Un anno che non c’è più, ma anche un anno per ripassare studi, tirar fuori lavori, libri, intuizioni, ricordare risate spesso ironiche su quello che – guardandoci intorno- si poteva fare e non si è fatto perchè non si ha il coraggio di incrociare sguardi, pensieri, intuizioni progetti. La giornata materana del 27 di novembre dedicata al professore, architetto, Armando Sichenze, che ha dato tanto con colleghi e allievi all’Università della Basilicata, con una mostra fotografica e un video preparato dai suoi ”ragazzi”, oggi professionisti impegnati su vari fronti, e le riflessioni con letture dei suoi lavoro, presso le edizioni Giannatelli, è un esempio di come si possa ricordare facendo lezione…E all’Armando, come l’abbiamo più volte ricordato recensendone le pubblicazioni, questo modo di operare sarebbe piaciuto eccome. Ce ne siamo accordi nei corridoi dell’Università osservando la raccolta di foto in bianco e nero, seduto con la sua compagna Ina Macaione, insieme a colleghi italiani e stranieri a Roma, a Potenza, Matera,e ai suoi studenti, impegnato com’era a cercare la dimensione della resilienza tra la gente della periferia o dove semplicità, sostenibilità e natura erano la faccia della stessa medaglia. Una ricerca continua che lo ha portato a spaziare tra l’antropologia e il social, l’urbanistica e la botanica, la cultura del vivere e del sentire.

E qui ci piace riportare una frase di Ina dello scorso mese di settembre, in occasione del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia, curato da Alessandro Melis e dedicato al tema Comunità Resilienti, dove il Nature_CityLAB dell’Università degli Studi della Basilicata organizzò l’evento ‘ Clandestini resilienti della città-natura. Incursioni nello spazio di Armando Sichenze”
“Il lavoro di Sichenze è un giacimento di intuizioni per attraversare il tempo che ci è dato da vivere; sono ponti per superare il nichilismo. Spesso voce dissonante, ha cercato con passione di comprendere come la transdisciplinarietà potesse e dovesse essere il fondamento degli insegnamenti di un corso di architettura”.

Una eredità per i giovani come Marianna Dragonetti, sua allieva, riconoscente per quanto ha imparato con lui, e che si commuove ricordando l’esperienza didattica e vissuta insieme ad altri coetanei. ”Queste sono foto raccolte un anno fa – dice Mariana. Tutti gli studenti hanno attinto al loro archivio, dagli anni 2000 in poi con i viaggi fatti con il professore, un po’ ovunque in Europa a Berlino, Vienna e altri luoghi. Su tutte ci ha colpito Berlino, con una presenza tra moderno e antico e in connessione con quello che avevamo studiato. Ci diceva tantissimo di osservare ( e qui si commuove),invitandoci a parlare con la gente per capire il rapporto tra abitanti e luoghi, supportato da un lavoro di gruppo continuo. Ci ha lasciato un solco nel quale proseguire per una Scuola di architettura, una scuola di città natura.Ed è quello che molti di noi hanno come base per l’attività professionale o per la ricerca. Daremo importanza -conclude- a quelli che sono i suoi insegnamenti e vogliamo proprio che questo sia un inizio per portarli nella vita reale”. Bravi e la guida del ”professore” non vi abbandonerà mai.