Cucchiai, forchettoni, mestoli, timbri di pane, mobili per i diversi usi che Francesco Paolo Adorisio, detto ”Iascar’dd”, amava intagliare nel legno con pazienza certosina fin nei minimi particolari nei ritagli di tempo,con coltellini, scalpelli, sono finalmente fruibili a Matera presso lo spazio mostra della Cna di piazza Duomo. Un omaggio e un po’ un sogno nel cassetto del figlio Aldo, con il quale abbiamo più volte avuto modo di interloquire, sui tanti manufatti che lui e i suoi famigliari hanno ereditato dal papà, scomparso nel 1991. E la mostra, che annovera una parte della corposa produzione di ”Iascar’dd” del quale abbiamo parlato in altro servizio ,https://giornalemio.it/cultura/ricordi-della-villa-cara-vecchia-giostrina-della-famiglia-adorisio/, mostra quella manualità spontanea e ormai scomparsa del mondo pastorale. Quando il tempo si ingannava per necessità o diletto,mentre pecore e capre pascolavano sotto l’occhio vigile dei cani pastori abruzzesi, dando forma a rami, tronchi. che assumevano dopo ogni intaccatura le forme di utensili da cucina contrassegnati da segni antropoformi o di animali Pezzi unici e uno diverso dall’altro, per scelta del legno, forma e dimensioni. Aldo è prodigo di informazioni con i visitatori e mostra manufatti, disegni, raccontando perchè e per come, usi e scelte e gli inevitabili aneddoti delle comunità pastorali o della vita dei Sassi. Naturalmente il termine dialettale ci sta tutto, come il soprannome del papà ” Iascar’dd” (fiaschetto), o il temine legno ”llliaun” e via elencando. Storie, temi, tecniche che hanno appassionato anche due giovani laureati che hanno realizzato delle tesi di laurea come Amalia ” Lia” Rosa Trivisani nel 2017 su ” I legni intagliati di Francesco Paolo Adorisio” presso l’Università degli studi di Basilicata e Domenico Festa nel 2018 su ” Scultura della civiltà contadina lucana presso l’Accademia di belle arti di Carrara”. Materiale e di qualità per un Museo dedicato ai lavori artigianali pastorali che, ripetiamo, meritano una esposizione fissa, un museo e magari un laboratorio per avvicinare i giovani a questa antica arte. Del resto Aldo, con altra mano e passione, ha voglia anche di giocare (memore della giostrina della villa comunale riprodotta nelle foto della mostra) come dimostrano i due monopattini in legno che ha realizzato. Insieme a una ”carrozza” che i ragazzi materani e di altre città del Sud realizzavano nella Prima Repubblica con tavole, chiodi, dati e cuscinetti a sfera in disuso, scorazzando a tutta velocità lungo strade e piazze con pochi veicoli in giro. Beh, prima o poi, ci sarà la possibilità di provarli. E vedrete che telefonini e videogiochi alienanti saranno messi da parte…