Dopo la celebrazione del vangelo di Pasolini, Matera ospita Fernando Arrabal, il regista de “L’albero di Guernica“, che a 40 anni dal set, torna nei Sassi ospite della politicamente corretta intellighenzia cittadina.

Il surreale Albero di Guernica venne girato nei Sassi e sulla Murgia per lunghe settimane a conclusione delle quali, come ancor oggi accade, la produzione non si peritò di ripulire le lochesciòns, tanto che per decenni i Sassi rimasero graffitati da scritte in spagnolo che denigravano il Caudillo Franco, a (surreale sì) memoria imperitura dell’evento, le quali tuttavia tornarono fortunosamente utili tre anni dopo al regista Negrin che nei Sassi venne a girare quell’altro capolavoro della filmografia mondiale il cui intramontabile titolo è “Volontari per destinazione ignota”; a dimostrazione che già da allora la Rai investiva i suoi danari – i nostri – in opere immarcescibili.

E così, finalmente, dopo 40 anni, per la prima volta nella storia, il film L’Albero di Guernica è stato proiettato nella città dove venne girato.

Nessuno sembra ricordare che all’epoca la Curia, col plauso della buona borghesia cittadina, pose il veto alla proiezione del film nelle sale materane: questa pudibonda gente per bene, senza manco averlo visto, lo trovava scandaloso, questo film, lo sapeva osceno, lo sentiva portatore di nudità e di conturbanti pensieri parole ed opere e quindi non adatto alle morigerate genti materane che, benché maggiorenni, andavano protette come educande pulzelle dalla conoscenza e dalla rappresentazione genitale della rivoluzione, specie in quei giorni poi in cui nell’aula del tribunale materano un noto parroco coinvolto fra un padrenostro e l’altro in vicende pruriginose, doveva ammettere la propria nudità in un letto altrui – nudità non totale, però, parziale, egli dichiarava a verbale, avendo invece trattenuto indosso i propri calzini.

Insomma, per vederlo, ‘sto film,  dovemmo migrare a Montescaglioso e nei cinema di Altamura, cittadine più evolute, all’evidenza, della clericale futura capitale della cultura europea, come dovemmo fare anche per vedere “Salò” di Pasolini che allora pareva, alla non ancora illuminata borghesia materana, osceno e scandaloso.

Tuttavia sono convinto che la illuminata borghesia materana li trovi osceni e scandalosi anche oggi, questi film, ma, come dire, proiettati come si è verso il 2019, sussistono al giorno d’oggi prospettive di appostazioni attive di bilancio – cospicue – che da sempre hanno il potere di tacitare i pudici rossori di clero e borghesia.

Oggi, come con Pasolini, la città si adorna di quelle arti che nel 1975 parevano scandalose: effetto dei tempi? evoluzione della mentalità? ammodernamento dei costumi? apertura dei registratori di cassa 2019?  scarsa memoria? Approfittiamo per ricordare anche che Ortega, altro artista ampiamente oggi venerato a Matera, venne all’epoca del suo arrivo accolto con diffidenza maxima dall’urbe, tanto che uno degli esponenti della perbenissima borghesia materana, quelli dei circoli e dei comitati giusti, giunse a interessare la questura per la presenza nei Sassi di quel capellone straniero che poteva benissimo essere un terrorista, oltre che immorale e certamente dedito ad attività diverse dalle genuflessioni domenicali, quelle attivamente praticate dai suddetti perbenisti in quanto atte a mondare nelle pubbliche virtù, privatissimi vizi.