HomeCulturaEra un materano verace...Riccardo Riccardi, amico e oppositore con Tommaso Fiore

Era un materano verace…Riccardo Riccardi, amico e oppositore con Tommaso Fiore

Vero. E il nipote, collega e scrittore scrupoloso di storia, eventi, casati e beni culturali del Sud che ne porta il nome, qualche giorno fa ci ha incuriosito con una frase postata sui social ”Era un materano verace…”. Ed è stato Riccardo a rinfrescare la memoria e a parlarci di quell’avo, descritto nel libro ”Album Lucano. Famiglie, personaggi e immagini ritrovate” pubblicato da Antezza Editori nel 2008. E a pagina 124 Riccardo Riccardi scrive: ” Mio nonno Riccardo era materano. Materano nel cuore e nella mente. Schivo e riservato incarnava il carattere del lucano autentico. Un uomo stimato per la reale passione per la famiglia e la cultura”. Tutto vero, di idee liberali e progressiste fu patriota e garibaldino e con altri, nel 1860, promosse anche una giunta municipale di insurrezione. Faceva parte di una famiglia numerosa è un fratello portava il nome dell’eroe dei due Mondi: Giuseppe Garibaldi. Un altro detto ”Riccardone” di stazza e di fatto conduceva una libreria, che i materani della Prima Repubblica ricordavano in via del Corso per quel pupazzo a molla che campeggiava vetrina a ridosso del 1 ottobre, quando cominciava l’anno scolastico. Politica e anche passione per il territorio, l’archeologia tanto da farne innamorare anche il medico archeologo Domenico Ridola, donandogli cunna collezione di conchiglie…e una punta di freccia in piromaco giallo.

” Nonno Riccardo- continua il nipote nella narrazione- sfoggiava un baffetto irriverente, aveva un carattere di ferro e una resistenza leggendaria agli studi. Oltre alla passione per l’arte e le lettere amava le belle donne. A loro si dedicherà per tutta la vita, poesie d’amore ardenti. Si innamorò giovanissimo di Teresa Porcari. E fu passione a prima vita, con una matrimonio celebrato nel 1906 e la nascita di figli”. Naturalmente si impegnò in politica, simpatizzante di idee socialiste, consigliere comunale e tra i firmatari di una petizione per la plurisecolare questione del collegamento di Matera alla rete nazionale delle ferrovie. Poi il trasferimento a Bari, perché professore di italiano e latino, presso il Regio Liceo e Ginnasio di Corso Vittorio Emanuele.Ma il clima politico nell’Italia fascista era cambiato e Riccardo Riccardi con Tommaso Fiore e altri pagò a duro prezzo l’opposizione al regime.

” Già nel novembre del 1921- ricorda il nipote- come membro della sezione di Bari del Psi, assieme all’on. Giuseppe Di Vittorio, Francesco Favia, l’avv Michele Catalano e altri, redasse una nota resoconto del ‘Comitato per le onoranze a Giuseppe Di Vagno”,il quale come ancora molti ricordano, dopo un comizio a Mola di Bari, fu barbaramente ucciso da un gruppo di squadristi che, come per il delitto Matteotti, dopo un processo farsa furono liberati in quanto Mussolini emanò una amnistia per i crimini dello Stato fascista’. Per tutto ciò fu continuamente sorvegliato e minacciato dalla Polizia. Non riuscì a far carriera. Continuò a insegnare al Ginnasio, senza mai realizzare il suo sogno : la docenza al Liceo. Fu per tutta la sua vita, un suo grande rammarico”. Arrivò la Liberazione con la presenza a Bari degli alleati americani e questo evento segnò definitivamente la vita di Riccardo Ricccardi. Venne investito da un mezzo statunitense, condotto da un militare ubriaco, riportando la frattura del femore. Non si riebbe più e morì in casa il 15 novembre 1946. Lasciò un vuoto incolmabile tra amici e parenti e nello stesso nipote, Riccardo, che avrebbe voluto saperne di più sul quell’uomo ”materano verace”

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