Abbiamo avuto modo di conoscere l’architetto Vincenzo Baldoni e di seguire quell’intervento di restauro, ma soprattutto di ricerca, compiuto con passione a Matera sul Palazzo del Seminario, il ”Lanfranchi”, che ospitò il ”Liceo Ginnasio” dove insegnò Giovanni Pascoli e dove il Comune tenne per un po’ i servizi anagrafici, prima di trasferirsi nella nuova sede di via Aldo Moro. E lo studio di quell’opera ,fatta di analisi, schizzi, fotografie, considerazioni, riportate 30 anni su una pubblicazione della Iem, ha trovato nuova veste digitale nella collana degli e book di Energheia che potrete scaricare e analizzare per una visita in un Edificio della cultura, entrato a far parte del Museo nazionale di Matera. Le potenzialità di Palazzo del Seminario sono nella forte valenza culturale e imprenditoriale ( la committenza religiosa) che caratterizzò nel Seicento le funzioni del costruito tra i rioni Sassi e il Piano, elemento costante di una evoluzione – accompagnata da vari interrogativi- della Matera dei secoli a venire. E su tutte la elevazione a Provincia a partire dal 1927 con la esigenza di creare servizi e funzioni per la classe ‘’amministrativa’’, senza dimenticare il dibattito e la progettualità legata alla prima legge speciale dei rioni Sassi che ha rimesso in luce ruolo e funzioni sui grandi edifici nobiliari e pubblici abbandonati, poi trasformati a valle della legge 771/86 e con Matera capitale europea della cultura in luoghi con funzioni ricettive e in un paio di casi culturali. Vincenzo Baldone, tra un boccata di sigaretta e l’altra, aveva visto giusto sulla scommessa aperta dal restauro di Palazzo Lanfranchi. Ne riportiamo le conclusioni dell’ e – book, sperando che serva a riportare sul piano del rigore scientifico,culturale e delle tecniche di restauro quanto è stato volutamente smarrito e in maniera ipocrita, di condivisione trasversale, in alcuni interventi nei rioni Sassi (con lo smantellamento dell’ufficio tecnico nato con la legge 771/86) e di recente a Murgia Timone nel parco delle chiese rupestri. Entrambi patrimonio dell’Unesco… Che paradosso.

DAL LIBRO Vincenzo Baldoni, Palazzo Lanfranchi. Appunti sui rinvenimenti nel corso del restauro

Conclusioni
1. Meritano una riflessione critica a parte la collocazione del manufatto ed il
significato che esso assume alla luce della moderna cultura della città.
Il Seminario è il luogo dove si condensano, più che altrove, i rapporti tra
l’architettura degli stilemi seicenteschi e settecenteschi e lo “scavato” ed è una
componente della barriera (sul fronte del Sasso Caveoso) programmata nel
seicento che si estende da Piazza Vittorio veneto fino a via delle Beccherie, da
Piazza Municipio Vecchio a via Ridola: vera e propria “cinta sanitaria”
collocata tra la “città” e i “malsani Rioni”
Occorrerà riflettere se questa cortina che separa “le due città”, quella
spontanea e più antica dei Sassi e quella ufficiale della committenza religiosa e
laica, debba essere squarciata, o se i segni della storia del costruire, che sono
anche il prodotto del “sociale” nei suoi interni rapporti e nei suoi modi d’usodella città, cadano conservati.
2. L’esperienza complessiva del rilievo storico, analitico e del restauro del
seminario porta a ritenere che l’immagine di Matera antica, quale accezione di
totale centro storico, vada colta e valutata come unità dialettica dei Sassi e delPiano. Non si può scindere l’una entità dall’altra: non le sagome
dell’architettura istituzionalizzata, dallo scavato all’habitat rupestre. Dovunque
i due modi di edificare s’incrociano e si sovrappongono entro un disegno che siè esplicato in forme programmatiche affermate fra il Sei-Settecento, ma che
allora ha conferito a Matera una forma urbana che tuttora ne definisce
globalmente il carattere intensamente storico. Ciò significa che, comunque,
negli interventi sul centro storico l’attenzione va posta non solo, di volta in
volta, sul sincronico, quanto e piuttosto sul diacronico, che è la più appropriata
chiave di lettura del sistema urbano materano.
3. Ogni volta che si pone mano ad un manufatto nel centro storico di
Matera, è opportuno connettere sistemi di segni e fatti strutturali. I sistemi di
segni vanno accuratamente storicizzati e riportati al loro tempo ed alle diverse
fonti etnoantropologiche, tenendo conto, tuttavia, che nella realtà materana
esiste un elemento materiale di continuità stilistica, costituito dal tufo, dalla
sua cultura e dalle sue modalità di trattamento. Quanto ai fatti strutturali,
occorrerebbe sempre tener conto ch’essi ineriscono anche al rapporto fra
abitazioni, strade e pieni (fra pieni e vuoti), alle connessioni fra una parte e
l’altra della città. L’escavo, ad esempio, non è stato solo un lavoro di
edificazione interna (di discesa nel profondo) e di mimetizzazione, ma anche di
creazione d’un sistema venoso d’organizzazione di uomini, merci e servizi.

4. Le operazioni di restauro, a Matera, dovrebbero dunque avvalersi, in
genere, di due codici d’interpretazione culturale: uno, inteso a leggere
all’interno del linguaggio ufficiale e dell’architettura le voci del dialetto
architettonico rupestre; l’altro, volto ad individuare ed a far emergere le
connotazioni forti che, comunque, sono inscritte, per condizionamenti storico_sociali, nel linguaggio debole dell’architettura spontanea dei Sassi.
Il Seminario, alla fine, si è manifestato come un grande condensato di
stratificazioni storiche, che vanno tutte messe in luce perché tutte ugualmente48
legittimate a comparire entro il quadro della storia urbana di Matera. Ma non
basta: il contenitore Seminario, soltanto perché rilevato, analizzato e percorso
din nelle viscere più profonde, ha potuto manifestare per intero la sua valenza
urbanistica, oltre che architettonica, di barriera e di cerniera fra Piano e Sassi,
di portatore di canali di flusso fra zone differenti del corpo urbano.
5. Il Seicento e il Settecento sono i secoli che segnano decisamente l’assetto
urbano di Matera.
Il rinterro sei-settecentesco dei crinali dei Sassi per farli Piano è finalizzato
alla costruzione della bordura edilizia che occulti gli antichi “malsani rioni” per
contribuire alla formazione delle quinte che pongano in risalto i plessi religiosi
e monastici dell’epoca.
L’emarginazione dei Sassi che ne consegue è, sotto molti aspetti,
confrontabile alla pur necessaria operazione di trasferimento degli abitanti dei
Sassi nei Nuovi Rioni avvenuta nel dopoguerra. Ambedue le operazioni
comportano un nuovo assetto della città e seguono ad eventi do grande portata
storica. La prima quale effetto del Concilio di Trento e dell’elevazione di Matera
a sede della Regia Udienza, la seconda quale effetto del riformismo
repubblicano del dopoguerra.
Pur non potendosi negare le ricadute sul sociale, ambedue si traducono
nell’ulteriore emarginazione e dissolvimento dei Sassi, ambedue sono parte
dell’eterodirigismo che ricorrerà spesso nel destino storico di Matera.
6. Analizzando, infine, la storia del Seminario con riferimento ai luoghi e ai
modi in cui è stato costruito: (area cimiteriale, l’escavo di quattro chiese
rupestri, l’inglobamento, dentro le proprie strutture, del Convento e della
Chiesa de Carmine), si comprende la funzione di aggregazione avuta dalla
religione nella società dei Sassi prima, del Piano poi.
Musacchio così scrive: “Questa funzione di cemento che la religione ha
esercitato anche nella storia di Matera è evidente nella stessa struttura della città,
nel rapporto dominante della Civita con la Cattedrale, e la disposizione
subordinata dei Sassi negli episodi di architettura religiosa nei Sassi, nel valore
strategico che nel Settecento viene affidato a un sistema di chiese ed edifici
religiosi quali mediatori fra il Piano e i Sassi”


Comunicato stampa
La Biblioteca digitale di Energheia si arricchisce di un altro testo.
Vincenzo Baldoni, Palazzo Lanfranchi. Appunti sui rinvenimenti nel corso del restauro

“Il contributo di questa memoria vuol essere solo diretto a documentare quanto di nuovo si è potuto mettere in luce nel corso del rilievo analitico e dei lavori di restauro del manufatto, del resto a tutt’oggi incompleti per indisponibilità di molti locali, nel tentativo di contribuire ad integrarne la storia. D’altro canto, nell’iter metodologico che va dall’analisi storica al restauro, non sarebbe scrupoloso tacere le tracce rinvenute nel mettere a nudo lo scheletro murario del plesso”.

Queste le parole dell’Architetto Materano Vincenzo Baldoni, che tendono a illustrare quanto rinvenuto nel corso del restauro del Palazzo Lanfranchi e la metodologia seguita, raccolti in questo testo, scaricabile nei diversi formati elettronici.

Il Seicento e il Settecento sono i secoli che segnano decisamente l’assetto urbano di Matera. In questo periodo assistiamo alla costruzione di edifici che occultino gli antichi “malsani rioni” con il fine di porre in risalto i plessi religiosi e monastici dell’epoca.

L’emarginazione dei Sassi che ne consegue è, sotto molti aspetti, confrontabile alla pur necessaria operazione di trasferimento degli abitanti dei Sassi nei Nuovi Rioni avvenuta nel dopoguerra.

Ambedue le operazioni comportano un nuovo assetto della città e seguono ad eventi di grande portata storica. La prima quale effetto del Concilio di Trento e dell’elevazione di Matera a sede della Regia Udienza, la seconda quale effetto del riformismo repubblicano del dopoguerra.

Pur non potendosi negare le ricadute sul sociale, ambedue si traducono nell’ulteriore emarginazione e dissolvimento dei Sassi, ambedue sono parte dell’eterodirigismo che ricorrerà spesso nel destino storico di Matera.

Analizzando, infine, la storia del Seminario con riferimento ai luoghi e ai modi in cui è stato costruito: (area cimiteriale, l’escavo di quattro chiese rupestri, l’inglobamento, dentro le proprie strutture, del Convento e della Chiesa de Carmine), si comprende la funzione di aggregazione avuta dalla religione nella società dei Sassi prima, del Piano poi.

Musacchio così scrive: “Questa funzione di cemento che la religione ha esercitato anche nella storia di Matera è evidente nella stessa struttura della città, nel rapporto dominante della Civita con la Cattedrale, e la disposizione subordinata dei Sassi negli episodi di architettura religiosa nei Sassi, nel valore strategico che nel Settecento viene affidato a un sistema di chiese ed edifici religiosi quali mediatori fra il Piano e i Sassi”.