Benigni impazza con le sue recitazioni estrapolate e interpretate con il tono giusto da quella ”Commedia” nota come Divina e apprezzata a livello planetario. E del resto, con tante iniziative, è normale ricordare Dante Alighieri a 700 anni dalla morte con iniziative culturali di vario tipo, cominciando con il tirar fuori ”Purgatorio”, ”Inferno” e ”Paradiso” o seguendo in loco gli appuntamenti della società “Dante Alighieri” che a Matera ha organizzato per i mesi di aprile e maggio cinque “Incontri Danteschi”, per celebrare i 700 anni della morte del sommo poeta. Che scrisse quella grande opera in volgare italiano… e la madre di tanti dialetti, un patrimonio da preservare ha fatto la fortuna di tanti attori, attrici, registi di fama internazionale o nazionale. E a volta basta una recita a scuola in dialetto ferrandinese, come capito al direttore della fotografia Giovanni Ragone, mettere in luce un talento ”scoperto” dal primo cittadino professor Francesco Lisanti, come avemmo modo di ricordare in occasione di un premio alla carriera il 22 agosto scorso a Sant’ Angelo Le Fratte. https://giornalemio.it/eventi/a-santangelo-le-fratte-9-ediz-corti-in-cantina-premio-carriera-a-giovanni-ragone/” nell’ambito della rassegna cinematografica ”Corti in Cantina”.

Già, il dialetto. E la vicenda del futuro del Centro di dialettologia sollevato dalla docente dell’Università di Basilicata, Patrizia Del Puente, aldilà della firma di una nuova convenzione tra Ateneo e Regione, pone alcune riflessioni su quanto si intenda fare con le professionalità che si sono formate per rilanciare con forza identità, contenuti, ricerca e divulgazioni sui dialetti regionali, che hanno storie e radici diverse. Una ricchezza condivisa da quanti ci vivono, ancora lo parlano nelle province di Potenza e Matera e di parenti ed eredi delle generazioni emigrate all’estero. Tanto lavoro da fare ma servono programmazione e risorse che vadano oltre una convenzione con un importo definito. Ne abbiamo avuto conferma nell’anno di Matera capitale europea della cultura, con l’azione svolta dalle Pro Loco e con la ”domanda”’ sul ” Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa ci lega ?” venute da giovani visitatori. Il dialetto è una risorsa da non dimenticare e da approfondire. E non solo per la ricerca etimologica di termini che hanno attraversato i secoli, ma per quella forza identitaria e culturale che aprono a modi di pensare, usi e costumi che possono essere ricchezza di quel ”turismo sostenibile” del quale si continuano a parlare senza contenuti. Uno slogan serve a poco, se non si conosce la lingua dei luoghi. Leggere, parlare, scrivere, recitare, mangiare con i sapori e le sfumatura della lingua dei Padri… Sepp, Marj e Dante, naturalmente.