Le capre che si inerpicano per la strada che conduce ai ruderi del castello di Uggiano a Ferrandina,le arature geometriche dei terreni, le asperità e i movimenti dei calanchi, masserie, la murgia e la gravina ripresi spesso all’alba quando la luce stimola e non poco la ricerca e la voglia dei fotografi di cogliere l’attimo e le provocazioni che alternano il paesaggio in fiore, di piante e alberature, con il forte impatto della mega pale eoliche. Sono alcuni degli scatti che Rocco Giove ha raccolto nella mostra ” Nei paesaggi della Lucania, Alla ricerca dei segni dell’uomo” che è possibile ammirare a Matera, fino all’8 ottobre, presso lo studio Arti Visive di via delle Beccherie. La luce che esalta i colori della tavolozza di paesaggi differenti, ma sempre in movimento, per la presenza dell’uomo, è l’elemento che colpisce il visitatore con l’auspicio – come osserva l’autore- a intraprendere percorsi e itinerari alla scoperta dei luoghi impressi su tela. Per orientarsi, anche questa è una provocazione, un pannello con la intricata e dissestata rete viaria della Basilicata , perchè qui la terra è sempre in movimento…come gli armenti che percorrevano i tratturi Regi e della transumanza del passato.
Giove allo studio Arti visive
Nei Paesaggi della Lucania. Alla ricerca dei segni dell’uomo.
Fotografie di Rocco Giove.
Da alcuni anni Rocco Giove percorre il paesaggio lucano, rigorosamente a piedi, seguendo i suoi più riposti sentieri, alla scoperta della varietà e ricchezza delle sue strutture geologiche, delle sue morfologie, delle sue coperture vegetazionali, e dei segni, infine, della sua sofferta, millenaria storia di antropizzazione.
Un mite Rumiz lucano, che fa dei piedi “nobilissimi organi di senso”, ma con una differenza sostanziale: mentre il primo percorre la penisola italiana seguendo (o ricercando) la linea stradale forte ed indelebile tracciata dalla Roma caput mundi (l’Appia), Giove si perde invece nel reticolo di frastagliati tratturi e strade vicinali, creati e calpestati da generazioni di contadini, pastori, gualani, e così via, immergendosi totalmente nei paesaggi che percorre.
Oggi, dopo anni di scatti fotografici […] Rocco Giove ha raccolto un patrimonio di immagini in grado di rappresentare il palinsesto completo dell’“eredità culturale” che connota i nostri paesaggi lucani. Un palinsesto prezioso, suggestiva ed espressiva base conoscitiva, fondamentale oggi per determinare azioni corrette nelle incessanti trasformazioni che le politiche di sviluppo socio-economico inducono sui paesaggi stessi. Come chiede la “Convenzione di Faro”. Come è necessario che sia se vogliamo costituirci in “comunità di eredità”.
Questa mostra vuole dare solo un piccolo saggio della sterminata serie di immagini che nel suo lavoro Rocco Giove è riuscito a catturare e catalogare, percorrendo appunto il paesaggio lucano.
Immagini raggruppate in quattro categorie, che vanno dai movimentati ed a volte aspri paesaggi della cordonatura appenninica e delle piattaforme murgiane, ai dolci declivi dei paesaggi collinari ed ai loro rugosi versanti calanchivi.
Quella di Rocco Giove è quindi una rappresentazione “sincera” della insospettabile varietà e qualità dei nostri paesaggi, e delle grandi emozioni che essi sono in grado di trasmettere.
Sincerità che è anche un invito a percorrerli, quei paesaggi, utilizzando il reticolo dei loro sentieri; un invito a lasciarsi abbacinare dalla loro grande bellezza, e ad assumere verso di essi atteggiamenti progettuali che ne salvaguardino gli aspetti essenziali, da tramandare ai posteri quale “eredità di comunità”.

(Dalla presentazione di Lorenzo Rota)