Cristo.

D-Quali conseguenze ebbe su di lei la pubblicazione del libro?
R-Il libro influì sul mio percorso di vita, poichè a seguito della sua pubblicazione scoprii che la mia vera vocazione era quella di contribuire a preparare il laicato cattolico.
Il libro ebbe successo perché l’apertura della Chiesa al mondo esterno era divenuta una necessità e non aveva più senso che i cattolici avessero un loro partito, loro scuole, loro ospedali.
Il cattolico è fatto per essere lievito, fermento, luce, sale in tutti gli ambiti della vita sociale.
Soprattutto verso coloro che cattolici non sono.
Ricordo un’espressione contenuta in un documento molto antico, “La Lettera a Diogneto” : “I cristiani sono nel mondo, quello che l’anima è nel corpo”.

D-Qual’ è oggi il rapporto dei cattolici con la politica?
R-I cattolici sono scomparsi dalla politica. Il mio intento era che scomparisse il partito dei cattolici e non che scomparissero i cattolici dalla politica. I cattolici sono scomparsi perché mai nessuno ha pensato di formare un laicato cattolico per la politica.
Quel laicato cui, secondo il Concilio Vaticano Secondo, spetta il compito di “ Cercare il regno di Dio portando a perfezione le cose terrene : il matrimonio, la famiglia, l’impegno sociale, l’educazione dei figli, la politica ”.
Tanti sacerdoti, invece, pretendono che i laici facciano gli eterni chierichetti.

D-Come fu accolto il suo libro dagli ambienti politici dell’epoca?
R-Il libro fu accolto con entusiasmo solo dai comunisti. Tanto è vero che quando fui attaccato duramente dal Direttore dell’Osservatore Romano, giornale della Santa Sede, per rispondere non trovai spazio sui giornali dell’epoca.
Mi rivolsi, allora, all’Unità che mi accolse con benevolenza e per due volte pubblicò le mie risposte al giornale vaticano. Fu così che, molti cattolici per leggere i miei scritti furono costretti a comprare il giornale dei comunisti.

D-Professor Calbi, a suo giudizio, come devono porsi i cattolici (e non solo) rispetto al dramma dei tanti che raggiungono il nostro paese per fuggire dalla miseria e dalle guerre?
R-I cattolici devono innanzitutto ispirarsi alla parola del Signore : ”Avevo fame e mi deste da mangiare “; “Ero straniero e mi avete accolto”, “Ero in carcere e siete venuti a visitarmi” ; Ero malato e siete venuti a trovarmi”.
La solidarietà fa parte dell’essenza stessa della fede cristiana. Chi accoglie queste persone accoglie Cristo.
Cristo non si nasconde soltanto sotto le specie del pane e del vino. Cristo si nasconde anche in chi ha fame, ha sete, è sofferente.