“Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” -citazione biblica-.

E’’  la voce di Dio  che si spande sulla piana del Metapontino.

A registrare è la macchina da presa del regista e autore teatrale svizzero Milo Rau  nel suo documentario film Il Nuovo Vangelo, proiettato ieri sera all’Auditorium Gervasio di Matera nell’ambito della rassegna Matera Film Festival.

Ai giorni nostri chi sceglierebbe Dio se dovesse mandarci un messia per liberarci dal cinismo e dalla schiavitù del business?

Non ha avuto dubbi Milo Rau: un migrante nero ricurvo sui campi del Sud Italia, nella periferia meridionale dell’Europa. Uno dei tanti schiavi dimenticati della nostra epoca di sfruttamento globale e di bieco consumismo dai social media.

Nel Nuovo Vangelo del  terzo millennio,  Milo Rau  ci mette al cospetto di un Gesù nero, il primo nella storia del cinema europeo, interpretato dall’attivista per i diritti umani, il camerunense Yvan Sagnet.  Ingegnere laureato al politecnico di Torino e lui stesso bracciante per la raccolta dei pomodori predica la dignità dei diritti umani proprio sul terreno intriso dal sangue e dal sudore del campo dei Rifugiati di Serra Marina nel Metapontino.  E’ in quei luoghi di fatica e sfruttamento che  il nuovo Gesù  trova i suoi discepoli: uomini e donne  vittime del caporalato.

Matera, anche per Milo Rau, è la Gerusalemme su cui Gesù bracciante porta la sua croce. Lo stesso scenario della Murgia Materana, dove Pier Paolo Pasolini prima, con Il Vangelo secondo Matteo e Mel Gibson poi con The Passion  hanno fatto recitare il loro Cristo.

L’innesto con queste due opere cinematografiche Milo Rau lo trova attraverso l’intuizione di far partecipare la gente del luogo e soprattutto di far recitare sia lo spagnolo Enrique Irazoqui (già Cristo nel film di Pasolini) nei panni di Giovanni Battista e l’attrice Maia Morgenstern, madre di Cristo in The Passion .

Rau, allarga l’obiettivo sui giacigli di fortuna dell’ex-Felandina di Bernalda (MT) dove, in mezzo alle rovine di capannoni abbandonati e rifiuti, ruderi di un processo produttivo abortito, non hanno dove posare il capo i tanti profughi africani. Sono gli esuli, gli offesi e i reietti del capitalismo mondiale contemporaneo. Esuli come tanti quelli del ghetto della Felandina fatti sgombrare nell’agosto del 2019, e sulle ferite ancora calde di quel ghetto ha avuto vita il progetto di Rau: rappresentare la passione degli esclusi e tutte le contraddizioni della nostra società.

Lo sguardo del regista interroga su cosa sia rimasto del messaggio salvifico di Gesù, su cosa ci chiede di fare realmente la Bibbia, su quali siano le responsabilità della Chiesa e degli Stati dell’UE sulle politiche migratorie.

La narrazione cinematografica nel Nuovo Vangelo viaggia abilmente sulle corde dell’emotività scuotendole profondamente soffermandosi su alcuni snodi: i passi della Bibbia narrati dalla voce evocativa di Vinicio Capossela che ha interpretato anche brani come Lavorare con Lentezza, le immagini della Rivolta della Dignità (campagna politica per i diritti dei migranti realizzata nel 2019 nel materano), il pathos delle scene della crocifissione del Cristo bracciante, emblema della quotidiana crocifissione degli emarginati della società.