mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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Dopo “La lunga notte” il ”Fascismo perse”. E Grandi? E Ciano?

Se lo è chiesto quella parte di telespettatori che pur apprezzando la fiction,trasmessa sui Rai Uno dal 1 al 3 febbraio scorso, liberamente ispirata – per tanti motivi- a un periodo tragico della storia italiana, sa poco dei protagonisti e degli eventi che portarono alla caduta del Fascismo e della Monarchia, al cambio di alleanze, alla nascita della Repubblica sociale italiana con sede a Salò e il sostegno nazista, alla Resistenza partigiana con l’apporto degli alleati anglo americani e poi, dopo stragi,attentati, deportazioni, alla Liberazione e alla nascita della Repubblica. E i protagonisti del vecchio Regime? A cominciare dall’ex ministro di Grazia e Giustizia Dino Grandi, che si attivò per la mozione di sfiducia verso il duce Benito Mussolini, nella riunione del Gran Consiglio del Fascismo. Non divenne capo di un nuovo governo della Monarchia…

Ma nel 1943 raggiunse il Portogallo, dopo essere stato in Spagna. Vi restò fino al 1948. Ebbe incarichi di rappresentanza per la Fiat, poi divenne consulente per gli Stati Uniti per attività politiche e industriali. Si trasferì in Brasile, dove acquistò una azienda agricola. Rientro in Italia negli anni Sessanta e comprò una fattoria nel Modenese. Mori a Bologna nel 1988 , dove risiedeva, all’età di 93 anni. Pubblico per tempo una biografia ”Il mio Paese”.

Finì fucilato anche Galeazzo Ciano, genero del Duce, considerato tra i ”traditori” insieme ad altri gerarchi durante il ‘processo di Verona”. Era l’11 gennaio 1944. La moglie Edda, che tentò fino all’ultimo di salvarlo, riparò in Svizzera portando con sè i Diari di Galeazzo.

E la morte, per fucilazione, raggiunse Benito Mussolini, l’amante Claretta Petacci (il 28 aprile 1945 Giulino di Mezzegra ), Achille Starace, Nicola Bombacci e Alessandro Pavolini e altri 12 (fucilati a Dongo ) . I loro cadaveri furono portati a Milano appesi ed esposti a piazzale Loreto, perchè tutti vedessero che il ‘regime era finito”. Non mancarono quanti infierirono sui cadaveri. Quello di Mussolini subì il lungo tormento, per motivi di sicurezza, della sepoltura che avvenne nel 1957 a Predappio ( Forli). C’è materiale per altre fiction ”liberamente” ispirate a quel periodo. Ma non sarebbe male che la storia,che non può essere cancellata, si impari sui libri di storia e con le testimonianze di quanti l’hanno vissuta: senza ipocrisie o forzature.

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