“Teorema Boikena. Le indagini di Luca Laudadio, professione reporter”, di Giuseppe Dalessandro, Altrimedia (Matera, 2024), pag. 201, euro 20.00; “Barone per un giorno. Le indagini di Luca Laudadio, professione reporter, Altrimedia (Matera 2026), pag. 189, euro 20.00.
Seguendo l’ultimo Bancarella, che si svolge annualmente nella mia Pontremoli del cuore, scopro fra i premiati della Selezione dell’edizione 2025, ché al Premio Bancarella sono premiati già i finalisti, e ben prima del verdetto finale che viene definito successivamente in piazza, spunta un romanzo ambientato a Genova, un giallo ‘strano’ perché quale protagonista delle vicende vede un reporter; ed ecco che mi tornano alla mente i frizzanti, sbarazzini un poco e grandemente intriganti gialli del caro Giuseppe Dalessandro. Penna che dovrebbe essere meglio abituata a scrivere commenti politici, oltre che garantire sicurezza nei calcoli – date le esperienza nella pubblica amministrazione e nella politica militante come il passato da bancario – , dimostra talento e qualità apprezzabili e da tenere d’occhio. Ma i giudizi facili possono terminare qui. Che potremmo essere perfino condizionati dalla lunga conoscenza che intercorre con l’autore di Miglionico. L’esordio di Dalessandro risale al 2024, con “Teorema Boikena. Le indagini di Luca Laudadio, professione reporter”, pubblicato come il successivo, quest’anno, con lo stesso editore materano, Altrimedia Edizioni, dal titolo da ‘seconda puntata’: “Barone per un giorno. Le indagini di Luca Laudadio, professione reporter”. Le prime pagine presentano soprattutto la passione del giornalista in formazione Laudadio. Nel contesto paesano. Insieme, chiaramente, ai suoi riferimenti ‘ideali’, a partire da Oriana Fallaci. In un paese dove ci sono, fra i tanti, il barbiere, il farmacista e la donna “con la sua riserva di lacrime”. La trama, va detto, si sviluppa fra lo stesso Miglionico, Matera e Potenza. Boikena è il nome di una ragazza albanese che, in qualche modo, è la vera protagonista di questa storia. “Questo è solo il primo libro di una trilogia – ha spiegato lo stesso Dalessandro al collega Filippo Radogna – e i personaggi sono tutti inventati anche se il romanzo è ispirato ad un fatto realmente accaduto e mai risolto. Io, seppure in maniera molto romanzata, ho costruito una storia fantasiosa attorno a questa vicenda, magari con la speranza che il caso sia riaperto”. Che nel corso della stessa intervista dalla quale apprendiamo questa descrizione, praticamente annuncia che ha pronta una serie di thriller/polar: “Io amo più scrivere che parlare e in realtà ho scritto tanti romanzi, mai pubblicati. Ci tenevo affinché fosse dato alle stampe un altro romanzo su tematiche sociali, ma poi l’editore ha scelto questo”. Dalessandro da ragazzo forse ha avuto due sogni. Intanto migliorare la società. Poi sicuramente “fare il giornalista”. Dunque come una specie di riscatto è arrivato Luca Laudadio, professione giornalista. Le dinamiche di paese sono ben disegnate. Ogni scena sembra si possa rilanciare su un set, come i discorsi e già gli approcci dei discorsi che intercorrono in pagina possono essere riascoltati fra le vie paesane. Con meticolosità insomma Dalessandro ci consegna un contesto che conosciamo, ma che così riconosciamo. Il passaggio caratterizzato da un linguaggio piano, calmo, rispettoso sulle condizioni di salute del direttore del giornale locale porta alla commozione. Quest’opera prima è dedicata a tutte le donne vittime di violenza. Al giro del secondo romanzo, “Barone per un giorno”, l’avventura potrebbe essere perfino più coinvolgente. “Al centro del romanzo, – anticipa l’editore in tempo di presentazione dell’opera – una vicenda che prende avvio durante una rievocazione storica, dove un delitto improvviso incrina l’equilibrio della comunità. Da qui si snoda un racconto che intreccia indagine giornalistica, memoria e dinamiche sociali, restituendo uno spaccato lucido e talvolta ironico della provincia italiana”. Il protagonista Luca Laudadio è osservatore critico della realtà: “un personaggio che, tornando nei luoghi delle proprie origini, si confronta non solo con un caso da risolvere, ma anche con un percorso personale di consapevolezza.”. Siamo dentro la rievocazione storica della “congiura dei baroni” che da alcuni anni è portata in scena nelle vie miglionichesi. Ma innanzitutto in testa ci rimane l’immagine di un carabiniere che si unisce, anzi si mette a battagliare con gli assalitori del Carro Trionfale della Bruna di Matera in cartapesta, opera che annualmente è distrutta, durante lo “strazzo”, nella piazza centrale materana. Opera che la gendarmeria varia, polizia e dunque pure i carabinieri, devono difendere. Epperò questa volta proprio un carabiniere decide di prelevare un putto come ricordo… Raccontiamo questo momento perché siamo praticamente alla prime righe del “Barone”. Figuriamoci più avanti.
NUNZIO FESTA
BREVE NOTA BIOGRAFICA
Nunzio Festa è nato a Matera, ha vissuto in Lucania, a Pomarico, poi in Lunigiana e Liguria, adesso vive in Romagna.
Giornalista, poeta, scrittore.
Collabora con LiguriaDay, L’Eco della Lunigiana, Città della Spezia, La Voce Apuana e d’altri spazi cartacei e telematici, tra i quali Books and other sorrows di Francesca Mazzucato, RadioA, RadioPoetanza e il Bollettino del Centro Lunigianese di Studi Danteschi; tra le altre cose, ha pubblicato articoli, poesie e racconti su diverse giornali, riviste e in varie antologie fra le quali: Focus-In, Liberazione, Mondo Basilicata, Civiltà Appennino, Liberalia, Il Quotidiano del Sud, Il Resto.
Per i Quaderni del Bardo ha pubblicato “Matera dei margini. Capitale Europea della Cultura 2019” e “Lucania senza santi. Poesia e narrativa dalla Basilicata”, oltre agli e-book su Scotellaro, Infantino e Mazzarone e sulle origini lucane di Lucio Antonio Vivaldi; più la raccolta poetica “Spariamo ai mandanti”, contenenti note di lettura d’Alessandra Peluso, Giovanna Giolla e Daìta Martinez e la raccolta poetica “Anatomia dello strazzo. D’inciampi e altri sospiri”, prefazione di Francesco Forlani, postfazione di Gisella Blanco e nota di Chiara Evangelista.
Ha dato alle stampe per Historica Edizioni “Matera. Vite scavate nella roccia” e “Matera Capitale. Vite scavate nella roccia”; come il saggio pubblicato prima per Malatempora e poi per Terra d’Ulivi “Basilicata. Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida critica.”. Più i romanzi brevi, per esempio, “Farina di sole” (Senzapatria) e “Frutta, verdura e anime bollite” (Besa), con prefazione di Marino Magliani e “Il crepuscolo degli idioti (Besa).
Per le edizioni Il Foglio letterario, i racconti “Sempre dipingo e mi dipingo” e l’antologia poetica “Biamonti. La felicità dei margini. Dalla Lunigiana più grande del mondo”.
Per Arduino Sacco Editore “L’amore ai tempi dell’alta velocità”.
Per LietoColle, “Dieci brevissime apparizioni (brevi prose poetiche)”.
Tra le altre cose, la poesia per Altrimedia Edizioni del libro “Quello che non vedo” (con note critiche di Franco Arminio, Plinio Perilli, Francesco Forlani, Ivan Fedeli, Giuseppe Panella e Massimo Consoli) e il saggio breve “Dalla terra di Pomarico alla Rivoluzione. Vita di Niccola Fiorentino”.
Per Edizioni Efesto, “Chiarimenti della gioia”, libro di poesie con illustrazioni di Pietro Gurrado, note critiche di Gisella Blanco e Davide Pugnana.
Per WritersEditor, la biografia romanzata “Le strade della lingua. Vita e mente di Nunzio Gregorio Corso”.
Per le Edizioni Ensemble, il libro di poesie “L’impianto stellare dei paesi solari”, con prefazione di Gisella Blanco, postfazione di Davide Pugnana e fotografie di Maria Montano.
Per Bertoni Editore, il libro di poesie “Semplificazioni dai transiti sotto la coda di Trieste”.
Per Tarka Edizioni, il saggio narrativo “Ai piedi del mondo. Lunigiana e Basilicata sulle corde degli Appennini”.
Per BookTribu, il romanzo breve “Io devo andare, io devo restare”.