Ma a patto che aumentino autostima in gran parte di loro e tra gli uomini, mettendo da parte quella ipocrita pratica di lottizzazione da quote rosa che non favorisce questo percorso. La democrazia ha bisogno delle donne , della loro sensibilità, di quel senso pratico che aiuta a trovare soluzioni. Del resto filosofia, teatro, cinema, storia, scuola annoverano tanti esempi e di esperienze che hanno cambiato le sorti del mondo o del BelPaese in momenti difficili, aldilà dal luogo comune (reale) che accanto a un grande uomo c’è una grandissima donna a consigliarlo. Ed è come se fosse lei al centro delle scelte, degli orientamenti e del confronto. Quando hanno la possibilità e voglia di fare da solo, di aggregare, i risultati si vedono. Armando Lostaglio, tra citazioni ed esempi, passa tra secoli e forme espressive, toccando l’attualità. In Italia si voterà per il nuovo presidente della Repubblica. E’ la volta buona che al Quirinale salga una italiana capace, forte e rispettosa delle Istituzioni? Vedremo

Donna e coscienza civile

di Armando Lostaglio

“È la paura che ci ha fatto inventare i limiti e i confini. Il confine non esiste, né nei pensieri né nei sentimenti…”
E’ un concetto tratto dal capolavoro del regista svedese Ingmar Bergman “Sinfonia d’autunno” del 1978.
Per accennare alle capacità delle donne – spesso sottovalutate – è utile fare un salto indietro di oltre duemilacinquecento anni, andando a verificare nella tragedia greca il senso profondo della questione di genere: vediamo cosa ci suggerisce Euripide.
Rispetto ai suoi coevi tragici, Euripide pone al centro della tragedia la figura femminile. E se ne occupa sia poeticamente che politicamente. Un linguaggio che a teatro si insinua in modo più incisivo nello spettatore. Euripide manifesta una discreta conoscenza della psicologia femminile, tanto da giungere a dirci che gli uomini non sono degni dei sacrifici di fanciulle come Ifigenìa, Polìssena, Alcesti.
In una maniera più giocosa ma non meno incisiva (sotto l’aspetto puramente politico), nella stessa epoca, il commediografo greco Aristofane con “Donne al Parlamento” mette in luce la possibilità delle donne di saper governare anche meglio degli uomini, in un crescendo di situazioni irrisorie che implicano pure la sfera sessuale. La provocazione era infatti lanciata.

E così, in un dialogo fortemente evocativo, il regista portoghese Manoel De Oliveira (scomparso nel 2015 a 107 anni) porta sullo schermo “Film parlato” (era in concorso a Venezia 2004) in grado di riflettere sull’utopia preconizzata da Aristofane: un governo di sole donne. La speranza di un futuro di pace viene demandato proprio a loro, che con saggezza e maggior senso di umanità, saranno in grado di arginare il decadimento politico e sociale della civiltà occidentale. Emblematico diventa nel film del maestro portoghese il rapporto fra una madre con la figlia, ansiosa di conoscere le bellezze monumentali di una storia che ha lasciato, soprattutto nel Mediterraneo, testimonianze di immortale bellezza.
Appaiono di assoluta attualità tali argomenti, o almeno da quando la donna ha preso coscienza della propria capacità di imporsi nella comunità, per una rinnovata coscienza civile.