Mi giunge una nota ANSA, con cui, durante una conferenza stampa, il dr. Oliva, la Dr.ssa Tarantino e Salvatore Adduce, presidente, hanno fatto il punto sullo stato della Fondazione Basilicata-Matera 2019. Tra debiti e crediti, la Fondazione Basilicata-Matera 2019, che dovrebbe chiudere i battenti nel 2022, potrebbe sciogliersi anche prima.

Situazione disperata, dunque. La mongolfiera si è afflosciata al suolo. Il pilota, salvatosi, è volato verso Torino, dove ha posto la sua candidatura a sindaco della città, lasciando la guida della sgonfia mongolfiera ai secondi. Costoro, però, poco ammaestrati dal passato, lungi dall‘arrendersi, lanciano un programma, sia pur ridotto, che ricalca quello del capitano.

Sembra che nulla si sia appreso dal passato. Si legge letteralmente che si programma “un festival sui diversi aspetti culturali e comportamentali legati al distanziamento sociale da coronavirus, intitolato <<così vicini così lontani>>”. Nulla può essere più sibillino e sfuggente.

Non più chiaro e concreto è l’impegno a rinnovare la festa di Materadio, “sui rapporti tra culture europee e incontri sul turismo e sulla eredità culturale e organizzativa lasciate dall’esperienza di Matera capitale europea della cultura 2019”. Dovrebbe trattarsi del convegno previsto per il 9 e 10 ottobre, definito “convegno internazionale con il coinvolgimento di capitali europee”. Che cosa veramente ci sia da vedere e da toccare, e da dirsi di utile, riesce molto difficile capire, considerato che, ridotto in fumo, tutto si è perso nella stratosfera.

La cosa è stata commentata con la solita storia per la quale di più e molto non si può fare, perché “non si fanno nozze coi fichi secchi”.

Invece così non è. Per secoli a Matera, tra i contadini, si fecero nozze con i fichi secchi. Gli sposi vissero felici e contenti e ressero famiglie di otto-dieci figli.

Naturalmente, si è finito col bussare alle porte della Regione. Abbiamo già scritto che, se i soldi devono essere spesi per Materadio, cioè regalati a RAI3, cui Matera fa solo da palcoscenico, è meglio non arrivino.

Si dice anche che si vuol parlare della eredità lasciata da Matera 2019. Ci domandiamo a chi possa servire un convegno di tal genere, che, non più che accademico e verboso, vedrà a Matera autorità europee, tutte da ospitare. Ci si domanda: Ma quale “eredità culturale e organizzativa” si vuol indicare?

Si è perduta lontano la mostra sul Rinascimento, costata un milione e 800.000 euro. Sono stati rottamati e sono finiti in fumo i cartoni che facevano la facciata di san Pietro Barisano o Caveoso, fatta scalare ad un ginnasta francese. La “sciocchezza” costò 200.000 euro. E’ andato via il circo equestre, ove si videro cose ai confini della indecenza. Sono venuti, benedetti e osannati, Vecchioni e Baglioni. Sgarbi fratello e Sgarbi sorella…

In tutta l’operazione, per dieci anni, si è avuta la insensatezza di mostrare una Matera culturale senza cultura e senza uomini di cultura. Per formare squadra, si sono comprati giocatori stranieri. Così, per quanto se ne sa, sono andati via 50 milioni di euro nel solo 2019. Roba da piangere. Esterofilia. Se si cammina su questa strada, è ovvio che non si possono fare nozze con i fichi secchi.

Bisogna cambiare strada; bisogna partire dall’assioma per il quale, se una città è capitale della cultura, non può non avere beni culturali da offrire, e non può non avere uomini di cultura cui far riferimento. Se si accetta questo principio, si può fare squadra con giocatori locali e, quindi, cultura con i fichi secchi.

Vediamo come, facendo alcune proposte:
1) Realizzazione, con personale tutto del Conservatorio, di un’opera lirica, itinerante, di Egidio Romualdo Duni, meglio ancora se di Antonio Duni. Che se poi si fosse più umili, chissà che non si vada a scoprire qualche opera anche di Ciccillo Paolicelli, il mitico capobanda della prima banda musicale di Matera, modesto venditore di caramelle e quaderni, corrispondente di Pietro Mascagni, capostipite della generazione dei tanti Paolicelli maestri di musica oggi. Non sarebbe una chicca?
2) Una mostra itinerante di pittura dedicata a Luigi Guerricchio, pittore di contadini e Sassi.
3) Una mostra itinerante dedicata a Carlo Levi o anche al solo telero “Lucania 61”, il cui originale, unico, è proprio quello conservato a Matera. Il telero è tutta una lunga storia della questione meridionale.
4) Mostra fotografica itinerante, dedicata alla vita nei Sassi fino alla legge di risanamento. Si farebbe giustizia di molta mitologia e retorica, e si farebbe corretta sociologia, antropologia e storia.
5) Mostra itinerante dedicata ai Sassi in rovina. Che fare ? – ci si chiese. Si aprì un dibattito, cui fu dedicato un convegno. Netta la posizione di Carlo Levi e Giorgio Bassani. Forse che fu cosa da poco?
6) Mostra itinerante dedicata ai quartieri popolari costruiti dallo Stato per il risanamento dei Sassi, esempi di moderna e varia architettura. Quante cose potrebbero dire Piergiorgio Corazza, Gigi Acito, Renato Lamacchia e Lorenzo Rota!
7) Mostra dedicata al borgo La Martella, esempio e utopia di un insediamento contadino, presto definito “il più bel borgo agricolo d’ Italia”. Che storia, dietro!
8) Mostra itinerante dedicata alla occupazione delle terre e alla riforma agraria. Il sacrificio di Novello e la poesia di Rocco Scotellaro; il ruolo di Amendola e Carlo Levi…
9) Una settimana del libro, dedicata a libri di autori materani pubblicati tra il 2019 e il 2020. Sostegno della Fondazione per la presentazione in altri centri.
10) Una settimana dedicata a gruppi musicali materani. Sostegno della Fondazione per la esibizione in altri centri.
11) Una settimana dedicata a giovani cantanti e solisti materani. Sostegno della Fondazione per la esibizione in altri centri.
12) Una settimana dedicata a cortometraggi di operatori materani. Sostegno della Fondazione per la proiezione in altri centri.
13) Gruppo folk itinerante, preparato sotto la direzione del Conservatorio, e proposta di canti popolari materani tradizionali, ivi compreso un canto politico del 1799, occasione per parlare della rivoluzione del 1799, che vide contrapposti materani e altamurani
14) Commedie di argomento materano, che attingano al mondo della tradizione contadina, ma anche alla storia della città (Chitaridd, il Monaco Bianco, il 21 settembre 1943, Giovanni Pascoli al Liceo di Matera…)
15) Mostre e conferenze, dedicate a uomini illustri della città da far conoscere altrove (da Ridola al Monaco Bianco, da Eustachio Paolo Lamanna a Tommaso Stigliani, da san Giovanni da Matera a Nicola Festa, da Emanuele Duni a Onofrio Tataranni…).

Tutto con i fichi secchi! Perciò, se è vero, per quanto si legge, che allo stato attuale la Fondazione ha in cassa, di suo, ben 2 milioni e ottocentomila euro, cioè cinque miliardi e seicentomila lire di una volta, vien voglia di dire: “Hai voglia! C’è quasi da scialare”.

I materani sono frugali. Per natura si contentano di poco; alcuni lavorerebbero anche gratis. Per secoli vissero di fave e cicorie. Si capisce quanto poco tollerino le precedenti spese folli della Fondazione e, di recente, del Comune, operante, purtroppo nella stessa logica. Vedi caso Stefano Boeri scelto in barba a tutti gli architetti e gli ingegneri materani che hanno portato la città alla situazione attuale.

Che se poi, tra scrittori, musicanti e cantanti e operatori cinematografici, si considera che spesso si tratta di giovani disoccupati che cercano di costruirsi un avvenire, beh, meglio loro che Vecchioni e Claudio Baglioni, Vittorio Sgarbi e sorella Elisabetta, che di notorietà ce n’hanno già troppa.

E’ così dr. Oliva?

E tu che ne dici dr.ssa Tarantino?

E tu, compagno Adduce?

Lo facciamo, con i fichi secchi, un programma biennale?