E’ lui stesso che dal proprio profilo facebook ne da notizia: “Ora è ufficiale: il mio L’albero di stanze (Marsilio) ha vinto la 22esima edizione del Premio Alassio-Un autore per l’Europa. Cerimonia di premiazione, sabato 3 settembre, ore 21, ad Alassio.”
Parliamo dello scrittore lucano Giuseppe Lupo (è nato ad Atella il 27 novembre del 1963) che inserito nella sestina dei finalisti che sono stati selezionati dalla Giuria Tecnica del Premio, presieduta dal Dott. Ernesto Ferrero – Direttore del Salone Internazionale del libro di Torino, l’ha spuntata su tutti.
Questi i romanzi in gara: “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati (Rizzoli), “Terapia di coppia per amanti” di Diego De Silva (Einaudi), “L’albero di stanza” di Giuseppe Lupo (Marsilio), “Costellazione familiare” di Rosa Matteucci (Adelphi), “La ragazza di fronte” di Margherita Oggero (Mondadori), “Una storia quasi perfetta” di Maria Pia Veladiano (Guanda).
Lupo insegna letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica Sacro Cuore (Milano e Brescia) ed è consulente presso alcuni editori, oltre che dirigere la collana Novecento.0 presso Hacca Editore e la collana Atlante letterario presso l’Editrice la Scuola. Collabora, inoltre, alle pagine culturali dei quotidiani nazionali “Il Sole24Ore” e “Avvenire”.
Il prolifico autore lucano ha esordito nella narrativa con “L’americano di Celenne” (Marsilio 2000) per poi, a seguire, con gli altri romanzi: “Ballo ad Agropinto” (Marsilio,2004), “La carovana Zanardelli” (Marsilio 2008), ” L’ultima sposa di Palmira” (Marsilio 2011) “Viaggiatori di nuvole” (Marsilio 2013) ed ora L’albero di stanze (Marsilio 2015) – tutte opere pluripremiate – , a cui si aggiungono la raccolta di scritti “Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma” (Marsilio 2014) e il pamphlet “Mosè sull’arca di Noè. Un’idea di letteratura” (Editrice La Scuola 2016). E scusate se è poco.

“L’albero di stanze“, 247 pagine, dato alle stampe nell’ottobre 2015 per i tipi della Casa Editrice Marsilio (Prezzo: € 17,50), è un romanzo di parole e di fiabe, un poema familiare costruito abilmente dall’autore proprio come un provetto muratore fabbrica un grattacielo di stanze che si arrampica su su verso il cielo. Un viaggio nella fantasia e nel tempo che porta il lettore in un clima di misteri e riti arcani.
Narra dei Bensalem, una famiglia discendente dal re magio Balthasar, il cui fondatore Redentore, prima cavatore di pietre poi mugnaio, dà inizio alla costruzione di una casa-albero che si slancia vertiginosamente in verticale, con sempre nuove stanze costruite ad ogni nascere di figli, nipoti e pronipoti. L’ultimo, in ordine di arrivo, della numerosa famiglia è Babele, la voce narrante del romanzo che -benchè sordo- ha in dono la capacità di ascoltare le voci della casa, che trattengono le vite di coloro che l’hanno abitata per i lunghi anni della sua esistenza.
Similmente alla biblica torre di Babele e alla sua “fusion” di lingue del mondo, così la casa-albero (una grande impalcatura, un grattacielo che sfida il cielo che ha ospitato in cento anni una serie di attività umane e le relative storie) emette dai muri voci confuse che toccherà all’ultimo membro dei Bensalem interpretare in un difficile dialogo tra futuro e passato, tra il fantastico e il reale.

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