Alzi la mano chi non ha letto il Piccolo Principe, il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, almeno una volta nella vita o chi non ne ha mai sentito parlare.

Credo non ci sia generazione, dagli anni Quaranta (1943 data della sua pubblicazione) in poi che non si sia confrontata con le parole e gli stati d’animo del principino dai capelli “come il grano” che ci ha insegnato a guardare non con gli occhi ma attraverso il cuore.

Io quel libro l’ho letto e riletto. Prima da adolescente, poi da mamma. E come un passe-partout l’ho regalato pensando a quanto mi avesse fatto piacere riceverlo, a mia volta,  in regalo.

E il Piccolo Principe  in questi giorni è nelle sale cinematografiche e le file ai botteghini sono lunghe tanto quanto le attese di vedere, la seconda opera più tradotta di tutti i tempi, appena dopo la Bibbia,  realizzata attraverso la creatività della settima arte.

E’ successo anche  a me, ieri sera, di fare una lunga coda, tra vivaci bambini e genitori spazientiti. Io, accompagnavo la mia bimba di Venticinque anni  o forse lei ha accompagnato me, decise entrambe, in ogni caso,  a riallacciare un vecchio ma mai invecchiato rapporto con il tipetto biondo fissato con i disegni delle pecore. In fondo, ci siamo dette, Il Piccolo Principe è un libro per bambini…dentro. E così pazientemente ci siamo incolonnate in una fila in cui, con un pizzico di fortuna siamo riuscite ad accaparrarci gli ultimi due posti accanto ad una bimba su per giù di quattro anni, forse un po’ troppo piccola per una storia da grandi, accompagnata dal suo papà insofferente, forse un po’ troppo grande per ricordare il mondo dei piccoli.

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Ma dopo pochi fotogrammi l’animazione ha catturato l’attenzione della piccola e, la storia del principino con il regno grande quanto una casa,   “il fanciullino” assopito nel papà.

Come ogni pellicola, impossibile fare un paragone con il libro. Due mezzi e due linguaggi diversi. Altrettanto impossibile, però, resistere ai grandi occhioni marroni carichi di curiosità della piccola protagonista. Occhi che solo i bambini sanno avere. E che dire delle sublime animazioni  di Mark Osborne già regista di Kung fu Panda e delle piacevoli novità rispetto alla storia originale, a cominciare proprio dalla protagonista del film?Una bambina” , una evoluzione di genere rispetto alla storia originale con personaggi tutti al maschile, dal principino alla volpe, dal re al banchiere. Una bimba dei giorni d’oggi, piccola ma con l’aspirazione  dei grandi, alle prese con un colloquio per accedere ad una prestigiosa scuola ed una  madre, che spesso come capita purtroppo a noi mamme,  ha già pianificato gran parte della sua vita.

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E poi il filo conduttore della storia, quello invisibile ma prezioso e luccicante come l’oro, dell’amicizia. Quella, non calcolata nella tabella di marcia della mamma, tra la piccola con il suo vicino di casa, un anziano e bizzarro aviatore,  che offre il pretesto per ripercorrere tutta la storia.

E ancora le simpatiche voci del Piccolo Principe con gli accenti così misti, e diversi, ma tutte  note al pubblico delle sale cinematografiche.

Nomi d’eccezione per i doppiatori italiani: L’aviatore con la voce di   Toni Servillo, il serpente Alessandro Gassmann, la rosa  Micaela Ramazzotti mentre la Volpe, forse il più bello dei personaggi incontrati dal principe,  doppiata da Stefano Accorsi. E poi ancora nel cast vocale, Paola Cortellesi, Alessandro Siani, Giuseppe Battiston, Angelo Pintus.. Insomma allegria per le orecchie.

E che dire  dell’insegnamento di prendersi cura degli altri proprio come il Piccolo Principe con la sua rosa? Del dare valore alle piccole cose? Dell’unicità di ognuno di noi?

E della capacità di guardare il mondo con gli occhi della fantasia convinti che un disegno a forma di cappello in fondo non è altro, se guardato con occhi fantasiosi, che un boa che ha ingoiato un elefante?

Concetti elementari. In fondo è pur sempre un romanzo per i piccoli. Oppure no?

Insomma, che la si legga o la si guardi la favola del Piccolo Principe, resta un prezioso strumento educativo in mano agli adulti per introdurre valori come l’amicizia, la lealtà, che trasforma le persone.

Valori intangibili ma fondamentali perché si sa L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI….NON SI VEDE BENE CHE CON IL CUORE!

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