Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro, che prima o poi deve fare i conti con il suo passato. Senza sconti, guardando in faccia voltagabbana, opportunisti del cambio di passo e di casacca per stare al potere o accanto al potere. E così è deve essere per tutte quelli pagine da scrivere o riscrivere, affinchè giovani, bempensanti e negazionisti di tutte le latitudini sappiano che appartenenza, identità non si cancellano. La vicenda del Foibe è una ferita ancora aperta, per anni tenuta sotto una coltre di ghiaccio e di indifferenza, tra opportunità e veti da guerra fredda, tra paesi liberali del blocco Nato -Usa- Europa e comunisti Urss-Patto di Versavia, e opportunismi nazionali con la vicenda di Trieste ( divisa in zona A e B) che ha tenuto banco per anni, fino alla caduta del Muro di Berlino che ha aperto la strada anche da noi a far luce su quanto accaduto nell’immediato dopo guerra tra Italia sconfitta e liberata e Jugoslavia anch’essa liberata ma vincitrice con il sostegno dell’Armata Rossa. Fu una resa dei conti unilaterale, fatta di massacri, persecuzioni e di un esodo di esuli istriani e giuliani che vennero anche a Matera. Ne abbiamo conosciuti e per loro i ricordi sono fissati nella memoria e nel cuore, tra sofferenza, qualche diffidenza e voglia di ricominciare. E, a proposito di ricordi, non possiamo che rammentare le parole ricche di fervore del cavaliere Francesco Masciandaro, che si battè e non poco per restituire dignità alle vittime delle foibe. Un ”militare” di Marina tutto d’un pezzo, fondatore del museo di cimeli sulla prima guerra mondiale ” Ignazio Pisciotta” e per anni a Matera e in Basilicata alla guida dell’Associazione mutilati e invaldi di guerra.Ed era tra quelli che ogni anno accompagnava iscritti e appassionati nelle terre ”irredente”, come chiamava i territori di Fiume, dell’Istria e della Dalmazia che dal 1943 al 1945 furono teatro di macabre esecuzioni di connazionali, fatti precipitare in profonde fossse carsiche, che divennero le loro tombe per lungo tempo, prima che quei corpi martoriati potessero essere recuperati per dar loro degna sepoltura. Masciandaro parlava spesso degli ”infoibati” con commozione e rammarico per la scarsa sensibilità su quel tema, che portò in seguito alla istituzione della giornata della memoria per il 10 febbraio. Una consolazione postuma che ha portato a revisioni storiche e non poteva essere diversamente, per un Paese che ha indicato e ribadito nella Costituzione chi ha vinto e perso ma che ha lasciato nell’ombra il sottobosco delle complicità e delle coperture, delle vendette gratuite e dei repentini cambi di campo tra dittatura e democrazia. Un passaggio all’insegna dei versi della nota canzone napoletana ”…Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato ha dato. Scordiamo il passato…” Troppo comodo: dalla Resistenza alle Foibe c’è una storia comune da ricordare, per rafforzare una Costituzione spesso attaccata, dimenticata, strumentalizzata e stravolta a piacimento. Siamo seri. Il BelPaese ha bisogno di valori, coerenza, rispetto e tanto senso di responsabilità . Da qui l’invito, e ringraziamo Nicola Fabrizio per la segnalazione, di vedere su rai 3 venerdi 8 febbraio 2019,alle 21.20, il film ” Red Land- Rosso Istria” che racconta la persecuzione contro i Veneti Istriani Dalmati da parte dei partigiani comunisti jugoslavi, aiutati anche da collaborazionisti italiani di fede comunista. Tradimento e infamia tra vendette e clima collaborazionista di quegli anni. Un film lungo, con un ottimo taglio storico, relativo a vicende sulle quali -come già detto- per oltre mezzo secolo i governi del nostro Paese hanno tentato di nascondere o ignorato. Nè più nè meno come continua ad accadere su altre pagine buie di stragi, terrorismo, delitti eccellenti coperti da ” Segreto”. Ma questo è un altro capitolo di storia italiana da aprire, quando sarà il momento.
LA GIORNATA DELLA MEMORIA E LA LEGGE

wikipedia- Al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una medaglia commemorativa destinata ai parenti delle persone soppresse e infoibate in Istria, a Fiume, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale dall’8 settembre 1943, data dell’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile, al 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia. La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia

Legge 30 marzo 2004, n. 92
“Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004

Art. 1.
1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero.
3. Il «Giorno del ricordo» di cui al comma 1 è considerato solennità civile ai sensi dell’articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260. Esso non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.
4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 2.
1. Sono riconosciuti il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, e l’Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma. A tale fine, è concesso un finanziamento di 100.000 euro annui a decorrere dall’anno 2004 all’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI), e di 100.000 euro annui a decorrere dall’anno 2004 alla Società di studi fiumani.
2. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, pari a 200.000 euro annui a decorrere dall’anno 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 3.
1. Al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti fino al sesto grado di coloro che, dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale, sono stati soppressi e infoibati, nonché ai soggetti di cui al comma 2, è concessa, a domanda e a titolo onorifico senza assegni, una apposita insegna metallica con relativo diploma nei limiti dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7, comma 1.
2. Agli infoibati sono assimilati, a tutti gli effetti, gli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed entro l’anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo quelli che sono morti in combattimento.
3. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati soppressi nei modi e nelle zone di cui ai commi 1 e 2 mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia.
Art. 4.
1. Le domande, su carta libera, dirette alla Presidenza del Consiglio dei ministri, devono essere corredate da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la descrizione del fatto, della località, della data in cui si sa o si ritiene sia avvenuta la soppressione o la scomparsa del congiunto, allegando ogni documento possibile, eventuali testimonianze, nonché riferimenti a studi, pubblicazioni e memorie sui fatti.
2. Le domande devono essere presentate entro il termine di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Dopo il completamento dei lavori della commissione di cui all’articolo 5, tutta la documentazione raccolta viene devoluta all’Archivio centrale dello Stato.
Art. 5.
1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è costituita una commissione di dieci membri, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri o da persona da lui delegata, e composta dai capi servizio degli uffici storici degli stati maggiori dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, da due rappresentanti del comitato per le onoranze ai caduti delle foibe, da un esperto designato dall’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata di Trieste, da un esperto designato dalla Federazione delle associazioni degli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, nonché da un funzionario del Ministero dell’interno. La partecipazione ai lavori della commissione avviene a titolo gratuito. La commissione esclude dal riconoscimento i congiunti delle vittime perite ai sensi dell’articolo 3 per le quali sia accertato, con sentenza, il compimento di delitti efferati contro la persona.
2. La commissione, nell’esame delle domande, può avvalersi delle testimonianze, scritte e orali, dei superstiti e dell’opera e del parere consultivo di esperti e studiosi, anche segnalati dalle associazioni degli esuli istriani, giuliani e dalmati, o scelti anche tra autori di pubblicazioni scientifiche sull’argomento.
Art. 6.
1. L’insegna metallica e il diploma a firma del Presidente della Repubblica sono consegnati annualmente con cerimonia collettiva.
2. La commissione di cui all’articolo 5 è insediata entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e procede immediatamente alla determinazione delle caratteristiche dell’insegna metallica in acciaio brunito e smalto, con la scritta «La Repubblica italiana ricorda», nonché del diploma.
3. Al personale di segreteria della commissione provvede la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Art. 7.
1. Per l’attuazione dell’articolo 3, comma 1, è autorizzata la spesa di 172.508 euro per l’anno 2004. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Dall’attuazione degli articoli 4, 5 e 6 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.