Instancabile nel suo appello alla necessità di leggere ed alla opportunità di rafforzare la propria identità. Dacia Maraini, la più nota scrittrice italiana, simbolo femminista e protagonista degli anni più intensi della cultura del Novecento, ha incontrato il numerosissimo pubblico  della città dei Sassi, sabato sera a Palazzo Lanfranchi nell’ambito del cartellone del Premio Energheia.

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L’abbiamo incontrata anche noi per una breve intervista, persi nei suoi occhi verdi e nel suo incantevole sorriso che hanno reso ancora più speciali, se possibile, le sue parole.

  • Che valore ha la scrittura in un’era dove la televisione ha preso il sopravvento?
  • La lettura ha un grande potere, più di quello che spesso si immagina. Ha il potere di riscrivere tante e tante volte un libro rispetto a quante volte lo si legge. Ha la capacità di ricostruire, di reinventare, di immaginare. Ha la capacità di portarti in una storia, nelle vite dei personaggi, nei luoghi dove non sei mai stato e che diventano luoghi tuoi perché, leggendo, li costruisci nella tua mente. Ha un grosso potere educativo e di memoria. Una grandissima capacità di farti viaggiare. Dove il viaggio è inteso come quel processo di conoscenza, esattamente il contrario del turismo che ti porta nei luoghi che già in qualche modo si conoscono o di cui abbiamo sentito parlare. Questo è il grande pregio della scrittura. Ti permette un approccio assolutamente personale; ciò che la televisione non ti permette. Non a caso ritengo che scrive chi legge tanto.
  • Oltre ad essere una scrittrice molto amata dal pubblico è molto amata anche dai suoi colleghi. Qual è il segreto per farsi voler bene e rispettare da tutti?
  • Credo, sostanzialmente, di essere amata, se così vogliamo dire, per due ordini di ragioni: il mio atteggiamento di accettazione dell’altro e perché non temo rivalità. Mi spiego meglio. Se leggo qualcosa scritta bene, magari da un giovane esordiente, provo una grande gioia. Provo gioia, perché, la scrittura ha bisogno di stimoli perpetui. E quindi più sono gli scrittori e più saranno gli argomenti di interesse . E’ per questo motivo che non vedo gli altri come una minaccia. E questo credo che sia fondamentale per la serenità dei rapporti. Se si sta bene con se stessi si sta bene anche con gli altri.
  • La televisione, i social network hanno cambiato non solo il modo di comunicare ma anche il modo di usare la lingua italiana. Cosa pensa a tal proposito?
  • Bisogna essere sensibili ai cambiamenti del linguaggio ma la lingua va difesa e non stravolta. Anche la lingua va incontro a tante malattie, a dei parassiti. Inserire tanti termini in inglese in un testo scritto o parlato, lo considero un servilismo linguistico. Bisogna considerare, inoltre, che il nostro parlato è influenzato dai media e la TV parla un linguaggio autoreferenziale perché non nasce dal dialogo. Mai come in questo periodo, l’identità è un tema fondamentale.
  • Parla di identità linguistica?
  • L’identità principale di un paese è la lingua. Non a caso è nata prima la lingua e poi L’Italia intesa come Stato in quanto tale. E l’italiano in questi anni si è rafforzato sempre più, tanto da essere sostituito all’insegnamento del francese, come seconda lingua, in tantissimi stati. Oggi la nostra lingua è la quarta più studiata al mondo, dopo l’inglese, il cinese e lo spagnolo, perché essa è considerata, a ragione, una lingua culturale. Dunque occorre rafforzare l’identità per sopravvivere alla globalizzazione.
  • E come si coniugano i tantissimi dialetti con il concetto di identità del Paese?
  • Il dialetto non può sostituire l’italiano. Ma i dialetti devono essere tenuti in vita perché rappresentano una grandissima ricchezza linguistica.
  • Ci parla del suo prossimo lavoro?
  • Posso solo dire che è ambientato in una scuola e il protagonista è un maestro sulla cui figura si intrecceranno alcune tematiche.
  • Matera rappresenterà la città della cultura europea nel 2019. Cosa pensa di questo riconoscimento?
  • Matera ha un clima positivo, fortemente palpabile per chi viene da fuori che spesso riesce a cogliere delle sfumature diverse da chi, invece, vive in un posto. Ha un’atmosfera di voglia di rifarsi, di esserci. Nella globalizzazione le cose che fanno la differenza sono: la ricerca, la scuola e la creatività. La capacità di fare cultura nel Meridione è immensa, sin dai tempi dei greci. Penso, quindi, che Matera possa far venir fuori grandi cose se non inciampa in alcuni pericoli.
  • Quali ad esempio?
  • La litigiosità, il fuoco amico, la sfiducia. Delle tre credo che l’ultima sia la più pericolosa. Non bisogna farsi vincere dalla rassegnazione. Sarebbe la fine.

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